Concorso scuola docenti. Se le prove servono per selezionare buoni insegnanti, gli insegnanti del domani, io a costoro non voglio francamente, semplicemente, somigliare. Lettera

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Gentile redazione di OS, è la prima volta che vi scrivo, sebbene vi legga da molto, e non credo sia casuale che ne abbia avvertito l'esigenza proprio oggi.

Gentile redazione di OS, è la prima volta che vi scrivo, sebbene vi legga da molto, e non credo sia casuale che ne abbia avvertito l'esigenza proprio oggi.

Sono l'ennesimo docente abilitato reduce da una prima prova di un concorso (quello dell'ambito AD04, italiano, storia e geografia alle medie e superiori) semplicemente assurdo, ridicolo, umiliante e insensato. La lista di aggettivi da sciorinare potrebbe essere ben più lunga, ma del resto chi ci sta passando sa bene di cosa parlo, mentre chi, magari immerso nella supponenza e nella beata ignoranza-da-telegiornale, ha la fortuna di non averci nulla a che fare, non potrà mai capire.

Ma, allora, perchè spendere ancora delle parole, oltretutto in una sede in cui, alla fine dei conti, l'opinione pubblica, la massa, non ficca il naso? Forse per ribadire che siamo ancora qui, che oggi siamo entrati in classe, nonostante l'esperienza a dir poco kafkiana di ieri, e lo abbiamo fatto a testa alta, magari senza nascondere ai nostri alunni il fallimento e la frustrazione, ma col sorriso e la dignità, come sappiamo fare noi, che a volte ci prendiamo in giro appositamente di fronte agli studenti, illudendoli di governare un gioco di cui invece dettiamo noi le regole…

Lo abbiamo fatto anche per dare loro una lezione di serietà, impegno ed umiltà. Una "lezione di vita" di quelle che forse non sono più di moda, che parrà cosa da "Libro cuore", ma che credo di non esser stata l'unica a voler impartire. Solo poche parole, in classe, quelle che bastano per far vedere un adulto che "resiste", che fa del suo meglio, che fa il suo, anche quando le regole sono tutt'altro che chiare ed eque, anche quando viene messo alla prova in un gioco sporco. "Tutto fa brodo", tutto serve, tutto conta, nulla è davvero superfluo o inutile. Anche quando ti viene chiesto di partorire lezioni, verifiche, griglie di valutazione, "UDA", come fossero definizioni della settimana enigmistica o risposte da quiz televisivo. Anche quando il Pc che sei costretto ad usare, nel primo concorso "Computer based" della storia della Repubblica, si "impalla" dopo 30 minuti facendoti perdere le risposte, la calma, e, per pochi minuti, la speranza. Anche quando ti senti un automa, più che un docente e persino una persona, di fronte ad un timer che scorre inesorabile al ritmo delle dita che battono impazzite sulle tastiere che ti circondano.

Ieri, avendo avuto la "fortuna" di dover ricominciare la prova da capo e di aspettare una mezzora buona cercando di mettere ordine nei pensieri, senza cedere al panico o alla disperazione, ho potuto vederli, di spalle, i colleghi che continuavano la loro prova. Non del tutto indisturbati, certo, ma ligi al loro "dovere", nel tentativo disperato di scrivere quanto più possibile, nella maniera quanto più sensata, dimostrando quanto (pareva) dovessero dimostrare. Una mi ha persino scambiata per un membro della commissione, per un attimo, e mi ha chiesto se potessi risolvere un dubbio riguardante chissà cosa. Ho sorriso, incredula, cercando di spiegare, ma mi è stato detto che non avrei potuto nemmeno comunicare con gli altri candidati. Si capisce! Ma, altrettanto sicuramente, a quel punto, non avrei dovuto nemmeno essere seduta con le mani in mano aspettando di rifare una prova che, in ogni caso, non avrebbe valutato nè le mie "conoscenze" (già testate, del resto, nel corso di un durissimo TFA) nè le "competenze" didattiche, nè, tantomeno, la mia persona.

Una persona, un docente, un professionista la cui tenacia, la cui voglia di fare, la cui perseveranza sfuggono alle impalpabili "griglie di valutazione di tutti i concorsi pubblici" di cui ha ricordato la Giannini, ma che fanno la differenza, ogni giorno, per sè e per gli altri.

Sarà probabilmente questo, anzichè "il ruolo", il mio guadagno, e chi sa quanto ancora resisterò e resisteremo, in questa "Buona scuola". Sarà probabilmente solo questa, in mezzo a mille frustrazioni e fatiche ingrate, la soddisfazione derivante da mesi di studio, preoccupazioni e tentativi di capire in che modo avrei potuto far fronte al meglio a quanto mi sarebbe stato richiesto.

Ma non voglio metterla troppo in tragedia: posso davvero dire, in tutta onestà e serenità, che se davvero una prova come quella di ieri è valida per selezionare dei buoni insegnanti, gli insegnanti del domani, io a costoro non voglio francamente, semplicemente, somigliare.

 

Federica Villa
Docente abilitata classe A11 (ex A051) TFA II ciclo

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