Contagi a scuola: “non sono in calo”, “se domani ci fosse un’epidemia non ce ne accorgeremmo”, è saltato il contact tracing. Ecco perché. Così si rischia la chiusura

Stampa

Sono stati 19.644 i casi di nuovi contagi durante la giornata di ieri, con 177.669 tamponi. Un dato in leggero rialzo rispetto al giorno precedente che giunge alla vigilia della stesura del nuovo DPCM che prevede misure restrittive anche per la scuola.

Superiori con DAD

Tenere gli studenti delle superiori a casa, in didattica a distanza al 75%, è una delle soluzioni presenti nella bozza del DPCM che con molta probabilità oggi sarà pubblicato ufficialmente. Pubblicazione che sarebbe dovuta avvenire nella giornata di ieri, se non fosse stato per le Regioni che hanno chiesto una autonomia di quota didattica a distanza che possa arrivare anche al 100%. Alla base della decisione la pressione sui trasporti pubblici che ha tenuto banco dall’inizio dell’anno scolastico e tacciata come una delle cause degli aumenti dei contagi.

I dati dei contagi a scuola

La scuola non ha causato l’aumento dei contagi, è la tesi che ieri abbiamo pubblicato sulla nostra testata contenuta in uno studio dal titolo “Indagine sulla propagazione del virus nelle scuole”, effettuato da Enrico Bucci, Guido Poli e Antonella Viola, per il Patto Trasversale per la Scienza. Lo studio ha evidenziato come l’apertura delle scuole non ha inciso sull’aumento generalizzato dei contagi, ancor di più: non è il punto da cui parte il contagio. Ma il virus entra nelle scuole come in tutti gli ambienti e si diffonde.

I dati a disposizione e la loro interpretazione

Ieri il Ministro Azzolina ha affermato che i focolai a scuola sono in diminuzione e che la trasmissione del virus dentro la scuola è ancora limitata. Il suo commento sui social deriva dalla constatazione che i focolai tra il 5 e l’11 ottobre a scuola erano al 3,8% del totale, mentre tra il 12 e il 18 ottobre il dato scende al 3,5%. Nel resto dei contesti i contagi aumentano e a scuola diminuiscono?

Rassicurazione del Ministro prontamente smorzata da Lorenzo Ruffino, studioso e autore insieme a Vittorio Nicoletta di un monitoraggio ufficioso sui dati dei contagi sulle scuole. Il primo monitoraggio avvenuto in Italia che ha riguardato la scuola.

Ruffino ha fatto notare che il dato sul calo evidenziato dal Ministro non è affidabile, dal momento che sono in aumento i casi senza “collegamento epidemiologico”, perché è saltato il “contact tracing”. Per Ruffino, quindi, il Ministro ha travisato i numeri.

Altra questione riguarda il concetto stesso di focolaio. Ieri, durante la nostra diretta per OrizzonteScuolaTv, uno degli autori dello studio “Indagine sulla propagazione del virus nelle scuole”, Enrico Bucci, ha contestato le modalità di flusso dei dati e il concetto stesso di focolaio. “Non esiste un osservatorio costante dedicato alle scuole, nonostante i dati esistono, non esiste chi li usa. Se domani mattina dovesse partire una epidemia a scuola non ce ne accorgeremmo. I numeri dei focolai che vengono forniti non sono un dato attendibile, perché non se ne conosce il numero delle persone coinvolte.” Insomma, dice Bucci: un focolaio viene considerato tale sia se è formato da due che da 16 persone.

Saltato il contact tracing, si rischia il caos

Cosa intendeva Ruffino quando ha scritto su Twitter che aumentano i casi senza collegamento epidemiologico? Secondo i numeri forniti dall’ISS tra il periodo 5-11 ottobre e il periodo 12-18 ottobre la percentuale di casi per i quali non si è riusciti a risalire all’origine è passato dal 33 al 43,5%.

Una percentuale alla quale partecipa anche la scuola, come riferisce all’ANSA Rebecca Giazzi, assistente sanitaria a Piacenza. Fu lei la sera del 21 febbraio scorso a eseguire il primo tampone sull’infermiere dell’Ospedale di Codogno che aveva seguito il ‘paziente uno’.

La scuola, secondo la Giazzi, è un ambito che rende più complicata l’attività di contact tracing. “Oggi – ha detto – abbiamo tantissimi positivi, di questi 20 sono bambini in età scolare. Le scuole portano a tanti contatti: oltre ai bambini o ai ragazzi, ci sono famiglie, insegnanti, famiglie degli insegnanti e del personale. Se il bambino è positivo i genitori sono collaborativi, molto spesso ci ringraziano. Il problema sono i genitori dei compagni di classe perché spesso fanno polemica: non sanno dove lasciare i bambini, non vogliono far fare i tamponi“.

Da parte delle persone che vengono contattate, ha rivelato Giazzi, “non c’è sempre collaborazione. Non è facile comunicare con loro: alcune accettano la situazione, prendono atto della quarantena, altre mettono in dubbio il tuo lavoro. Alcune volte veniamo insultati, ma andiamo avanti. Le indagini epidemiologiche sono fondamentali“.

Un sistema del “contact tracing” entrato in tilt, che non garantisce  la conoscenza della reale portata dei contagi legati alla scuola. Conferme anche in un articolo del FattoQuotidiano che riporta in una dichiarazione di Vittorio Demicheli, direttore sanitario Ats di Milano, sulle difficoltà di fornire i tracciamenti in tempi utili a causa dell’aumento dei casi e della mancanza di personale. Così i dirigenti scolastici sono costretti ad assumersi responsabilità di libere iniziative per evitare il diffondersi dei contagi.

Insomma, senza tracing e un osservatorio permanente dei flussi di dati provenienti dal Ministero della Sanità dedicati, la reale portata dell’incidenza delle scuole sull’evolversi dell’epidemia rischia di essere falsata. Altra questione che ieri è stata contestata dal biologo Bucci e dall’immunologa Viola riguarda i protocolli all’interno delle scuole. Secondo gli studiosi non basta assumere le stesse misure di sicurezza a scuola come nel resto degli altri contesti, sono necessarie misure ad hoc. Forse, suggeriscono tra i provvedimenti adottabili, iniziando ad indossare la mascherina durante tutto il periodo di permanenza a scuola aiuterebbe a prevenire il contagio, allontanando il rischio di chiusura.

Stampa

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia