Assenze dal lavoro per terapie, nel pubblico impiego, sono retribuite?

di Consulente Fiscale

item-thumbnail

Assenza dal lavoro per terapie (nuoto), nel pubblico impiego, sono retribuite? Cosa prevede la normativa vigente? Tutte le informazioni utili

30Sono un dipendente del Miur ed a giorni verrò sottoposto ad intervento chirurgico per ernia discale. Già circa 10 anni fa ho subito identica operazione. Una delle terapie post operazione è sicuramente il nuoto. Vorrei sapere se tale attività, di solito è prescritta per i benefici che comporta, se certificata e trasmessa al datore di lavoro può essere svolta durante la malattia e soprattutto giustifica se l’assenza temporanea per il tempo necessario. Esiste una norma che mi tutela. Rimango in attesa di cortese ed urgente riscontro. Grazie

 

I diritti del dipendente pubblico che deve sottoporsi a terapie dovute ad un intervento post-operatorio, sono diversi da quelli dei lavoratori del settore privato.

La legge sancisce il diritto ai permessi retribuiti per visite mediche, terapie, esami diagnostici e prestazioni specialistiche in genere, per i lavoratori del comparto pubblico, anche quando non siano assimilabili alla malattia.

Quindi in questi casi l’assenza è retribuita e non rientra nei limiti quantitativi previsti dai contratti collettivi per le altre assenze dal lavoro.

Su tale assenze si è espresso anche il Tar del Lazio con la sentenza n. 5714 pubblicata in data 17 aprile 2015. I giudici hanno annullato la Circolare Ministeriale 2/2014 adottata dalla Funzione Pubblica sulle assenze per visite specialistiche, in quanto l’Amministrazione non può emanare una circolare ministeriale per cambiare unilateralmente quanto stabilisce e regola il contratto.

Il DPF, al fine di assicurare una giusta interpretazione della norma, ha ritenuto necessario fornire i seguenti indirizzi applicativi: “a seguito dell’entrata in vigore della novella, per l’effettuazione di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici il dipendente deve fruire dei permessi per documentati motivi personali, secondo la disciplina dei CCNL, o di istituti contrattuali similari o alternativi (come i permessi brevi o la banca delle ore)”.

Dall’attestazione debbono risultare la qualifica e la sottoscrizione del soggetto che la redige, l’indicazione del medico e/o della struttura presso cui si è svolta la visita o la prestazione, il giorno, l’orario di entrata e di uscita del dipendente dalla struttura sanitaria erogante la prestazione. Al riguardo, va chiarito che l’attestazione di presenza non è una certificazione di malattia e, pertanto, essa non deve recare l’indicazione della diagnosi. Inoltre, al fine di evitare la comunicazione impropria di dati personali, l’attestazione non deve indicare il tipo di prestazione somministrata.

Leggi anche: Visite fiscali dipendenti pubblici, per quali patologie si è esonerati?

Invia il tuo quesito a [email protected]

I nostri esperti risponderanno alle domande in base alla loro rilevanza e all'originalità del quesito rispetto alle risposte già inserite in archivio

Versione stampabile