Continua il viaggio nell’educazione emotiva di Occhicielo – Educare con le fiabe

WhatsApp
Telegram

PubbliRedazionale Edises – “Un fantastico viaggio nelle emozioni.” È il sottotitolo di Verdolina scopre il mondo, ma è anche il tipo di avventura che Occhicielo – Educare con le fiabe, la collana che Edises editore ha dedicato alla letteratura per ragazzi, sta compiendo nel mondo dell’educazione emotiva. Una avventura che oggi continua con A volte mi sento… inondare di emozioni.

Mente e corpo sono protagonisti di questo nuovo albo, ideato e scritto da Francesca de Robertis e illustrato dal tratto realistico e potente di Angela Joanna Grancagnolo. Mente e corpo che si muovono insieme al ritmo delle emozioni e delle sensazioni fisiche che queste suscitano.

Il ruolo centrale delle emozioni nella nostra vita è chiaro da molto, molto tempo. Di emozioni sono piene le parole di scienziati, filosofi, artisti, letterati che nei secoli si sono interrogati sull’uomo e sulla sua natura. Oggi, però, c’è qualcosa di nuovo: uno sguardo indagatore dell’animo umano che cambia prospettiva e, nel cercare le emozioni, non guarda più al cuore come luogo idealmente opposto al cervello e alla sua razionalità, bensì alla mente, “un processo incarnato e relazionale che regola i flussi di energia e informazioni”.

Così la definisce Daniel J. Siegel questa nostra Mente relazionale fatta di materia e di energia e di informazioni che si integrano mentre plasmano l’identità di un Io immerso nel mondo tra gli altri e con gli altri. Un luogo in cui non vivono solo processi cognitivi, ma dove invece la nostra capacità di apprendere e di svilupparci si articola in un intreccio di cognizione ed emozione. Un luogo in cui non esiste solo ciò che sappiamo o sappiamo fare, ma anche ciò che “sentiamo”, nella mente e nel corpo.

Emozioni e sensazioni fisiche viaggiano insieme. Non c’è emozione che possa considerarsi libera dal corpo e non c’è sensazione che possa credere di non suscitare una emozione. Un connubio grazie al quale le emozioni scrivono sul nostro corpo ciò che sta accadendo dentro di noi, qualcosa che chi ci è vicino può leggere per comprenderci ed entrare in sintonia con il nostro stato d’animo, per conoscerci meglio, per creare uno scambio.

Questo tipo di “lettura” tuttavia non è semplice e ha bisogno di molto esercizio, perché i segni che le emozioni tracciano sui nostri corpi, nella voce, negli odori, sui visi, sono tantissimi e facilmente equivocabili, sono spesso nascosti dal controllo che ciascuno di noi cerca di imprimervi per le più diverse ragioni: abitudine, educazione, paura, doppi fini e molto altro.

Eppure la lettura delle emozioni la apprendiamo già da piccolissimi, esercitandoci fin dal momento in cui veniamo al mondo osservando le persone che si prendono cura di noi. Abbiamo una predisposizione innata, che fin dai primi respiri ci rende capaci di riconoscere le emozioni degli altri e di imparare a conoscere e gestire le nostre con dei modi che diventano progressivamente più elaborati e originali.

È così che inizia la conoscenza della nostra interiorità, così che inizia la nostra educazione emotiva. Niente di nuovo dunque, una educazione che avviene con naturalezza e inconsapevolmente nella relazione con i genitori, con la famiglia, con le persone che via via entrano a far parte della nostra vita, ma che può essere arricchita di una sempre maggiore consapevolezza, quando se ne comprende l’importanza e l’irrinunciabilità, quando si riconosce all’adulto il ruolo cruciale che vi svolge.

Noi “grandi” siamo un modello fondamentale, abbiamo la responsabilità di riflettere su noi stessi, sulla nostra sfera emotiva, su ciò che trasmettiamo ai nostri piccoli, per proporre un esempio che sia quanto più possibile in armonia con le emozioni e le esprima con serenità e coerenza.

Non è certo facile. Ma è possibile, a patto che decidiamo di partire da noi, a patto che scegliamo di dedicare del tempo ai nostri bambini. Un tempo di qualità, una occasione per raccontar loro le nostre emozioni e ascoltare il modo in cui scoprono le proprie, insieme alle parole per descriverle e alle espressioni per mostrarcele, alle sensazioni che suscitano nei loro corpi nuovi di zecca e in continuo cambiamento.

Emozioni, espressioni e sensazioni sono proprio le tre parti, fuse insieme, che compongono il “sentire” protagonista di A volte mi sento…

Felicità, tristezza, rabbia, calma, paura, coraggio, disgusto, piacere navigano tra le pagine di questo nuovo albo Occhicielo, accompagnandoci in un viaggio nel sentire della nostra mente che si dipinge sul nostro corpo, in particolare, nelle espressioni del nostro viso.

Se questo viaggio volete compierlo anche voi insieme ai vostri piccoli, acquistate subito A volte mi sento… inondare di emozioni!

Per questo Natale Occhicielo augura a tutti voi che, leggendolo con i vostri bambini sotto l’albero, possiate davvero costruire “legami difficili da spezzare”, proprio come auspica la stessa autrice nell’articolo in cui ci racconta com’è sorta l’onda di emozioni da cui è nato il suo ultimo lavoro.

Buona lettura e Buon Natale!

 

WhatsApp
Telegram