Concorso straordinario, sbagliato escludere docenti con servizio nelle paritarie e corsi di IeFP. Lettera

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Inviato da Sara Carnelos – Quando si sanno i problemi e si vuole mettere la testa sotto la sabbia. I politici a più livelli sono stati informati, i sindacati pure. Eppure, la normativa scolastica viene disattesa, forse perché c’è un interesse ad alimentare il ricorsificio, poiché le parti lese non staranno a guardare, difenderanno a denti stretti i loro diritti.

Al di là delle diverse anime di un governo puzzle che, ogni tanto perde pezzettini per poi ricompattarsi a fronte di lusinghieri compensi a cui è difficile rinunciarvi o di quel patto con gli italiani che si tira in ballo all’occorrenza, fa scalpore l’accordo per il concorso riservato che è saltato per incomprensioni tra le parti o per scelte errate di uno strumento normativo o, per entrambe.

Due le osservazioni, il percorso abilitante speciale è a carico dei precari, come il tfa. Precari che devono fare la spola tra la scuola e l’università e quasi mai queste strutture sono all’interno della stessa città. Si dirà che è sempre stato fatto, certo. Ma questo doveva essere il governo del cambiamento, perciò ci si attendeva sì il Pas ma all’interno della scuola dove si presta servizio o dell’Usr provinciale, con lezioni online (per le discipline che lo consentono) ad un costo contenuto, questo per consentire ai docenti di concentrarsi sulla didattica quotidiana.

Veniamo al ricorsificio, escludere i docenti delle graduatorie di istituto che hanno maturato il punteggio anche nei percorsi iefp e nelle paritarie  significa dare un lasciapassare prioritario a chi ha 15 mesi di esperienza (da febbraio agli scrutini per tre anni scolastici) rispetto a chi ha anche dieci anni di esperienza da settembre ad agosto, ovvero cattedre annuali. Chiaro che stravolgere graduatorie e punteggi e andare contro alla normativa scolastica, nonché ai pregressi Pas 2013 e concorso riservato 2018 per le superiori di primo e secondo grado, produrrà costi per il Miur, i cittadini e i precari.Eppure, chi sedeva a quel tavolo sapeva dell’esclusione, sapeva di fare dei favoritismi, di non tutelare tutti i lavoratori. Ciò è stato giustificato dalla normativa europea, dalla paura di un’infrazione. Giusto, prima l’Europa e poi l’Italia. Salvini lo sa? Perché della normativa italiana non si vuole tenere conto, non si tiene ad esempio conto della legge 62 del 2000, della legge n. 53 del 28 marzo 2003 e dal successivo decreto legislativo n. 226 del 17 ottobre 2005. Eppure, a guardare bene non si tiene conto nemmeno della normativa europea, in cui non si fanno discriminazioni e non si dividono i docenti in serie A e B, in particolare se – come nel caso degli iefp – si usano solo risorse pubbliche, dato che sono percorsi di competenza regionale con pubblico avviso, in cui vi sono ferrei controlli da parte delle regioni. Tali percorsi si svolgono anche all’interno delle scuole statali, eppure se lo stesso percorso viene svolto all’interno dei Centri di formazione professionale allora vale zero. Attenzione, vale zero solo nell’accordo uscito dal tavolo dell’11 giugno, perché altrimenti nelle gae, nelle gi, nella mobilità e per la giurisprudenza vale allo stesso modo. Così come per l’Europa.

Allora se vogliamo essere coerenti cari governanti, perché non chiudere tutti i Centri di formazione professionale e già che ci siamo smettere di finanziare con soldi pubblici le scuole paritarie. Così davvero si potrà parlare di equità.

E’ bene che lo slittamento dei tempi faccia rivedere le posizioni del percorso riservato per evitare il perpetuarsi di ingiustizie, ricorsi e blocchi futuri delle graduatorie che verrebbero impugnate.

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