Conflitti tra i colleghi. Quanto sono fonte di stress? Partecipa al nostro questionario

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Avete mai visto bar e locali alla moda riempirsi di insegnanti desiderosi di sciogliere la stanchezza di un Consiglio di Classe in un buon calice?

Avete mai visto bar e locali alla moda riempirsi di insegnanti desiderosi di sciogliere la stanchezza di un Consiglio di Classe in un buon calice?

Al di là della provocazione giornalistica, cui si potrebbero fin troppo facilmente obiettare tante cose, vorremmo con questo editoriale provare a stimolare nei nostri lettori una riflessione più approfondita sul rapporto tra benessere psicologico dei docenti e lavoro di squadra, per domandarci infine in che misura i cattivi rapporti interpersonali tra colleghi condizionino il lavoro e la percezione positiva del proprio ruolo nella scuola.

Le scuole sono organizzazioni complesse, tra le più complesse, lo sappiamo bene, ed è molto facile che al loro interno possano crearsi ed esacerbarsi tensioni, soprattutto in un contesto strutturale e generale di scarsa valorizzazione del merito individuale e di incertezza anche a livello di leadership. Eppure, approdando a questo mestiere dopo avere conosciuto anche altri universi lavorativi – chi scrive ha trascorso molti anni in una redazione giornalistica – non si può non restare stupiti nell’osservare come tra i docenti certe dinamiche di opposizione siano rimaste immutate negli anni, anzi nei decenni (pensiamo alla concorrenza che tradizionalmente si fanno le discipline umanistiche e quelle scientifiche, oppure le teoriche e le pratiche; ma anche i docenti di ruolo si sentono spesso su un piano diverso rispetto ai loro colleghi precari).

Tutto questo appare fin troppo chiaro anche all’esterno e non è difficile farsi venire il dubbio che se i docenti contano sempre meno per l’opinione pubblica del nostro Paese in fondo forse ciò avviene perché non si sentono, e quindi non appaiono, membri di una categoria professionale veramente coesa, in grado di perseguire un compito socialmente rilevante salvaguardando nel contempo i propri interessi, che con quello dovrebbero coincidere.

Suvvìa, facciamo un piccolo esame di coscienza e consideriamo tutte le volte in cui ci siamo lasciati sfuggire espressioni infelici sull’operato dei nostri colleghi davanti ai ragazzi o, peggio, ai loro genitori… Ricordo che una volta venni a sapere dai miei alunni della critica di una collega a una mia scelta didattica. Ci rimasi davvero molto male, non solo per la bassa stima che la collega doveva avere di me e del mio stile di insegnamento, quanto più per l’effetto che la sua leggerezza avrebbe potuto avere sulla classe.

Le cose peggiorano ancora se ci si confronta tra docenti di diversi ordini: non sono un cliché i malumori dei prof di liceo contro i colleghi delle medie se i ragazzi non conoscono bene la grammatica o la matematica? Mentre, forse, bisognerebbe avere la buona volontà di compiere il proprio lavoro senza improvvisare diagnosi che aumentano soltanto il livore e la sfiducia degli alunni e delle famiglie, convincendosi del fatto che ciascuno lavora al meglio delle sue possibilità, anche in presenza di paradigmi educativi o di un bagaglio di conoscenze e di esperienze diversi dai propri.

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E’ di questo che vorremmo discutere con voi oggi proponendovi il breve sondaggio che segue: quanto il miglioramento dei rapporti interpersonali tra i colleghi e il consolidamento di un’etica specifica a riguardo potrebbero migliorare il clima di lavoro all’interno delle scuole, con ricadute positive anche nella didattica? Qual è l’immagine che i docenti italiano vogliono dare di sé? Quella di una squadra che vince, o perde, insieme, che attraverso i migliori sostiene i colleghi in difficoltà, o quella di solitari cavalieri erranti alla ricerca di un misero scatto di stipendio?

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