Concorso secondaria, quesito dubbio su Isocrate nella prova A013. Il professor Lapini: “Il Ministero si scusi e dia per buone entrambe le risposte”

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Ancora segnalazioni di quesiti errati nelle prove scritte del concorso ordinario docenti di scuola secondaria di primo e secondo grado. Stavolta nel mirino una domanda contenuta nella prova per la classe di concorso A013, discipline letterarie latino e greco, svoltasi lo scorso 4 aprile. A spiegare l’inesattezza è Walter Lapini, professore ordinario di Letteratura greca all’Università di Genova, in un articolo sul Corriere della Sera.

Il quesito

Si tratta di un testo greco tratte dal par. 2 del discorso Contro i sofisti. Tradotto in italiano: “Chi potrebbe non detestare e insieme disprezzare prima di tutto coloro che si dedicano a dispute verbali? Essi affettano di cercare la verità, ma cominciano a mentire fin dall’enunciazione dei loro propositi”.

Ai candidati veniva chiesto di scegliere tra le quattro opzioni, quella giusta, secondo il MI, era la prima, la a).

Ma “togliendo la c e la d, che si escludono da sole” spiega Lapini, restano la a e la b. “Eppure si può accertare per tabulas che sia (a) sia (b) sono risposte ugualmente esatte. L’interrogazione retorica «chi potrebbe non» cela una prescrizione ex opposito: se i malvagi eristi sono dediti al falso, noi che siamo i veri educatori (compresi nel «chi» sono coloro che pensano giusto, che sono dalla nostra parte, con la nostra scuola) dovremo evidentemente fare il contrario: cercare la verità. Perciò è proprio questo che Isocrate sta dicendo: «il compito dell’educatore è la ricerca della verità». L’opzione (b) va benissimo“.

Nella a, l’opzione corretta per il Ministero, secondo il professore di Letteratura greca c’è qualcosa “di opaco, di disallineato, di dissimmetrico, perché «mentire fin dall’inizio» non vuol dire «fare false promesse». E qui sorge l’orrendo sospetto che in origine il quesito riguardasse le premesse degli eristi. Nel paragrafo precedente a quello assegnato, Isocrate parlava di «promesse», hyposcheseis, proprio nell’accezione di promesse educative. Nel paragrafo in parola, invece, parla di epanghelmata. L’epanghelma è lo «specchietto», il progetto, la base su cui si svilupperà il discorso, la premessa insomma“.

Quindi “solo mettendo «premesse» al posto di «promesse» – allora e solo allora – la risposta (a) acquisterebbe un vantaggio determinante sulla (b). Ma «promesse» fuorvia, e spinge il candidato a barrare (b)“.

E conclude Lapini: “Il minimo che il ministero possa fare (a parte scusarsi) è dare per buone sia la risposta (a) sia la risposta (b), a meno che non voglia selezionare i futuri professori di latino e greco con la monetina di Anton Chigurh“.

Il Ministero ha in queste settimane rivisto e corretto diversi quesiti per altre classi di concorso, rivalutando il punteggio per i candidati. Qui l’elenco

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