Concorso scuola secondaria 2019, più punteggio ai precari di terza fascia. Anief: una presa in giro

di redazione
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Comunicato Anief –  Tra gli emendamenti al “decretone” con disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, il Ddl 1018 relativo alla conversione in legge del decreto 28 gennaio 2019, n. 4, ve ne è anche uno che interviene sulla situazione dei docenti precari iscritti in terza fascia d’istituto con cui si vorrebbe raddoppiare il punteggio dei loro servizi svolti: il testo, in discussione in XI commissione al Senato, ha come primo firmatario il senatore Mario Pittoni (Lega), presidente della commissione Cultura della Camera, ma sono presenti – sottolinea Orizzonte Scuola – tutte le firme dei Senatori del Movimento 5 Stelle che compongono la VII Commissione cultura al Senato.

L’emendamento Lega -M5S

La proposta, che vorrebbe andare a rivedere l’articolo 14 del disegno di legge 1018, prevede che i docenti che parteciperanno al concorso a cattedra ordinario potranno godere nelle graduatorie di merito di un punteggio titoli posseduti fino al 40% di quello complessivo. Tra i titoli valutabili sarà particolarmente valorizzato il servizio svolto presso le istituzioni scolastiche, al quale è attribuito un punteggio fino al 50% del punteggio attribuibile ai titoli.

La presenza di tale emendamento in un provvedimento legato al reddito di cittadinanza e alla quota 100, prima reale apertura nei confronti dei docenti precari di terza fascia che da mesi chiedono un intervento per sanare la loro posizione, viene giustificata con gli effetti del pensionamento anticipato sul sistema scolastico e la necessità di svolgimento delle attività didattiche.

Il commento del Presidente Anief

Per Anief è una presa in giro, che segue alla cancellazione del concorso riservato. “Tanto valeva – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato già rappresentativo – aumentare la quota di accesso prevista dalla legge di stabilità, se proprio non si vuole stabilizzare il personale precario inserito in terza fascia d’istituto che ricopre molte delle 100 mila supplenze assegnate ogni anno. Oppure – continua il sindacalista – si sarebbe potuto organizzare un corso abilitante e inserirli nelle GaE. O, ancora, reclutarli dalla seconda fascia delle graduatorie d’istituto, come chiesto da tempo dall’Anief”.

“Il fatto che un emendamento del genere possa essere dichiarato ammissibile dentro una legge sulle pensioni, dimostra anche che la discussione degli emendamenti risente soltanto dell’umore e delle paure della maggioranza e non del merito dei provvedimenti presentati. La soluzione alla supplentite cronica che caratterizza l’Italia va collocata in specifici ambiti legislativi: riguarda, senza dubbio, il rispetto della direttiva dell’Unione Europea sulla stabilizzazione dei precari, quindi dentro la Legge Europea sul precariato”, conclude Pacifico.

Il sindacato autonomo ricorda che la Legge Europea, illustrata da Anief ai parlamentari del Senato, prevede che gli stati membri debbano provvedere alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile. Una soluzione che, tra l’altro, andrebbe anche a risolvere il problema delle 150 mila supplenze annuali o al termine delle attività didattiche.

Le richieste formulate da Anief alla politica

A ribadirlo, lo scorso autunno, chiamata ad esprimersi sulla sentenza C-331/17 Sciotto, è stata anche la Decima Sezione Corte di Giustizia Europea, che richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ricordato come gli stati dell’UE non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Invece, in Italia si continua proprio a fare questo. Tra l’altro, la strada dell’indifferenza intrapresa dallo Stato italiano, lo sta conducendo verso una sempre più probabile condanna: sono sempre più gli elementi utili a trasformare la denuncia Anief 4231/2014, pendente presso la Commissione europea sulla violazione dell’Italia della normativa comunitaria dei contratti a termine, in procedura d’infrazione.

Di recente, Anief ha chiesto anche di introdurre una specifica modifica al decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, il cosiddetto decreto Semplificazioni, attraverso un’audizione tenuta presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato: nell’istanza, il sindacato ha chiesto di andare a rivedere il comma 2 dell’articolo 10 del decreto Semplificazioni, sostituendo all’articolo 1, comma 792 della legge di bilancio 2019, lettera o), punto 2, le parole “10 per cento” con “50 per cento”: nella richiesta si è chiesto, di fatto, la stabilizzazione del personale docente non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso l’estensione della quota di posti riservata. Perché non è stata accolta?

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