La conflittualità con colleghi e dirigenti può essere sintomo di assoluto disagio

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Sono affezionatissimo a questa storia che assume una dimensione emblematica per le molte conseguenze che ha determinato.

Sono affezionatissimo a questa storia che assume una dimensione emblematica per le molte conseguenze che ha determinato.

Ricordo che feci un salto sulla seggiola dello studio non appena lessi la email che Anna mi inviò: era pregna di rammarico, rancore e sofferenza. Mai avevo ricevuto un simile appello che lasciava trasparire l’esaurimento completo di forze fisiche e psichiche cui avevano condotto anni e anni di conflitti contro i … mulini a vento.

A seguito di quell’inedito scambio epistolare ricevetti in studio Anna e suo marito, constatando di persona gli esiti di quei combattimenti inutili, anzi dannosi, contro una Pubblica Amministrazione cieca e sorda di fronte al malessere di una sua maestra elementare. Pubblica Amministrazione che, invece di tutelare la salute del dipendente, sparava ad alzo zero imbracciando l’arma delle sanzioni prima e del licenziamento poi.

Quello che però mi interessa mettere in evidenza in questa rubrica è soprattutto il ruolo della conflittualità come spia di un disagio mentale avanzato.

Al solito, considerazioni e riflessioni seguono lo scritto dell’insegnante.

Gentile dottore, sono un'insegnante elementare in ruolo da 20 anni. Per 15 anni l'esperienza lavorativa è stata serena, poi, ho subito una serie di lamentele che hanno condotto a: 4 visite ispettive; 2 trasferimenti d'ufficio per incompatibilità ambientale; 1 trasferimento in corso d'anno, da me chiesto per motivi di salute su suggerimento di un ispettore ed eccezionalmente accolto dall'ufficio scolastico provinciale; 11 avvertimenti scritti; 2 censure. A mia volta ho promosso contenziosi di varia natura: amministrativi, civili, penali, contabili. Ho provato anche ad entrare nel sindacato, con risultati che sarebbero definiti ottimi per un sindacalista sennonché la mia situazione è peggiorata nell'ambiente di lavoro, per il deterioramento dei rapporti con le colleghe, visto che il Dirigente è stato condannato per condotta antisindacale. Sono accusata di non sapermi relazionare con i colleghi, con il dirigente, con i genitori. Vi sono stati lunghi periodi di malattia, per l'insorgenza di vari sintomi che fino a 5 anni fa non avevo mai avuto. La lontananza dall'aula mi portava benessere. Ho intenzione di chiedere la visita collegiale, per il riconoscimento dell'inidoneità fisica e l'eventuale utilizzazione in altri compiti, perché sono stati 10 anni devastanti. Le chiedo di darmi l'opportunità di un appuntamento per valutare la mia situazione e per un'eventuale assistenza in questa fase della mia vicenda lavorativa.

Considerazioni e riflessioni

  1. La prima circostanza che salta agli occhi, in un CV davvero impressionante per numero e portata di conflitti con l’istituzione, risiede nel fatto che Anna ha lavorato bene per 15 anni, dopodiché qualcosa si è bruscamente incrinato. La maestra ha subito canalizzato il proprio malessere accusandone colleghi e amministrazione, ma la causa verosimile del disagio era da attribuirsi a problemi familiari (non col coniuge) e a un trasferimento presso un nuovo paese. Questa circostanza (trasferimento e trasloco) è chiaramente descritta come fortemente destabilizzante dai manuali di psichiatria e non deve essere sottovalutata.
  2. I conseguenti conflitti coinvolgono tutto il mondo professionale a partire dall’utenza (genitori e alunni) per finire con colleghi, ATA e dirigente scolastico. Ne è risparmiato solo il coniuge, ma per il solo motivo che assume la posizione schierata di alleato di Anna nel sostenere i conflitti.
  3. Nemmeno le poche vittorie riportate sul campo (condanna del preside per comportamento antisindacale) giovano a qualcosa: il malessere non dà tregua e procede nel suo percorso ingravescente.
  4. Colpisce enormemente che all’amministrazione scolastica non venga in mente che possa trattarsi di un caso di disagio mentale: sono così intraprese nell’ordine dalla stessa le azioni disciplinari, la relazione ispettiva e il conseguente licenziamento per “inidoneità didattica”.
  5. Anna fa lunghi periodi di malattia che rappresentano la tipica reazione di “evitamento e fuga”. L’assenza per motivi di salute procurerà solo una temporanea e fugace remissione dei sintomi poi espressi a voce (ansia, insonnia, disappetenza, depressione, anedonia, manie di persecuzione etc). Trattandosi di assenze prolungate, non saranno indifferenti i costi delle supplenze per l’Amministrazione Pubblica: tuttavia la cosa non pare interessare al MIUR, altrimenti raccoglierebbe subito i dati attestanti che l’80% delle cause di malattia tra gli insegnanti è rappresentato da patologie dell’asse ansioso-depressivo.
  6. La richiesta di accertamento medico in Collegio Medico di Verifica sarà inoltrata solamente dall’interessata ma come una via di fuga, un ripiego, anziché credere che si tratti dell’unica strada veramente risolutiva. Questo punto e il precedente stanno a sottolineare che qualsiasi azione di prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (art. 28 DL 81/08), deve obbligatoriamente passare per il riconoscimento delle malattie professionali degli insegnanti e la presentazione (formazione) agli stessi dei rischi cui li espone la loro professione. Analoga formazione, ma molto più approfondita, deve essere operata a favore dei dirigenti scolastici che hanno, tra le altre, l’incombenza di tutelare la salute dei loro insegnanti.
  7. Il disagio mentale di Anna è cresciuto negli anni ed è ormai molto avanzato, i rapporti personali sul lavoro sono incancreniti e le manie di persecuzione sono fortemente radicate. La responsabilità di una siffatta situazione è da imputare a un sistema che misconosce le malattie professionali degli insegnanti, le ignora volutamente e non attua la prevenzione di legge. Se davvero attuassimo la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato, non arriveremmo certamente ad avere casi come quello presente dove è possibile solo agire con la prevenzione terziaria (diagnosi e cura del caso).

Quando i rapporti sono ormai tutti improntati al conflitto e la persona è fermamente convinta di essere perseguitata, i margini di manovra sono ridotti e lasciano poco spazio al recupero del benessere. E’ dunque bene riflettere attentamente sulla condizione del proprio equilibrio psicofisico quando la conflittualità diviene elemento prevalente nei propri rapporti interpersonali: circondarsi di presunte verità soggettive assolute serve solo ad arroccarsi in solitudine restando ostaggio del disagio mentale. Aprirsi agli altri (persone di fiducia) ed eventualmente a un bravo specialista, può davvero rappresentare il primo passo verso la rinascita.

PS Anna è stata licenziata, per inidoneità didattica, a seguito della visita ispettiva. Il licenziamento, sopraggiunto quando era in corso l’accertamento medico richiesto dalla docente, non ha tenuto conto né della diagnosi psichiatrica, né del provvedimento di inidoneità temporanea all’insegnamento. Il ricorso avverso al licenziamento è stato inspiegabilmente respinto in tutti i gradi di giudizio. Parimenti non è stato assunto alcun provvedimento avverso l’amministrazione che non ha tutelato la salute della docente, né ha avviato la procedura per l’accertamento medico d’ufficio. Di fatto è stata sancita la possibilità di licenziare il lavoratore malato. Desidero però chiudere con una nota positiva: Anna si è dedicata felicemente alla sua famiglia che negli anni le ha restituito la gioia di vivere, cancellando i tanti anni di conflitto e solitudine.

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