Confinata a supplenze di pochi giorni perché ho solo la laurea! Lettera

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Inviato da Emanuela Bruno – Leggo ogni giorno sui principali siti che si occupano della scuola e del personale scolastico lettere di protesta contro leggi ingiuste, vere e proprie assurdità e furti legalizzati a cui comunque noi docenti ci sottomettiamo perché, in fin dei conti, ci diciamo che prima o poi arriverà il nostro turno, e raggiungeremo questa chimera che oggi si chiama “ruolo”.

Non voglio semplicemente aggiungere la mia voce a quella del coro.
Io sono una docente precaria dell’estremo sud, del Salento per essere precisi, ed ho fatto la scelta di non lasciare la mia terra per andare ad insegnare “al nord” chissà per quanti anni; ho creato qui la mia famiglia, costruito la mia casa grazie al lavoro mio e di mio marito e cresciuto le mie figlie senza allontanarle dalle loro radici, dai nonni, zii e cugini….

Letteratura e insegnamento sono sempre stati la mia vocazione, perciò mi sono laureata in Lettere quando ormai l’ultimo ciclo di SSIS si stava compiendo. Quando tutti andavano ad abilitarsi in Spagna o in Romania, ho atteso che il mio Stato organizzasse corsi abilitanti senza la necessità di spendere “mila e mila euro” per conseguire ciò che in realtà è solo un diritto di chi ha trascorso la propria esistenza sui libri.

Nell’attesa sono stata assunta presso due Comunità per Minori dove ho lavorato per molti anni; il mio compito, senza alcuna abilitazione, era quello di seguire i ragazzi nei compiti e nello studio pomeridiano. Si trattava di situazioni molto particolari, come potete immaginare e come ben sa chi lavora nel terzo settore.

Di conseguenza ho dovuto realizzare e pianificare varie strategie di apprendimento, che tenessero in conto le differenze tra i singoli ragazzi ma che mi permettessero di seguire tutti con lo stesso impegno. Ho fatto dei corsi di formazione nell’azienda ed ho seguito un Master per perfezionarmi.

Tutto questo mi ha permesso di creare a poco a poco un metodo di insegnamento tutto mio che viene molto apprezzato dai miei allievi i quali sono sempre più motivati grazie ai risultati ottenuti.

Ho partecipato alle selezioni per il TFA, restandone fuori per pochi punti e non ho ancora raggiunto i 3 anni di servizio nelle secondarie, che mi permetterebbero di accedere ai concorsi straordinari. Ma il fatto di non aver superato la selezione per l’ammissione a un corso che permette di ottenere l’abilitazione per l’ammissione ai concorsi, non significa che io non conosca a fondo la mia materia e le modalità migliori per insegnarla. Moltissimi insegnanti validissimi si ritrovano nella mia identica posizione. E ci ritroviamo a casa perché abbiamo “SOLO LA LAUREA” (quadriennale di vecchio ordimento s’intende). Di conseguenza restiamo ancora qui relegati in terza fascia d’istituto, in cui le supplenze di due settimane sono considerate “supplenze lunghe”.

Quando entro in classe per me è una gioia, sprizzo felicità da tutti i pori e gli studenti se ne accorgono. Non è una questione di soldi e di stipendio, ma è una questione di fare ciò per cui sei nata ossia INSEGNARE AD IMPARARE.

Tutti gli studenti di ogni scuola vogliono imparare, anche quei ragazzi che sembrano più disinteressati e svogliati, e la missione di noi docenti è quella di accendere in tutti l’interesse verso la conoscenza.

Raccolgo da parte di molti ragazzi lamentele riguardo ai metodi di insegnamento dei loro docenti ruolo: chi fa semplicemente sottolineare dal libro, chi fa due schizzi alla lavagna e crede di essere stato capito, chi parla sempre con la stessa tonalità dall’aldilà della cattedra per tutta l’ora… e tutto il lavoro va fatto a casa; alcuni ce la fanno da soli ma la maggior parte ha bisogno di insegnanti specializzati nelle singole materie, perciò poi si alimenta il giro delle lezioni private. Oggi la scuola offre agli insegnanti di ruolo tanti corsi di aggiornamento, la carta docente per pagare corsi di perfezionamento…. Ma siamo sempre alle solite… quello che conta è far passare il mese, “senza infamia e senza lode”, senza avere problemi e facendo poca fatica.

Ma insegnare in una classe tutta tua è un privilegio riservato a pochi e non bisogna sprecarlo. Hai tra le mani i cervelli di domani e dipende da te quello che saranno e cosa diventeranno. Ogni materia ha la sua importanza nel circolo della conoscenza, nessuna è in subordine.

Lo Stato non mi permette di infondere il mio entusiasmo nella scuola, ma senza insegnare non posso stare e mi prodigo dedicando tutti i miei pomeriggi a dare lezioni private a gruppi di studenti che hanno diverse difficoltà.
Prima o poi il mio turno arriverà.

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