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“Conoscenze” e “competenze”, cosa si chiede oggi al docente: possibile interpretazione del nuovo paradigma pedagogico?

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Secondo gli ultimi interventi di riforma della Scuola, in Italia e nell’orizzonte europeo, l’orientamento alle competenze è ormai un dato di fatto, un punto di non ritorno. In effetti, una consapevolezza è maturata nell’ambito della ricerca educativo-didattica avanzata: si continua a procedere verso una nuova interpretazione del paradigma pedagogico.

Si è passati ad un nuovo modo di intendere il concetto di educazione che, mentre prima era orientato a vedere l’insegnamento come un momento in cui si attuava l’apprendimento, oggi viene visto come un vero e proprio momento formativo o, per meglio dire, un atto trasformativo. Anche i contenuti trasmessi attraverso quelle che erano intese come conoscenze e abilità, cedono il posto alle esperienze formative, ossia le competenze, un sapere cioè spendibile sempre in situazioni di vita.

Quale sfida alla scuola di oggi?

Nell’attività didattica della scuola dell’autonomia il compito principale non è più quello di “insegnare” ma risulta necessario “formare”, non si tratta più di “trasferire conoscenze”, ma di fare in modo che alcune conoscenze vengano apprese in modo che risultino significative sul piano formativo, in ordine alla maturazione personale: una formazione che trasforma.

Nell’ottica della Raccomandazione europea del dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente e delle Linee guida nazionali circa l’Obbligo di istruzione (Decreto 22 agosto 2007), tanto per citare un esempio, il curricolo scolastico del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado viene riorganizzato in termini di saperi e competenze riferiti ai 4 assi culturali cioè: dei linguaggi, storico-sociale, matematico, e scientifico-tecnologico. Essi costituiscono, come recita lo stesso decreto: “il tessuto per la costruzione di percorsi di apprendimento orientati all’acquisizione delle competenze chiave che preparano i giovani alla vita adulta e che costituiscono la base per consolidare e accrescere saperi competenze in un processo di apprendimento permanente, anche ai fini della vita lavorativa”. I saperi sono articolati in abilità e conoscenze con riferimento al sistema di descrizione previsto per l’adozione del Quadro europeo dei Titoli e delle Qualifiche (EQF).

Cosa viene chiesto al docente oggi?

Perseguire l’apprendimento e quindi valutare non solo ciò che lo studente sa, ma soprattutto ciò che sa fare e come sa essere. Per rendere attuabile tutto ciò si deve agire attraverso un approccio formativo efficace che mobilita

  • tutte le potenzialità del sapere (cognitiva, pratica, emotiva);
  • le energie naturali dello studente, dell’istituzione scolastica e formativa;
  • tutte le occasioni di apprendimento pertinenti ed accessibili, interne ed esterne, coerenti con il progetto.

Si deve quindi passare dall’apprendimento di saperi già elaborati e codificati (conoscenze) all’acquisizione di capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro e di studio (competenze)

Verso cosa deve tendere la nostra azione didattica?

  • dall’insegnamento all’apprendimento per competenze;
  • dal programma al curricolo per competenze;
  • dalle nozioni alle competenze.

Le competenze chiave di cittadinanza diventano così gli OBIETTIVI del percorso didattico-formativo, mentre le competenze di asse culturale/area di indirizzo (scandite in performance / esiti formativi =abilità / capacità) costituiscono le COMPONENTI del percorso; i contenuti disciplinari, infine, diventano STRUMENTI per costruire gli esiti formativi .

Quali sono le finalità della didattica per competenze?

  • Fornire ai giovani una proposta culturale adeguata al nostro tempo e aperta al contesto europeo.
  • Sostenere un apprendimento degli studenti efficace e documentato, utile e dotato di senso, in una prospettiva di maggiore responsabilità e protagonismo.
  • Valorizzare la comunità educativa e l’organizzazione come risorsa per l’apprendimento.

Come si può valutare in maniera attendibile e comune?

L’attendibilità della valutazione risiede nella elaborazione di “griglie-rubriche” di acquisizione delle competenze che svolgano la funzione di “linguaggio comune”, basato su prove reali ed adeguate come evidenze delle competenze stesse.

Su cosa deve vertere l’azione educativa?

Il centro didattico dell’azione educativa verterà sull’Unità di Apprendimento in quanto modalità propria del processo di insegnamento/ apprendimento, un percorso didattico che privilegia le modalità in cui avviene l’apprendimento rispetto ai contenuti.

A tal fine possiamo individuare due tipi di UdA:

  • disciplinare che riguarda la singola disciplina ed è volta al raggiungimento di specifiche competenze individuate dal docente;
  • multidisciplinare che viene costruita dai docenti del consiglio di classe ed è orientata all’apprendimento da parte dell’allievo di conoscenze e abilità afferenti, in genere, a conoscenze diverse integrate che sostengono l’acquisizione delle competenze di diverse discipline; questa tipologia contiene più UdA disciplinari.

Le UdA sono caratterizzate nella progettazione da:

  • più competenze tra loro integrate, definite con gli standard di apprendimento, riferiti alle conoscenze e alle abilità coinvolte;
  • attività educative e didattiche unitarie, di metodi, di soluzioni organizzative, necessarie per concretizzare in modo osservabile il raggiungimento delle competenze;
  • modalità con cui verificare sia i livelli delle conoscenze e delle abilità acquisite, sia se e quanto esse si sono trasformate alla fine del percorso in “competenze personali” di ciascuno.

Come possono essere le UdA?

  • Si possono realizzare ad ampiezza massima (tutti i formatori), media (alcuni) o minima (asse culturale/discipline).
  • Si dovrebbero prevedere sempre compiti reali (o simulati) e conseguenti prodotti che i destinatari sono chiamati a realizzare.

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