Concorso straordinario, Fioramonti all’attacco: “Non si metta a rischio la salute dei partecipanti

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L’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, su Facebook, torna sulla questione del concorso straordinario.

“È vero che per sanare il precariato è necessario immettere in ruolo docenti e immetterli in ruolo subito. Io per primo mi sono fatto promotore di questa battaglia, varando il decreto nel 2019 che ha reso possibile questo concorso. Ma per sanare tale problematica è necessario che venga garantito a tutti il diritto di partecipare nelle stesse condizioni, senza mettere a repentaglio la propria salute e quella degli altri”, scrive Fioramonti.

“Tutto ciò avrebbe avuto senso in un momento normale per il nostro Paese, e non in un momento di emergenza come quello che stiamo attraversando, in cui si chiede a tutti di “restare a casa”.  Per questo motivo il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha convenuto – tramite suo decreto – di sospendere lo svolgimento della prova di ammissione ai corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2020/2021, come si legge “già fissata al 30 ottobre 2020 […] rinviata a una successiva data, tenuto conto dell’evoluzione del quadro pandemico”, aggiunge.

“È quindi incomprensibile la posizione del Ministero dell’Istruzione, proprio nel momento in cui si chiudono tante scuole e si ricorre alla didattica a distanza per limitare gli spostamenti. Negli stessi giorni in cui i paesi europei iniziano a riadottare misure di blocco totale (e molto probabilmente lo faremo anche noi a breve), lo svolgimento di un concorso di tale portata rischia di ledere il diritto alla salute e quello alla partecipazione, dato che non si prevedono prove suppletive per chi non potrà spostarsi (anche se in quarantena obbligatoria). Teniamo conto poi che l’urgenza paventata dal Ministero non è nemmeno giustificata dall’immissione immediata in ruolo dei vincitori – poiché le tempistiche necessarie per la correzione delle prove non consentiranno il conseguimento della cattedra prima dell’anno prossimo-, senza così rispondere all’emergenza odierna di posti vacanti”, ribadisce.

 “L’emergenza avrebbe richiesto una selezione per titoli e servizio, come fatto in tanti altri settori. Non si è voluto fare per ragioni ideologiche, ma almeno si corra ai ripari ora. Altrimenti rischiamo davvero che tutto ciò venga percepito come un pregiudizio contro quegli stessi insegnanti sul cui lavoro si regge la Scuola e a cui ogni giorno chiediamo tanti sacrifici e dedizione per continuare a garantire l’istruzione dei nostri figli”, conclude.

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