Consigli di classe svolti su Skype comodamente da casa tua, si può: ecco come. Intervista al Dirigente Iaconianni

di Vincenzo Brancatisano
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Convoca le riunioni scolastiche ma fa stare i propri docenti comodamente sul divano di casa evitando loro il tragitto casa scuola e favorendo la conciliazione dei tempèi di vita.

Ha iniziato già due anni orsono con le riunioni della Commissione Cultura e di un Dipartimento del liceo che dirige in Calabria, ma nei prossimi giorni, forte della riuscita della sperimentazione, convocherà il primo Consiglio di classe via Skype, e anche stavolta docenti, genitori e studenti potranno interagire seduti nel proprio salotto grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Per il dirigente scolastico, promotore di questa rivoluzione e per il suo istituto sarà il primo consiglio di classe via Skype, ma quella che vi raccontiamo è la prima, ormai consolidata e apprezzata esperienza scolastica italiana di Smart Working. Il Ministero del Lavoro lo definisce Lavoro agile e lo presenta in un suo documento come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato basato sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto, come pc portatili, tablet e smartphone, e caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro, “una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.

Dieci anni orsono l’ingegner Antonio Iaconianni, ingegnere meccanico affermato e docente di Fisica negli istituti tecnici in Calabria, viene fulminato da una nuova passione che lo travolge al punto che decide di abbandonare la professione e di “tuffarmi a capofitto nel progetto scuola”. Fa il concorso a dirigente, lo supera e si ritrova dopo poco a dirigere il Liceo Classico Telesio di Cosenza, 107 docenti con un’età media molto bassa, la cui unica sede sorge in centro storico sul Colle Pancrazio, “dove nel IV secolo A. C – ricorda lui, oggi sessantaduenne – la tribù dei Bruzi fondò la città”. Il liceo nel 2012, al suo arrivo, aveva 730 alunni, oggi ne conta 1042, si è passati da 34 a 47 classi, segno che le tante innovazioni apportate hanno colpito le famiglie e gli studenti, oltre che avere creato nuovi posti di lavoro per docenti giovani che in una città come Cosenza forse mai avrebbero potuto ottenere una cattedra di ruolo prima della vigilia del proprio pensionamento. La scuola, inoltre, è aperta tutti i giorni con attività fino alle 20 e i docenti ora accettano di buon grado di svolgere al pomeriggio una parte delle ore di lavoro.

Preside Antonio Iaconianni, è così?

“Al mio arrivo trovai un liceo classico ingessato. Dopo tanti anni il nostro Telesio è diventato un liceo dinamico, moderno, al passo con i tempi. Le famiglie stanno apprezzando la nostra offerta formativa. Avevo 34 classi, ora ne ho 47. Abbiamo laboratori di robotica, siamo tra i primi quaranta nei campionati italiani, abbiamo il Telesio channel, la nostra televisione, faremo un hackathon in latino e greco, sostituiremo il vecchio Certamen con competizioni basate sulle nuove tecnologie. Nessuno avrebbe immaginato un hackathon di latino e greco. Abbiamo il Cambridge, un liceo a curvatura medica, un liceo quadriennale e un liceo classico europeo e dal prossimo anno un liceo classico i-Mago, dove la “i” sottolinea l’aspetto digitale del nuovo indirizzo, e “imago” mette in evidenza l’immagine: vogliamo costruire un percorso che dia al futuro maturando le competenze per la lettura dell’immagine, puntando sulla scrittura creativa, sulla tecnica fotografica e su quella televisiva, sul montaggio, sulle tecniche di regia, sull’ingegneria culturale. Abbiamo un laboratorio teatrale e a Cosenza siamo stati inseriti con le nostre tragedie nel cartellone della stagione teatrale”.

Il Nord in questo caso si inchina alla Calabria

“Ho già ricevuto dei complimenti da alcuni colleghi del Nord.

Come nasce l’idea delle riunioni a distanza?

“La pratica è nata due anni orsono, con i colloqui settimanali tra le famiglie e i docenti. Ho voluto che si facessero via Skype. Abbiamo stabilito le modalità e le fasce di orario. Chiunque si poteva collegare con noi da qualsiasi punto senza recarsi a scuola, evitando il traffico, la perdita di tempo per lo spostamento, il parcheggio, i ricevimenti in ambienti dove spesso può mancare la privacy e visto che i risultati sono stati positivi in ordine all’ottimizzazione dei tempi, abbiamo esteso il colloquio settimanale a distanza anche l’anno successivo e la nuova esperienza ha portato a un’adesione maggiore”.

Poi il salto

“Nel corso dell’anno c’è stato interesse, poi ancora interesse. Allora mi sono chiesto: perché non estendere le nuove tecnologie anche al lavoro delle commissioni? Così ho puntato sulle riunioni del Dic, il nostro Dipartimento Innovazione e Comunicazione’ DIC e su quelle della Commissione cultura, che si occupa di valutare le proposte didattiche estracurriculari. Cosa fa in genere una commissione come questa? Si deve riunire, valutare il progetto didattico, inviarlo al dirigente per l’accettazione o meno. Lei s’immagini nove persone, più il dirigente, che si mettono a esaminare e valutare tutte le proposte che arrivano. Allora, facciamo tutto con le nuove tecnologie, con un lavoro non in presenza, con tempi autogestiti da un membro della commissione. Il beneficio è nel trovarsi ad esaminare la proposta in comodità e con maggiore produttività. Da questanno ho pensato di estendere la novità anche ai consigli di classe”.

E come pensa opra di gestire i Consigli di classe via Skype?

“Si partirà quest’anno con una classe, in occasione dei primi consigli di ottobre. In una classe vorrò sperimentare la videoconferenza anche con i genitori, vediamo che succede. Naturalmente penso a riunioni nelle quali un argomento è gestibile. Non penso ad esempio a riunioni delicate come quelle per gli scrutini o per le sanzioni disciplinari. Non vi è dubbio di quali siano le comodità: lavorare senza perdere tempo. S’immagini in una città come Roma. Si parte un’ora prima, si torna a casa un’ora dopo. Pensiamo a una famiglia con i suoi oneri, a un disabile. La persona può stare tranquillamente a casa. Ne hanno beneficio tutti. Dobbiamo lavorare per obiettivi. Non mi interessa più la presenza in istituto, m’interessa raggiungere l’obiettivo. E se lo raggiungo prima, con le nuove tecnologie, a me va bene”.

Non ci sono ostacoli giuridici?

“No, finora si è operato su pratiche di lavoro dove siamo certi che non ci siano ostacoli, ma sono convinto che non so in quanti anni ma arriveremo anche agli scrutini. Ho fiducia che le nuove tecnologie ci aiuteranno sempre di più. C’è bisogno di formazione, naturalmente. Parlare oggi di frontiere è fuori luogo, dobbiamo attrezzarci, altrimenti i ragazzi saranno sempre piu avanti rispetto alla scuola e questo non è possibile. Il Dipartimento mi deve osservare il presente e immaginare il futuro. Dobbiamo essere al passo e vedere il domani”.

Nessuna lamentela tra i suoi professori?

“All’inizio tutte le novità portano lamentele. Il ruolo del dirigente è quello di farsele condividere e l’obiettivo si ottiene con i risultati. Pensi ai tanti docenti giovani che hanno ottenuto un trasferiemnto qui…”

Si spieghi meglio

“Nel momento in cui l’interlocutore vede i benefici del progetto, comincia a condividerlo. E se il progetto incontra l’apprezzamento di alunni e femiglie, mi porta più classi e più alunni”.

E più posti per i tanti trasferimenti richiesti…

“Esatto. Quest’anno sono arrivati cinque docenti di latino e greco, il più vecchio dei quali ha 45 anni e questa è una novità per Cosenza. Uno un giorno mi ha detto: si stanno trasferendo da te i ragazzini. Io di questo sono contento, perché altrimenti sarebbero arrivati a Cosenza a 60 anni e questo è un beneficio per tutti, anche per l’economia della città. E’ un effetto domino”.

Lei dunque crede molto nel ruolo delle nuove tecnologie a scuola.

“Sì. Certo, occorre andare piano, occorre studiare, osservare con studio, estendere le pratiche a tutto ciò che è possibile. Voglio andare al Miur con proposte concrete, altrimenti mi potrebbe chiedere su quali basi si fondino queste iniziative. All’inizio ci furono delle critiche per l’uso di Skype. E’ nella natura dell’uomo che l’innovazione porti turbamento. Ma poi sono i vantaggi ad avere la meglio. Nel nostro piccolo abbiamo voluto dare un importante segnale al Paese, offrendo come scuola il buon esempio, cogliendo che questo sarà il futuro del lavoro anche nella pubblica Amministrazione. Anche la scuola, che oggi più che mai è chiamata ad essere al passo con i tempi, al fine di garantire un servizio all’utenza sempre più efficiente, deve intraprendere nuovi percorsi di gestione. Oggi il Liceo Telesio parla all’Italia di un esperimento, l’ennesimo, ben riuscito: un piccolo tassello dal quale partire per una rivoluzione digitale del mondo del lavoro nel nostro Paese”.

E torniamo al Telesio. Non solo scuola, par di capire, almeno dal vostro sito.

“Abbiamo una squadra di calcio a cinque maschile Figc in serie D, una squadra femminile di pallavolo che fa campionati Fipav. Siamo aperti dalle 8 alle 20, con tutte le nostre forze”.

Anche gli insegnanti sono a scuola nel pomeriggio. Ma non si sono lamentati?

“Sì, anche gli insegnanti a scuola nel pomeriggio. L’ho chiamato Progetto continuum x.0 perché una volta c’erano le classi 2.0, ora, visti i continui progressi della tecnologia, dobbiamo sostiture i numeri con una variabile, la x. Sfruttando la quota dell’autonomia riduciamo le ore di lezione a 50 minuti e restituiamo i 10 minuti agli studenti su altre discipline. Per esempio, abbiamo un docente di educazione fisica fisica laureato nel Dams? Ecco, che mi fa 50 minuti di lezione e dieci minuti minuti su quell’altra sua competenza. Ma gli esempi si estendono alle altre discipline . Giocando un po’ con le varie professionalità si può. E i docenti partecipano”.

Approfondimento

Ma che cos’è lo smart working?

Ce lo spiega il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. In generale, il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. Una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività. La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella Circolare n. 48/2017. A partire dal 15 novembre 2017, le aziende sottoscrittrici di accordi individuali di smart working potranno procedere al loro invio attraverso l’apposita piattaforma informatica messa a disposizione sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per accedervi, sarà necessario possedere SPID(Sistema Pubblico di Identità Digitale); per tutti i soggetti già in possesso delle credenziali di accesso al portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si potrà utilizzare l’applicativo anche senza SPID. Nell’invio dell’accordo individuale dovranno essere indicati i dati del datore di lavoro, del lavoratore, della tipologia di lavoro agile (tempo determinato o indeterminato) e della sua durata. Sarà, inoltre, possibile modificare i dati già inseriti a sistema o procedere all’annullamento dell’invio. Le aziende che sottoscrivono un numero di accordi individuali elevato potranno effettuare la comunicazione in forma massiva.

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