Concorso scuola docenti, Gissi: MIUR condizionato TAR per non ammettere ricorrenti. Molti docenti rischiano out da insegnamento, ci vuole un tavolo tecnico

Stampa

Sui possibili scenari che potrebbero aprirsi per i concorrenti del concorso scuola docenti 2016 interviene la segretaria di Cisl Scuola Maddalena Gissi.

Sui possibili scenari che potrebbero aprirsi per i concorrenti del concorso scuola docenti 2016 interviene la segretaria di Cisl Scuola Maddalena Gissi.

Dottoressa Gissi, il concorso è appena cominciato e i primi colpi di scena hanno già avuto luogo. Pensa che ce ne saranno altri?

“Ci troviamo di fronte a contraddizioni annunciate da tempo, che il Miur avrebbe facilmente potuto prevedere e governare. Già all’epoca del bando presentivamo gli scenari che vediamo in queste ore. Un concorso che doveva nascere per stabilizzare i precari in realtà, come ha fatto rilevare anche il Tar in una delle sue ordinanze, non tutela di fatto nessun percorso privilegiato. Ricordo che il bando non è stato oggetto di alcuna informativa, i sindacati hanno avuto soltanto informazioni generiche sui numeri, né il Miur nel redigerlo ha tenuto conto delle critiche del Cspi. Io considero l’intera procedura un errore, un provvedimento sbagliato fin dal primo momento, finalizzato solo a dare un’immagine di grande efficienza. Si legge benissimo tra le righe anche il forte condizionamento che il Miur ha esercitato sul Tar, l’aver rigettato il decreto cautelare che ammetteva i ricorrenti a sostenere le prove con riserva prima dell’inizio della selezione la dice lunga. Bisogna adesso capire chi darà la linea, se la plenaria o i giudici monocratici, se ci sarà un orientamento uniforme, ma una cosa è certa, il concorso sta mettendo in evidenza l’incapacità del governo di guardare alla scuola con l’attenzione dovuta, scuola che finora è stata solamente strattonata per motivi di immagine e per dare l’idea di una comunicazione veloce. Adesso abbiamo bisogno di regole certe”.

Di regole certe in questo momento gli abilitati iscritti al concorso ne vedono ben poche… Cambiano i compensi dei commissari, per non parlare dell’alone di mistero che avvolge le griglie di valutazione.

“Quella dei compensi è un’altra vicenda ampiamente opinabile. Inizialmente erano state decise cifre da lavoro agricolo in nero, ma averle incrementate sottraendo risorse alle scuole non è certo una buona soluzione. Una parte di quei soldi avrebbe potuto essere impiegata, per esempio, per le supplenze del personale Ata, da mesi in trincea a causa dei tagli e delle difficoltà di sostituzione volute dalla legge finanziaria. Riguardo alle griglie, gli stessi candidati valutino se la loro capacità professionale può essere accertata e misurata in questo modo. Non mi sembra intellettualmente onesto giocare con la vita delle persone”.

Ad ogni modo lei sembra convinta che il concorso andrà avanti.

“A questo punto si metteranno in campo soluzioni posticce, con la consapevolezza che i tribunali contribuiranno a una gestione schizofrenica della procedura, mentre la soluzione sarebbe stata facile e a portata di mano, un concorso riservato”.

Di concorso riservato il Pd non ha mai voluto sentir parlare.

“Bisognava essere più lungimiranti, avere buone orecchie per ascoltare le forze sociali e i consigli che persone autorevoli anche nell’ambito della magistratura avrebbero senz’altro potuto e saputo dare. Ricordiamoci che la scuola è un comparto che conta un milione di lavoratori, persino Marchionne ci lascerebbe le penne, non si può pensare di gestirlo in maniera semplicistica, vincolati agli annunci a effetto”.

A questo punto che cosa si augura?

“Mi auguro che piano piano venga fatta chiarezza, sono molto dispiaciuta per i concorrenti che hanno sostenuto percorsi abilitanti a fronte di moltissimi sacrifici, che per anni hanno permesso il buon funzionamento della scuola e che ora vedono messo in discussione il loro diritto a entrare stabilmente nella scuola. Ma il pensiero va anche ai docenti che non sono in possesso di abilitazione e che hanno maturato i 36 mesi di servizio”.

Presto, tra l’altro, le regole per l’accesso alla professione cambieranno e le categorie di lavoratori che lei citava potrebbero trovarsi fuori sia dal vecchio sia dal nuovo sistema di reclutamento.

“Sul nuovo sistema di reclutamento vorremmo l’apertura immediata di un tavolo tecnico, ma il Ministro ha precluso qualunque tipo di interlocuzione; non ci vediamo dal 23 settembre, da quel momento alle nostre richieste reiterate di incontro non c’è stata risposta alcuna. Sul reclutamento andrebbe fatta una riflessone generale: si vuole un impianto universitario con percorso di apprendistato le cui modalità non sono ancora ben definite. Con quale remunerazione, con quale tipo di prospettiva un giovane dovrà impegnarsi su un percorso così specialistico, lungo e accidentato? Siamo sicuri che possa essere considerato appetibile se poi ha come punto d’arrivo uno stipendio di 1300, 1400 euro in media? Il Ministro Giannini dovrebbe seguire l’esempio della sua collega della Salute, Beatrice Lorenzin, che si sta impegnando seriamente per rendere allettanti le carriere della ricerca medica in Italia.

Per concludere, vorrei ricordare al ministro Giannini che il nostro sciopero inizialmente proclamato per il 23 maggio (abbiamo deciso di spostarlo ad un’altra data per non ostacolare le celebrazioni dell’antimafia in onore della memoria dei giudici Falcone e Borsellino) non ha nulla di singolare: è il solo strumento che i lavoratori hanno a disposizione per far tornare nella scuola quei diritti che di fatto la Buona Scuola, con provvedimenti ambigui come il bonus e la chiamata diretta, sta mettendo fortemente in discussione”.

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur