Continuità didattica: riflettiamo sul vero senso del termine

di redazione
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di Angelo Girolami – Per molti anni il termine  “continuità” è stato oggetto di molte discussioni. La natura, infatti, “non facit saltum” (Comenio) ma ogni processo vitale “si svolge in continuità” (Oerter).

Il passaggio dal pensiero operatorio concreto, caratteristico scuola primaria, al pensiero astratto, proprio dell’adolescenza, non è improvviso ma è scandito in fasi.

Il transito da un ordine di scuola ad un altro, però, è sempre stato visto da studenti e famiglie come un salto nel buio che può essere assicurato solo da un progetto di continuità.

I diversi ordini di scuola si attivano per garantire un processo evolutivo unitario nonostante la loro separatezza fosse determinata, in passato, da una diversa impostazione metodologica.

Nelle Indicazioni Nazionali è chiaramente espresso che le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende valorizzando, allo stesso tempo, i momenti di passaggio che segnano le tappe principali di apprendimento e di crescita di ogni allievo.

Gli istituti comprensivi, nati per una esigenza di razionalizzazione delle risorse, assumono così un valore per la costruzione di un continuum del percorso formativo di crescita.

Il senso di continuità, inoltre, si concretizza nel curricolo verticale, progressivo e continuo, facilitando il raccordo tra il primo ciclo e secondo ciclo di istruzione.

La continuità si realizza nella condivisione delle metodologie, dell’ambiente di apprendimento, riconoscendo il ruolo dell’insegnante e adottando giuste procedure di valutazione e autovalutazione.

In aggiunta, il carattere formativo della valutazione (D. L. 62/2017) diventa lo strumento essenziale della programmazione e della realizzazione dell’attività educativa e didattica, della quale deve assicurarne l’efficacia.

Con la crescita diventa rilevante l’autovalutazione degli studenti ai fini dello sviluppo dell’autoconsapevolezza, traguardo che completa il percorso scolastico.

La continuità, però, non è uniformità: essa considera, piuttosto, il percorso formativo secondo una logica di sviluppo coerente, che valorizzi le competenze acquisite dall’alunno e che riconosca la specificità e la pari dignità educativa di ciascuna scuola.

Essa deve comprendere, appunto, cambiamenti, diversità e novità originali, fermento di idee e innovazioni significative, valorizzando la creatività degli insegnanti e dei discenti all’interno di un processo graduale ed unitario.

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