Visita fiscale e fasce di reperibilità, come avere l’esonero per sindrome depressiva?

di Consulente Fiscale

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Esonero visita fiscale per sindrome depressiva, è possibile? Analizziamo nel dettaglio la normativa vigente e due sentenze della Cassazione che hanno stabilito che l’esonero per questa patologia è necessario.

Sono un’insegnante, mi è stata diagnosticata la sindrome depressiva, sto male. Lo specialista mi ha certificato che ho bisogno di uscire, oltre a darmi particolari medicinali. Per evitare che il medito dell’Inps per la visita fiscale non mi trovi a casa, come posso ottenere l’esonero? Grazie mille.

In riferimento alla visita fiscale e le fasce di reperibilità l’Inps con il messaggio n. 4752 del 13.07.2015, ha dettato le istruzioni operative e le nuove funzionalità a disposizione dei medici delle strutture territoriali, sulla gestione della certificazione di malattia.
In quest’articolo analizzeremo il codice “E” previsto per l’esonero di particolari patologie, riportando le istruzioni previste dall’Inps.

Istituzione del codice di esclusione “E” dalle visite mediche di controllo richieste d’ufficio

Mediante l’utilizzo di tale codice “E”, il medico dell’Istituto, durante l’analisi del certificato, ha l’opportunità (da esercitare secondo ponderato discernimento clinico e medico legale) di escludere uno specifico certificato dal flusso dell’applicativo Data mining qualora la diagnosi evidenzi una condizione di gravità tale che sconsigli o addirittura controindichi il controllo domiciliare disposto d’ufficio.

Le condizioni patologiche che dovrebbero rientrare in questa casistica sono a titolo esemplificativo: le oncopatie metastatiche, stati terminali, situazioni post chirurgiche di interventi demolitivi, ecc..

Prima di procedere all’esenzione, è tuttavia opportuno che il medico verifichi la storia certificativa pregressa del lavoratore con particolare riguardo al numero di giorni di malattia già fruiti e al numero di eventi correlati, al fine di assumere decisioni consapevoli e non pregiudizievoli sia per il malato e sia per l’Istituto.

Rientrano in tale esonero le patologie gravi che richiedono terapie salvavita, ad esempio: tumori con terapie chemioterapiche o dialisi per il malfunzionamento dei reni, per malattie professionali INAIL e infortunio già accertate dall’amministrazione e comprovate dall’istituto come malattia causa di servizio.

Esclusi dall’obbligo delle fasce di reperibilità

Sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti per i quali l’assenza è riconducibile ad una delle seguenti cause di esclusione:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Le nuove misure escludono l’esenzioni per una serie di infermità ricorrenti di minore gravità, ritenute dipendenti da causa di servizio, quali sindrome ansiosa, bronchite, gastrite, otite, cistite e tante altre.

Come sopra menzionato, per le patologie gravi che richiedono terapie salvavita, l’INPS ritiene siano tali quelle cure “indispensabili a tenere in vita” la persona e che dovranno risultare da idonea documentazione rilasciata dalle competenti strutture sanitarie che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare.

Le fasce di reperibilità dei dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici vige l’obbligo di reperibilità tutti i giorni, 7 giorni su 7, per sette ore al giorno, osservando i seguenti orari:

  • mattina: 09,00/13,00;
  • pomeriggio: 15,00/18,00.

    Malattia depressiva: due sentenze che consigliano l’esonero

Una sentenza della Corte di Cassazione n. 6375, ha evidenziato come la sindrome depressiva può essere esonerata dalla visita fiscale. Si legge nella sentenza che il lavoratore in malattia, può uscire di casa anche durante le fasce di reperibilità, se così prescritto o consigliato dal medico curante. L’importante è che il dipendente possa dimostrare di non svolgere, nel periodo di malattia, altri lavori.

Un’altra sentenza della Corte di Cassazione, la numero 21621, nello specifico, tratta proprio degli stati depressivi dei lavoratori in malattia. La Cassazione nella sentenza scrive che “in casi simili, per giustificare l’obbligo di reperibilità in determinati orari, non è richiesta l’assoluta indifferibilità della prestazione sanitaria da effettuare, ma è sufficiente un serio e fondato motivo che giustifichi l’allontanamento dal proprio domicilio”.

Concludendo se il medico prescrive al lavoratore in malattia, con patologia accertata, svago e divertimento, quest’ultimo, può anche recarsi al mare poiché per la guarigione alla patologia depressiva, lo stare in casa non è consigliato.

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