Concorso straordinario 2020: l’insegnamento di religione cattolica non può essere previsto come titolo di servizio. Sentenza

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Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione III Bis, con la Sentenza 23 ottobre 2020, n. 10842, ha respinto il ricorso avanzato da una aspirante, la quale aveva impugnato il bando di concorso straordinario 2020: secondo la stessa l’insegnamento della religione cattolica doveva essere previsto come titolo di servizio.

La vicenda

Una donna ha impugnato la procedura concorsuale straordinaria per il reclutamento degli insegnanti 2020, nella parte in cui non prevede l’insegnamento della religione cattolica quale titolo di servizio, requisito necessario per accedere al concorso in esame. Il Tar Lazio ha ritenuto il ricorso infondato alla luce della giurisprudenza consolidata, analiticamente richiamata.

L’insegnamento di religione cattolica e di altre materie

Lo svolgimento dell’insegnamento di religione cattolica costituisce un’attività differente rispetto a quella consistente nello svolgimento di altra attività di insegnamento presso le scuole primarie e dell’infanzia: il rapporto tra insegnante “curriculare” e insegnante di religione cattolica, pur equiparato nei diritti e nello status, non è interamente intercambiabile, nel senso che l’insegnante di religione cattolica non può svolgere le medesime funzioni svolte dall’insegnante curriculare.

Il requisito del servizio nel concorso straordinario

In un concorso straordinario la previsione di un dato collegato all’esperienza professionale acquisita e al servizio svolto, con specifico riferimento al settore di riferimento e anche al sostegno, costituisce un parametro, da un lato, per inserire un criterio di merito collegato all’attività svolta, dall’altro, per delimitare il campo di applicazione della procedura straordinaria, coerente con la ratio di eliminare il precariato storico.

Il requisito concorsuale dell’esperienza professionale

La professionalità acquisita costituisce un fatto differente e ulteriore rispetto all’abilitazione professionale. La distinzione tra i due requisiti e l’inserimento del requisito integrativo dell’esperienza professionale acquisita, secondo il Tar, non appaiono ledere il principio di ragionevolezza, specie in un concorso, come quello di carattere straordinario, in cui è prevista una procedura semplificata e più agevole per lo svolgimento delle prove concorsuali, il requisito dell’esperienza biennale viene a rappresentare un importante parametro sulla base del quale valutare il merito e la capacità dei concorrenti. In sostanza, il requisito dell’esperienza professionale deve essere espressione del bene conseguibile col concorso e il venir meno del rapporto tra i due elementi (esperienza svolta e titolo conseguibile) rende, in astratto, il requisito dell’esperienza professionale inidoneo a esprimere sia il merito che l’esperienza professionale.

L’insegnamento di religione distinto da quello curriculare

L’insegnamento di religione secondo il collegio amministrativo rappresenta attività differente, ai fini del concorso straordinario, da quella c.d. curricolare, in quanto, a titolo esemplificativo, è sottoposta a modalità di svolgimento e di espressione della valutazione dell’alunno differenti da quella curriculare.

Lo status particolare

La disciplina inerente all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane di ogni ordine e grado (si veda, tra le tante fonti, Concordato del 11.02.1929 tra l’Italia e la Santa Sede e successivo accordo di revisione di cui alla L. 25 marzo 1985, n. 121), attesta che agli insegnanti di religione cattolica deve essere riconosciuto uno status particolare connesso non tanto alla tipologia di scuola ove prestano l’incarico di docenza quanto alla peculiarità della materia insegnata (Cons. Stato n. 5397/2000).

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