Concorso senza selezione? La scuola non è un ufficio di collocamento. Lettera

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Inviata da Carmela Nicolosi – Gentile Ministra, sono un’insegnante di un Liceo classico campano e scrivo a nome di un nutrito gruppo di docenti (alcuni già di ruolo, altri in attesa di immissione) che scambia le proprie opinioni sui gruppi social.

Vorremmo porre alla Sua attenzione il nostro punto di vista sulla questione “precariato”. Abbiamo la percezione che molti docenti inseriti nelle graduatorie d’istituto (terza fascia) oggi stiano approfittando della situazione di emergenza in cui versa il nostro Paese per rivendicare diritti inesistenti. Infatti, leggiamo quotidianamente sui giornali e sui social lamentele di colleghi precari, tra l’altro non provvisti di abilitazione all’insegnamento, che, in spregio a ogni principio meritocratico garantito dalla Costituzione, chiedono “ad alta voce” l’immissione in ruolo senza alcuna selezione, senza aver superato un concorso.

Riteniamo che tali richieste siano offensive nei confronti di chi, come noi, nei decenni, si è sottoposto alle procedure di reclutamento stabilite dalla legge, abilitandosi (con estremo sforzo economico in moti casi), superando corsi-concorsi (SISS) e concorsi a cattedra altamente selettivi (si pensi al concorso ordinario del 2012, in cui erano previsti una prova pre-selettiva, uno scritto disciplinare e un esame orale, oppure al concorso ordinario del 2016).

Leggiamo di docenti presenti nelle graduatorie di terza fascia addirittura da decenni, eppure negli anni è stata data loro la possibilità di abilitarsi e di fare concorsi a cattedra per ottenere il tanto agognato ruolo. Forse si occupavano di altro e adesso si sono riversati sulla scuola? Forse non hanno superato le selezioni? Noi crediamo che chi avanza tali pretese, ossia l’assunzione senza selezione, non abbia rispetto dell’istituzione scolastica e non abbia a cuore la formazione dei discenti.

Come pretendere di valutare gli alunni e nello stesso tempo cercare dei sotterfugi per non essere valutati?Noi pensiamo che i colleghi abbiano scambiato la scuola per un ufficio di collocamento, un ammortizzatore sociale, dimenticando che prima di tutto l’insegnamento è una vocazione.

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