Concorso straordinario: gentile Ministro, i docenti precari chiedono il dialogo con lei, non lo scontro. Lettera

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inviata da Elena Giubilaro – Gentile Ministra Azzolina, il 14 settembre, durante la cerimonia d’inaugurazione dell’anno scolastico a ‘Vo, con le lacrime agli occhi e la commozione nella voce, ha dichiarato che la scuola italiana aveva finalmente avvistato la sua Itaca: i nostri studenti avrebbero di nuovo varcato quella soglia, percorso i corridoi ormai segnati da percorsi obbligati, preso posto in banchi ben distanziati, dove avrebbero potuto riabbracciare il proprio diritto allo studio in sicurezza.

Come docente, ho vissuto anch’io quel momento con trionfo ed emozione: l’istruzione, quella vera, inclusiva, che si nutre del confronto tra i pari e del contatto umano, emotivo e affettivo, avrebbe vinto sulla paura e sulle distanze imposte dalla difficile fase storica che stiamo vivendo.

Ma la scuola italiana, si sa, abbraccia innumerevoli volti. Ognuno di loro merita di essere portato alla luce.

Dietro le immagini rassicuranti delle sue visite presso istituti scolastici i cui dirigenti mostravano con orgoglio e fiducia il frutto dei lavori dei mesi scorsi, c’era una realtà che gridava di essere raccontata: cattedre vuote, scuole costrette a posticipare la riapertura o a chiudere per giornate intere per mancanza di insegnanti, uffici scolastici regionali che non potevano procedere con le convocazioni a causa degli innumerevoli errori nelle graduatorie e, di conseguenza, dirigenti costretti ad avviare prematuramente le chiamate da graduatorie d’istituto con proposte di supplenza di pochi giorni o settimane, sottoponendo insegnanti e studenti a quel “balletto delle supplenze” che lei aveva dichiarato di aver sconfitto con il sistema delle nuove graduatorie gps.

L’estremo disagio di questo primo mese ha mostrato una verità ormai nota a tutti: noi, i cosiddetti “precari”, siamo il cemento del sistema scolastico, le gambe che lo portano avanti, nonostante le difficoltà e i diritti che ci vengono negati.

Le dico questo, Ministra, per sottoporle un unico quesito: ha sempre presentato il suo Ministero come ciò che avrebbe reso di nuovo la scuola una priorità, il pilastro su cui si fonda la società civile, riscattato, finalmente, dalle avvilenti politiche del passato. Mi chiedo e le chiedo, allora: come è possibile portare avanti questa battaglia chiudendo ogni possibilità di dialogo con chi ha sostenuto sulle proprie spalle la scuola in tutti questi anni?

Abbiamo affrontato in prima linea le sfide di questo 2020: siamo rimasti vicini ai nostri studenti, dai banchi agli schermi del pc, abbiamo investito tutte le nostre capacità personali e professionali per reinventarci e ideare in poche settimane una DAD che richiedeva anni di preparazione, assistendo e guidando ragazzi e famiglie in questo percorso, costantemente connessi, costantemente a lavoro.

Quest’estate ci siamo impegnati per seguire modalità e tempistiche (purtroppo molto ristrette) delle nuove Graduatorie gps. Abbiamo cercato di comprendere le difficoltà che questo nuovo sistema poteva comportare, anche se si trattava di viverle sulla nostra pelle.

Abbiamo visto svalutare i titoli conseguiti in passato spendendo tempo e denaro, stravolgere i nostri punteggi per “errori di sistema” e avviare richieste di rettifica tutt’ora in corso e che hanno impedito a molti di noi di avere la cattedra che ci spettava.

Forse egualmente frustrante è stato sentire le parole con cui ha congedato questo scenario (“piccole criticità”), vederle in mano le rassegne stampa degli anni passati per dimostrare come a settembre si parli sempre di “scuola nel caos”. Nessuno ha ascoltato la nostra voce: avremmo detto che mai come quest’anno ci siamo sentiti “precari” e sacrificabili.

Ogni giorno entriamo nelle nostre classi e ci sforziamo di portare il sorriso al di là della mascherina che lo copre, manteniamo costantemente vigile l’attenzione dei nostri studenti sul rispetto delle norme anti-covid, in un continuo braccio di ferro tra il protocollo di sicurezza e il loro naturale istinto di avvicinarsi, parlarsi e dimenticare distanze e mascherina. Andiamo avanti per loro, nonostante la paura costante di ammalarci, mentre i casi di studenti positivi aumentano e intere classi si ritrovano in quarantena.

Nessun insegnante di Italia in questo momento dichiarerebbe che la scuola è un luogo sicuro, come ha fatto lei, Ministra. Questo perché la nostra voce non è mai nella sua.

Ogni giorno insegniamo ai nostri ragazzi che non c’è espressione di sé senza ascolto dell’altro. Ascolto. È questo che chiediamo al nostro Ministero.

Le comunità virtuali che si sono create permettono a noi docenti precari di tutta Italia di confrontarci quotidianamente: è sconcertante il numero di colleghi che ogni giorno scrive che non potrà presenziare alla prova del concorso straordinario perché positivi al covid o immunodepressi o in allattamento, per tutelare familiari a rischio o semplicemente scoraggiati da un viaggio che richiede di prendere un aereo, un traghetto o un treno in un periodo in cui il governo ci raccomanda di evitare i contatti con chiunque al di fuori dei conviventi.

Più volte, affrontando la questione del concorso straordinario, ha fatto appello alla Costituzione e al diritto delle famiglie di avere per i propri figli un corpo docenti preparato e competente. L’immagine da lei spesso diffusa dei precari fannulloni che vorrebbero il ruolo senza merito e senza preparazione è forse la più grande offesa: da anni aspettiamo questo concorso formandoci con lo studio e con l’esperienza. E affrontarlo in sicurezza, tutti e indistintamente, senza discriminazioni, è un diritto e un dovere che il nostro governo deve garantirci.

Ogni docente che in questi giorni rinuncia alla possibilità di concorrere per la tutela del proprio stato di salute è una sconfitta e una vergogna per lo Stato repubblicano e per la Costituzione che la regola, la stessa che portiamo ogni giorno nelle coscienze dei nostri ragazzi.

Non voglio che queste parole siano etichettate come l’ennesima polemica infervorata e sterile contro quella che è stata definita la “ministra più attaccata”. Mi auguro, invece, che possano essere lo spiraglio di un dialogo aperto e costruttivo tra il Ministero e i docenti precari. Un dialogo che, ad oggi, non è mai stato aperto. Chiediamo ascolto, tutela e dignità. Chiediamo di interrompere rimandare il concorso straordinario avviato lo scorso giovedì per non esporre noi, i nostri familiari e i nostri studenti a un rischio troppo alto.

Itaca non è “proprio là”, Ministra. E neanche all’orizzonte. Siamo ancora in mare aperto, in balia della corrente e chiediamo solo di non essere attirati sugli scogli da chi ha il dovere di proteggerci, di remare nella stessa direzione per raggiungere, si spera al più presto, sponde sicure.

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