Confindustria lancia la sua proposta di la #Buonascuola: meno teoria, più lavoro, inglese e informatica

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Confindustria critica in parte la Buonascuola di Renzi, per non essere abbastanza scuola del "saper fare" per volerla innovare puntando su musica, sport, e arte.

Confindustria critica in parte la Buonascuola di Renzi, per non essere abbastanza scuola del "saper fare" per volerla innovare puntando su musica, sport, e arte.

Così l’associazione propone la sua riforma in 100 punti,intervenendo alla giornata organizzata alla Luiss, a Roma, dove ha presentato il "documento di proposte per la scuola, l’università e la formazione professionale"  scritto dopo una consultazione con imprenditori, insegnanti, capi di istituto, formatori, genitori e studenti sul territorio.

La parole chiave del documento sono merito, valutazione, scuola-lavoro, innovazione, un anno di meno, chiamata diretta degli insegnanti, ridurre le materie e puntare sulle competenze trasversali, tanto inglese e tanta informatica. Gli industriali hanno riassunto le proposte in quattro nodi fondamentali: innovazione, alternanza scuola-lavoro, valutazione e merito,l’istruzione deve essere un tema centrale, ma non solo formazione, università, scuola ma anche sviluppo industriale, crescita, innovazione.

Tra le proposte centrale è la riduzione di un anno del curriculum scolastico: da 13 a 12, con al centro un’effettiva autonomia delle scuole – didattica, organizzativa, finanziaria – e con la possibilità per i presidi di assumere per concorso e per chiamata diretta premiando il merito, abolendo così le graduatorie per anzianità.

Gli industriali chiedono che le retribuzioni dei docenti siano corrisposte in base ad orari, servizio, funzioni e conseguimento di obiettivi specifici; secondo Confindustria bisogna riformare la modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici e potenziare l’Invalsi per trasformarlo in un rigoroso Sistema Nazionale di Valutazione.

Fondamentale l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro a tutti i livelli, obbligatoria negli ultimi 3 anni degli istituti tecnici, come la semplificazione dell’apprendistato e aumento delle ore per la formazione in industria, lavorando, offrendo anche incentivi agli imprenditori che assumono.

Sono indispensabili le  nuove tecnologie e laboratori attrezzati, corsi in inglese all’università (almeno per il 25 per cento di quelli tecnico scientifici).

Inoltre la formazione di un elenco anagrafico degli studenti stranieri, che consenta loro di restare in Italia una volta laureati.

Inoltre l’abolizione del valore legale del titolo di studio, con premi agli atenei eccellenti per didattica e ricerca, aumentando la quota premiale sul Fondo di Finanziamento Ordinario.

Confindustria condanna l’elevato tasso di abbandono scolastico (20%), specialmente al Sud (25-28%), la poca fiducia dei giovani nell’università, determinata dal calo delle immatricolazioni; i pesanti ritardi nella digitalizzazione e nella didattica laboratoriale; l’età media degli insegnanti più alta d’Europa; l’autonomia scolastica rimasta su carta; il bilancio del ministero che paga troppi stipendi senza lasciare spazio a investimenti in didattica e ricerca; la libertà di scelta educativa non garantita, e i pochi investimenti sugli ITS,che stanno andando molto bene.

Il ministro Stefania Giannini  ha trovato "alcune parole chiave e temi che sono anche la linea guida del rapporto “la buona scuola” presentato dal governo".
Anche per la Giannini i temi che  stanno a cuore sono merito, valutazione, competenze.
Secondo il ministro "la “Buona scuola” sta alimentando un grande dibattito e questo significa che l’Italia ha voglia di rimettere al centro dell’azione la scuola".

Confindustria ha promosso il percorso avviato dal governo: "Mi pare evidente che il Governo attribuisca, finalmente, grande rilevanza a un cambiamento radicale dell’istituzione educativa italiana. Questo è un bene – ha detto il presidente di Confindustria, Squinzi – e siamo i primi a salutare con favore che questa necessità sia stata avvertita ai massimi livelli istituzionali".

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