Contagi covid in lieve aumento e subito la scuola sotto tiro: è un luogo sicuro? Gli esperti sono divisi

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Sul contagio covid nelle scuole il dibattito non si è mai arrestato, anzi, periodicamente torna al centro dell’attenzione di tutti: politici, sindacalisti ma soprattutto scienziati. E si sa, come già avvenuto nei mesi precedenti, le posizioni sono piuttosto varie.

Nel corso della conferenza stampa consueta, sia il presidente dell’Istituto di Sanità Silvio Brusaferro, che il direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, hanno evidenziato come ci sia un lieve incremento della curva epidemiologica.

Il punto pertanto è sempre lo stesso: che ruolo gioca la scuola aperta ai fini del contagio? Ricordiamo che dal 1° febbraio, fatta esclusione degli studenti della Sicilia, sono riprese le lezioni in presenza, seppure al 50%, in tutte le Regioni. Gli altri ordini di scuola erano già in presenza.

Ed ecco che si alternano i favorevoli e i contrari (o meglio i preoccupati) alle scuola in presenza durante la pandemia. Secondo Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma, “per quel che riguarda la scuola, ad esempio, sappiamo da uno studio su 131 paesi che la riapertura della scuola ha un suo peso nell’aumento dei contagi del 15%, a cui si deve aggiungere un ulteriore 7% legato ai trasporti”. “Sono dati internazionali, da misurare sui singoli Paesi  – spiega Cauda – ma la tendenza è quella. Quindi è chiaro che la chiusura delle scuole porta una diminuzione”.

Secondo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas, “avremmo dovuto rischiare e  tenere le scuole aperte. Averle tenute chiuse significa aver aumentato disuguaglianze e creato problemi ai ragazzi”.

Dello stesso parere anche l’immunologo  Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di Medicina: “Sono perfettamente d’accordo con il professor Mantovani. Le scuole sono state chiuse senza alcuna visione scientifica che non sia quella unicamente improntata all’elogio del meno peggio. Non è nelle classi che elettivamente si crea il contagio, semmai nelle dinamiche organizzative non perfettamente calibrate dei trasporti piuttosto che degli eventuali assembramenti parascolastici”.

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Di parere esattamente opposto Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, sostenendo che per la scuola “non si è fatto abbastanza quando si sarebbe dovuto fare, tra la primavera e l’estate dello scorso hanno. Ma ora rappresenta un punto debole per le varianti del virus. La strada più saggia sarebbe quella di stare attenti ora alle scuole, perché si stanno dimostrando uno snodo pericoloso del contagio“.

Antonella Viola, l’immunologa dell’università di Padova, torna a difendere la scuola in presenza partendo dal fatto che “in Israele si sta verificando un fenomeno preoccupante: aumentano notevolmente i casi di Covid-19 tra bambini e adolescenti, con un picco tra i 6 e i 9 anni”. Allo stesso tempo, fa notare l’esperta, “questo forte aumento del contagio tra i giovanissimi sta avvenendo a scuole chiuse, ancora una volta a  dimostrare che non è chiudendo le scuole che proteggiamo la salute dei nostri ragazzi”.

Fra gli scettici della prima ora in merito alla riapertura delle scuole, invece, c’è sempre stato il primario dell’Unità delle malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, che ha spiegato il suo pensiero nei giorni scorsi “Diciamo intanto che, indipendentemente dal fatto che la scuola sia in sé sicura, una riapertura si associa inevitabilmente a un aumento dei contagi: il virus infatti cammina con le nostre gambe, e più gambe si muovono e più si diffonde”.

Intanto, esperti o meno, in alcune Regioni si torna a chiudere, serrando dunque, di nuovo, la scuola: l’Alto Adige da lunedì 8 a domenica 28 febbraio sarà in lockdown ‘duro’ a seguito della preoccupante situazione legata ai contagi da Covid-19. Lezioni in presenza per le scuole materne, mentre a partire da lunedì 8 febbraio tutte le scuole medie e tutte le scuole superiori torneranno alla didattica a distanza per il 100% delle ore di lezione.

Situazione delicata in Campania, dove la chiusura delle scuole appare possibile, come ha spiegato lo stesso Governatore De Luca: “In dieci giorni di apertura, dal 25 gennaio al 4 febbraio, i primi dati forniti dalle Asl sono preoccupanti: per la fascia d’età 0-5 anni, abbiamo registrato 573 nuovi casi positivi. Nella fascia 6-10 anni, 610 casi. Nella fascia 11-13, 351 positivi. Nella fascia 14-19 anni 739 casi positivi. Complessivamente, dunque, 2280 nuovi positivi nel mondo della scuola. Nella città di Napoli, in tre giorni 16 studenti positivi nelle scuole infanzia ed elementari, con 277 contatti stretti scolastici e 51 familiari. Medie, 20 positivi. Superiori, 18 positivi. È del tutto evidente che non possiamo reggere questa situazione.

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