Consiglio di Stato, restano valide le misure anti Covid-19 a scuola: bocciato ricorso di alcuni genitori

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Con una ordinanza depositata oggi la III Sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare contro l’ordinanza n. 6569/2020 del TAR Lazio, proposto da alcuni genitori, per la sospensione dei decreti ministeriali che contengono prescrizioni per il contenimento del contagio Covid-19.

(ricorso alla didattica a distanza; disciplina delle modalità di accesso e uscita da scuola, uscite a orari scaglionati; obbligo di rimanere a casa in presenza di temperatura oltre i 37,5°; obbligo di mascherina, etc.).

Ad avviso dei giudici amministrativi, “la fase di attuale recrudescenza della diffusione epidemiologica depone oggettivamente in senso opposto rispetto a quanto prospettato dagli appellanti, e verosimilmente il contenimento del contagio entro una certa soglia è causalmente da ricollegare proprio alle misure di prevenzione adottate, ivi comprese quelle applicate in ambito scolastico”.

La decisione del Consiglio di Stato – emessa con ordinanza in fase cautelare, poi il giudizio riprenderà nel merito davanti al Tar Lazio per la pronuncia definitiva – prosegue rilevando che “non è poi conducente né significativa l’allegazione della mancanza di casi di decesso tra la popolazione scolastica, posto che i discenti devono essere monitorati non solo quali potenziali vittime, ma anche e soprattutto quale possibile veicolo di diffusione nelle famiglie”.

Inoltre, sottolinea il Consiglio di Stato, “quanto all’asserita violazione dei precetti costituzionali in materia di libertà personale e di diritto all’istruzione, non possono che richiamarsi, in questa sede cautelare, i principi affermati dalla Sezione in ordine alla doverosa applicazione del principio
di precauzione, nonché di prevalenza del diritto alla salute, ove gli interventi di prevenzione siano scientificamente supportati e limitati allo stretto indispensabili per il raggiungimento dell’obiettivo”.

Nell’ordinanza del Consiglio di Stato, si legge anche che rispetto all’epoca di introduzione del ricorso, la situazione epidemiologica si è nettamente aggravata, sì che le misure di “radicale” rimozione delle misure di prevenzione invocate dai genitori ‘contestatari’, “appaiono impraticabili”.

In particolare, oggetto di critica “sono stati i decreti ministeriali n. 39 del 26 giugno 2020; n. 87 del 6 agosto 2020; n. 80 del 3 agosto 2020, aventi ad oggetto rispettivamente il “Documento per la Pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021” il “Protocollo d’intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di Covid 19” ed il “Documento di indirizzo per l’orientamento per la ripresa delle attività in Presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’Infanzia”.

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