Confedir-Anief: una carta europea per rilanciare i diritti di 3,5 milioni di dipendenti pubblici

Di Lalla
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Ufficio Stampa Anief – A proporla è stato il sindacalista Marcello Pacifico: il fallimento della privatizzazione dei contratti e delle norme applicate al pubblico impiego è un dato incontrovertibile. A 20 anni esatti dall’avvio di questo processo di privazione, occorre oggi chiedere all’Europa di venire in soccorso dei nostri lavoratori dello Stato, approntando una commissione ‘super partes’ che si occupi della realizzazione di un documento condiviso di cui beneficerebbero tutti i cittadini. Anche d’Europa.

Ufficio Stampa Anief – A proporla è stato il sindacalista Marcello Pacifico: il fallimento della privatizzazione dei contratti e delle norme applicate al pubblico impiego è un dato incontrovertibile. A 20 anni esatti dall’avvio di questo processo di privazione, occorre oggi chiedere all’Europa di venire in soccorso dei nostri lavoratori dello Stato, approntando una commissione ‘super partes’ che si occupi della realizzazione di un documento condiviso di cui beneficerebbero tutti i cittadini. Anche d’Europa.

Approvare al più presto una carta europea, frutto del lavoro svolto da una commissione ‘super partes’, che sia in grado di garantire la mission universale e le regole dei dipendenti pubblici dell’Europa a 27: la proposta è stata fatta oggi a Roma da Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Confedir alle alte professionalità, direttivi e quadri PA, a conclusione del convegno Confedir-Unadis “Venti anni dalla privatizzazione del pubblico impiego: la dirigenza dello Stato tra riforma, controriforma e prospettive future”.

Il sindacalista ha ricordato che negli ultimi due decenni l’azione combinata di norme e leggi volute dai vari Governi, per mere ragioni di finanza pubblica, in particolare i decreti legislativi 29/1993, 165/01 e 150/09, hanno spostato i contratti di circa 3 milioni e mezzo di dipendenti e dirigenti pubblici verso modalità sempre più di tipo privatistico. Influendo negativamente su più ambiti: dalla “stretta” sulle pensioni a quella che riguarda il trattamento di fine servizio, dal merito legato alle perfomance alla razionalizzazione esasperata delle spese, dai licenziamenti alla mobilità intercompartimentale coatta, sino alla cancellazione del 13% dei posti in un solo anno, al perdurante blocco dei contratti, alla mancata stabilizzazione e all’appiattimento delle carriere.

Alla luce di questo andamento a senso unico, Pacifico ha quindi pubblicamente posto ai presenti al convegno due domande: “Perché si è voluto privatizzare il settore pubblico? E perché l’Europa non interviene?”. Il sindacalista ha quindi detto che l’intervento di un documento “di portata sovranazionale appare al momento l’unica strada percorribile per contrastare quella ‘controriforma’ in atto voluta dei decisori politici italiani. Una deriva che ha reso sempre più instabili gli impegni assunti negli anni dai Governi con le parti sociali, sotto la scure dei mercati, fino a penalizzare ingiustificatamente e discriminativamente i lavoratori assunti nel pubblico rispetto al comparto privato”.

Secondo il sindacato, dunque, la realizzazione di un documento di stampo europeo, ancora di più in questa situazione di incertezza governativa nazionale, rimane al momento l’unica strada percorribile per arrestare la deriva di norme e contratti che negli ultimi anni si sono abbattuti contro i lavoratori statali italiani. “La sua attuazione, accompagnata da un serio piano di investimenti, sia sul versante dell’istruzione sia su quello della cultura, questo sì correttamente mutuato dai privati, porterebbe finalmente – ha concluso Pacifico – ad una corretta gestione dell’apparato pubblico. Della cui maggiore funzionalità godrebbero tutti i cittadini italiani e di tutta Europa”.

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