Concorso straordinario per il ruolo nella secondaria: anche i docenti con servizio nella paritaria vogliono partecipare

Con un comunicato stampa e una lettera alcuni docenti con servizio svolto nelle scuole paritarie chiedono di partecipare al concorso straordinario per docenti con tre anni di servizio ai fini del ruolo nella scuola statale. 

Comunicato

Oggetto: migliaia di docenti delle scuole paritarie discriminati
I docenti delle scuole paritarie sono stati discriminati negli ultimi bandi e sono stati esclusi dalla partecipazione al concorso straordinario ai fini del ruolo.

È stata applicata una soluzione che danneggia tanti insegnanti che fino ad ora erano sempre stati considerati allo stesso livello dei colleghi con servizio nelle scuole statali. Una legge del 2000 sancisce l’uguaglianza dei due percorsi.

Un gruppo di docenti delle paritarie che si fa portavoce del malcontento di migliaia di colleghi, denunciano questa azione antidemocratica e il danno sulla loro carriera lavorativa e sulle loro famiglie.
Si firmano Gruppo Docenti Paritarie.

Lettera

Siamo stati studenti,
Abbiamo conseguito la nostra laurea negli stessi atenei di tutti, davanti al mondo dell’insegnamento alcuni di noi, a causa delle graduatorie sature che spesso vi sono al centro-sud, hanno accettato di fare percorsi di insegnamento in istituti paritari riconosciuti dallo stato come equivalenti a quelli statali.
Alcuni di noi hanno conseguito servizio misto, insegnando alcuni anni nella scuola statale e alcuni nella scuola paritaria, consapevoli che potessimo partecipare ai concorsi, ma, all’improvviso, una nuova clausola nei decreti del Miur “il servizio nelle paritarie non è riconosciuto ai fini del concorso straordinario”, e non, attenzione, “a partire da quest’anno, coloro che accumuleranno punteggio nella paritaria non potranno partecipare ai concorsi straordinari”, ovvero, la condizione imposta dal Ministero aveva effetto retroattivo.

È ovvio che molti di noi si sarebbero trasferiti anche con tutta la famiglia al nord, unica isola eletta per insegnare, qualora lo avessimo saputo in precedenza.

Viene quindi sottolineata l’esistenza di due Italie, una in cui i docenti hanno sicuramente accumulato servizio nella statale e un’altra in cui i docenti, figli di un Dio minore, cittadini di una patria di serie B, costretti ad accettare secoli di compromessi, vengono emarginati ad un possibile ma non sicuro, o comunque non immediato, concorso abilitante.

Noi non siamo cittadini di serie B, e sapete, in Europa anche il servizio nelle scuole private deve per legge essere convertito dopo tre anni in servizio a tempo indeterminato.

Gli ultimi bagliori di parità di diritti li avevamo visti con il governo Gentiloni che prevedeva un percorso Fit organizzato per gradi, di cui hanno beneficiato solo gli abilitati.

Successivamente noi docenti delle paritarie, docenti presso istituti religiosi che hanno lo stesso prestigio degli istituti statali, e presso i quali molto dei vostri figli vengono formati, all’improvviso siamo diventati scomodi.

Premesso questo, in virtù di una legge del 2001, l’art. 2 d.l. 255/2001, convertito in legge 333/2001, e la legge del 10 marzo 2000,n. 62 che sancisce l’uguaglianza tra scuole statali e scuole paritarie, chiediamo e pretendiamo che vengano riconosciuti i nostri sacrifici.

Vogliamo quindi partecipare al concorso straordinario o comunque essere messi sullo stesso piano di chi ha tre anni di servizio nella scuola statale, considerato che noi arriviamo ad averne anche cinque, sette, o quasi tre nella statale, o di essere assunti eventualmente anche dalle graduatorie d’istituto.

Siamo migliaia e non ci riconosciamo in un governo che ci discrimina, la legge è uguale per tutti. Appellandoci quindi al vostro senso di giustizia, chiediamo di partecipare al concorso straordinario ai fini dell’immissione in ruolo, chiediamo che venga riconosciuto il nostro valore professionale, perché non siamo una categoria a parte, e siamo diverse migliaia. Siamo gli stessi che educano i vostri figli, figli i della nostra madre Italia.

Giuseppina Elisabetta Pedone, Sicilia, Caterina D’Abronzo, Campania, Giuseppe Nesci, Calabria, Anna Borroso, e altri quindicimila docenti.

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