Conoscenza/competenza: una questione storica e culturale. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – La presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, ha rilasciato un’intervista, apparsa col titolo “Piccoli equivoci sulle competenze”, in cui rileva che “Il concetto di competenza fa ancora fatica a entrare nella pratica didattica”.

La validità dell’assunto è dimostrata dalle risposte fornite al giornalista: la sostanza del concetto “competenza” è rimasta nell’ombra, il terreno giuridico su cui radica è ignorato, le barricate che le scuole erigono, da quarant’anni per impedirne l’ingresso, sono ignorate.

La trascrizione di tre frasi fornisce lo spunto per riflettere:
1) “Una competenza non è qualcosa che s’insegna, ma un modo di insegnare che permette agli studenti di diventare competenti”.
2) “Ci sono moltissimi modi per farlo, e sta a ogni insegnante capire qual è quello giusto nel proprio caso”;
3) “Essere competenti vuol dire padroneggiare una conoscenza, cioè averla capita fino in fondo, saperla individuare nel proprio bagaglio e usare quando ce n’è bisogno, saperla adattare a circostanze diverse”.

La sostanza del concetto “competenza”

Il comportamento che esibisce chi affronta e risolve un compito, noto o ignoto, è la manifestazione di una competenza.
Gli elementi che generano l’acqua sono l’ossigeno e l’idrogeno, quelli che danno vita alle competenze sono le capacità/abilità e le conoscenze.

La sostanza del concetto “conoscenza”

La coincidenza del conoscere con quanto è depositato nei tomi di una biblioteca richiama le orme che i gabbiani lasciano sull’arena del mare: far coincidere la loro essenza con le loro tracce sulla sabbia è fuorviante.

La didattica orientata alla promozione delle competenze

I regolamenti di riordino del 2010 “fissano alcuni punti fondamentali e imprescindibili che solo la pratica didattica è in grado di integrare e sviluppare”:
• “lo studio delle discipline in una prospettiva sistematica, storica e critica”: quali problemi sono il fondamento delle scoperte, oggetto delle discipline?;
• “la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari”.

La legge

Nel 2003 il legislatore ha delegato al governo la facoltà legislativa per “assicurare a tutti lo sviluppo di competenze, generali e specifiche, attraverso conoscenze e abilità”.
Le competenze generali costituiscono i traguardi di sistema, cui tutti gli insegnamenti devono mirare; la promozione di quelle specifiche attiene ai singoli insegnamenti.

Le barricate erette

Nessuno dei numerosi orientamenti elaborati dal legislatore è risuscito a incrinare l’ordinario svolgimento dei lavori di classe: il rapporto medico-paziente è rimasto il modello di riferimento.
I programmi della scuola media del 1979, tuttora vigenti, siano d’esempio. Il loro leitmotiv è la promozione di competenze: le scuole hanno fatto finta di non capire. Il Miur, di concerto con la fondazione Agnelli, nel 2012, ha fatto propria la resistenza all’innovazione, individuando nella scuola media il punto più debole del sistema scolastico e ha espresso la volontà di riformarla.

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