Concorso straordinario, potrebbero essere 7.000 i docenti precari fermi a casa. UIL: un danno che va ristorato come gli altri

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UIL  –  Il nuovo Dpcm, per contrastare la pandemia in atto, prevede stringenti misure in relazione all’aggravarsi della situazione. Fulcro del provvedimento è la raccomandazione – con il rafforzativo “fortemente” – rivolta a tutte le persone fisiche, a non spostarsi con mezzi di trasporto pubblici e privati, in comuni diversi da quelli di residenza o domicilio.

Si desume che sia pericoloso per sé e per gli altri, ma non al punto di sospendere anche i concorsi pubblici e privati che vengono mantenuti in deroga alle prescrizioni generali. Questo concorso s’ha da fare: è il mantra del ministro Azzolina che, in maniera viscerale, lo porta avanti contro ogni buon senso e fuori dal contesto reale in atto – osserva con grande preoccupazione il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi.

A questo punto sorgono legittime almeno due domande:

1) sono ancora valide le procedure di sicurezza del CTS, fatte in una situazione di media gravità, ora che è aumentato l’indice di contagio al punto da richiedere una nuova stretta sulla mobilità?
2) Si può ammettere una tale contraddizione?  O dobbiamo continuare a credere alla narrazione che la scuola è il luogo più sicuro, che comunque bisogna raggiungerla, con mezzi pubblici e privati, gli stessi inibiti ai più?

Le cifre offerte dal ministero parlano da sole: il concorso per 1.645 docenti è già partito, 187 docenti non si sono presentati (11,4 %). Sono precari pentiti o docenti impossibilitati a partecipare?

Rimangono 62.300 docenti che si dovranno avventurare in un clima molto peggiorato.

Se consideriamo stabile il dato di partecipazione offerto dal ministero (80,6%) sulla platea totale degli insegnanti del concorso, ci saranno almeno 7 mila persone che non potranno partecipare.

Un concorso riservato che non permette a migliaia di persone a cui è destinato di poter accedere è fatto che indigna ed è inaccettabile. Un danno che subiscono senza alcuna colpa o responsabilità.

Non merita, come negli altri casi, un ristoro?

Appare vergognoso avere nei confronti di questi lavoratori, l’insensibilità e il livore ideologico che si sta evidenziando.
Un modo di procedere, che trova dissenso anche in altri settori lavorativi, che nella scuola si amplifica.
Gli insegnanti sono in prima linea e si sentono sacrificati da una politica insensibile che non offre garanzie per la propria salute con una pandemia che non lascia spazi di difesa se non il distanziamento che i docenti non possono mettere in pratica.

Sono fieri di servire il paese, ma avrebbero diritto di essere considerati. Trattati come numeri e non come persone.
Noi faremo quanto è nella nostra possibilità per rappresentarli insieme a tutti i docenti, i dirigenti e il personale Ata.

Serve un’altra politica – sottolinea Turi – quella di un nuovo umanesimo che si riverbera in modo positivo su tutta la comunità. La politica, i corpi intermedi, le organizzazioni di rappresentanza, non possono girare la testa dall’altra parte e noi non lo faremo. Stiamo assistendo ad una brutta deriva che scarica sulla parte migliore della popolazione le tensioni e lotte intestine proprie di una cattiva politica, ormai intollerabile. Bisogna reagire e lo faremo appena possibile con ogni mezzo che l’ordinamento democratico ci offre.

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