Contratto, Anief: equiparazione precari a docenti di ruolo non prevista nell’Atto di indirizzo. Ci penseranno i tribunali

di redazione
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comunicato Anief – L’equiparazione stipendiale del personale precario della scuola rispetto a quello di ruolo si è arenata per la mancanza di copertura economica adeguata: nell’Atto di indirizzo per il rinnovo del contratto, chiuso e trasmesso in settimana all’Aran, figurano solo generici riferimenti e non c’è traccia dell’impegno preso dall’amministrazione la scorsa estate di includere le linee generali che avrebbero portato, all’interno dei contratti di categoria, alla definitiva equiparazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato.

Ancora una volta, dunque, il Governo tradisce l’Unione Europea: a seguito della ripetuta violazione dell’Italia della Direttiva 1999/70/ UE sull’abuso del precariato, avevamo assistito ad una serie di sentenze favorevoli ai precari, sia a livello europeo, come la famosa Mascolo – C-22/13, sia in ambito nazionale, come la sentenza 187/2016 emessa dalla Corte Costituzionale e quella delle sezioni unite della Cassazione (22552 e ss. 2016). L’Esecutivo stavolta sembrava che avesse capito la “lezione”, anche perché nel frattempo i risarcimenti verso i precari danneggiati hanno raggiunto diverse decine di migliaia di euro, producendo un danno all’erario sempre più copioso.

Ma invece di tradurre nell’Atto di indirizzo della Funzione Pubblica le norme generali che regolano la parità di trattamento, in toto, del personale a tempo determinato rispetto a quello indeterminato, il Governo ha preferito continuare a rifugiarsi nel solito conservatorismo all’italiana. Addirittura, ci si è dimenticati di considerare il risarcimento che la Legge 107/2015 aveva considerato, anche finanziandolo con 10 milioni di euro, proprio per sanare le mancate assunzioni e la discrasia di trattamento del personale non di ruolo rispetto a quello assunto a titolo definitivo.

“L’assenza di indicazioni nell’Atto di indirizzo della Funzione Pubblica – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – presta a questo punto il fianco alle decisioni che si prenderanno sulla questione a livello europeo: il nostro sindacato ha datò il là ad una petizione specifica presso il Parlamento Europeo, alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo e anche al Comitato Europeo dei diritti social. Abbiamo anche presentato reclamo al Consiglio d’Europa che ha dichiarato ammissibile la procedura chiedendo all’Italia di presentare una dettagliata giustificazione del suo operato entro il prossimo mese”.

Le disposizioni da cambiare, però, non riguardano solo il personale precario, ma anche quello neo assunto. Dal 2011, con l’accordo con i sindacati maggiori, è stato sottratto loro il primo “gradone” stipendiale: quello che prevede la maggiorazione automatica al terzo anno dall’immissione in ruolo. Questi docenti, invece, sono costretti ad attendere addirittura l’ottavo anno per vedere integrare il loro stipendio. Per cancellare questa assurdità, l’Anief ha impugnato la norma. Con i risultati che parlano da soli. Dai tribunali sta emergendo la tesi, infatti, che anche ai docenti immessi in ruolo dopo il 1° settembre 2011, ma con almeno un anno di precariato svolto negli anni precedenti, va applicata la “clausola di salvaguardia” prevista dal CCNL 2011 che prevede il mantenimento del gradone stipendiale “3-8 anni”.

L’ultima sentenza di questo tenore giunge dal Tribunale del Lavoro di Trieste che ha accolto in toto il ricorso dei legali Anief, riconoscendo il diritto di una docente, immessa in ruolo nel 2013, all’integrale e immediato riconoscimento di tutto il servizio svolto durante il precariato e all’applicazione, equiparando tutto il suo servizio a termine a quello svolto a tempo indeterminato, della contrattazione collettiva nazionale economica precedente, che riconosceva il diritto al gradone stipendiale 3-8 anni, molto più favorevole rispetto a quello attuale.

“Ci saremmo aspettati un accoglimento degli orientamenti dei giudici nel nuovo contratto: invece – conclude Marcello Pacifico – purtroppo ancora una volta si è preferito tenere i precari della scuola almeno un passo indietro. Noi, però, non staremo a guardare: sarà il tribunale a stabilire se effettivamente un docente non di ruolo ha gli stessi doveri di chi già è assunto, ma non ha invece diritto agli scatti di anzianità, ad uno stipendio in crescita, al pagamento dei mesi estivi e a tutte le prerogative concesse ai colleghi di ruolo”.

Chi è precario ed è stufo di subire questa discriminazione, può quindi decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Inoltre, in attesa che la giustizia europea faccia il suo corso, dopo che la Corte di Giustizia UE ha espresso perplessità sul limite dei 12 mesi di risarcimento sanciti dalla Cassazione (sentenza n. 27384/2016), Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori di ruolo, ad iniziare dal recupero del primo “gradone” stipendiale e percepire i compensi aggiuntivi degli anni passati.

22 ottobre 2017

Ufficio Stampa Anief

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