Concorso scuola: risposta poco pertinente. Un giudizio capace di stroncare anche la prova migliore. Lettera

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Cortese Redazione di Orizzontescuola, Il Ministro della Pubblica Istruzione continua a ripetere al colto e all’inclita che la percentuale di bocciature nel concorso per l’immissione in ruolo nella scuola è fisiologica:

ognuno può valutare se l’ottanta per cento di candidati abilitati bocciati è una “percentuale fisiologica”. Vediamo allora una di queste bocciature: Classe di concorso A-19 Filosofia e Storia.

Devo premettere che ho conseguito un Dottorato di ricerca in Filosofia più di dodici anni fa’e che per oltre dodici anni sono stato membro di commissione d’esame per le discipline Storia delle Dottrine politiche e Filosofia politica in diversi dipartimenti universitari italiani. Successivamente ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento della Filosofia e della Storia nelle scuole medie superiori attraverso il primo ciclo del TFA, in un dipartimento diverso da quelli in cui ero membro di commissione d’esame. Da alcuni anni svolgo supplenze nelle scuole superiori per l’insegnamento di Filosofia e Storia.

Tralascio di fare considerazioni sulla prova di Filosofia nella quale, nonostante la sorprendente svalutazione di ognuna delle risposte ho raggiunto il punteggio di 29,6, sufficiente per superarla e mi concentro sulla prova di Storia, determinante per la mancata ammissione all’orale, nella quale ho conseguito il punteggio di 23,4.

Mi riferisco, per fare l’esempio più eclatante, alla domanda in cui bisognava impostare alcune lezioni sugli Stati islamici dal VII secolo d.C. fino al mondo contemporaneo: dopo una concisa rassegna che è andata dalla grande dinastia degli Abbassidi fino alle invasioni dei Turchi Selgiukidi e dei Turchi Ottomani, mi sono brevemente soffermato sull’assetto sociale e istituzionale dell’impero Ottomano e sulle cause del suo lento declino, accentuatosi dopo la sconfitta nell’assedio di Vienna. Sono poi giunto alla prima guerra mondiale e alla rapida descrizione dell’assetto degli Stati arabi nel Novecento. Tutto questo in diciotto minuti. Tale risposta mi è valsa appena 4 sul punteggio massimo 5,5: è evidente che, se ad ognuna delle cinque risposte inerenti il programma di Storia si leva un punto, è quasi impossibile superare la prova. Ciò che però è gravemente sconcertante non è solo la sostanza della valutazione ma anche la applicazione tecnica dei criteri: in primo luogo poiché ad ogni singola risposta corrisponde semplicemente un voto, non vi è né un giudizio analitico né la scomposizione del voto nei quattro criteri previsti dalla griglia di valutazione. Ma chiarificatore in senso definitivo sul “procedimento” di applicazione dei criteri è lo striminzito giudizio sintetico finale nel quale si legge:

Il candidato dimostra di aver risposto a tutte le domande. Nel complesso la trattazione risulta non sempre adeguata, evidenziando un’esposizione abbastanza chiara, ma poco pertinente.

Ora, è chiaro che qui le parole sono messe a caso, se il voto insufficiente dipende dalla scarsa pertinenza delle risposte agli argomenti proposti nelle domande: è sufficiente una lettura superficiale per verificare la stretta aderenza degli argomenti delle une con le altre. Ma soprattutto non c’è un solo riferimento specifico alle risposte che spieghi il giudizio di scarsa pertinenza: con questa tecnica qualsiasi prova, anche la migliore, può essere respinta senza dare spiegazioni; a prescindere dal merito sostanziale, come si fa a ritenere sufficientemente motivato, sul piano legale-formale, un giudizio cosi formulato? Sono queste le modalità tecniche del procedimento di valutazione in un concorso?

Credo che si possa concludere con tranquilla coscienza che se una parte delle bocciature è stata dovuta alla mediocre preparazione dei candidati, una quota altrettanto consistente di queste è dovuta alla inadeguata preparazione di commissioni improvvisate.

Enrico Marino

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