Concorso scuola docenti 2015. Giannini promette bando fine 2015 per 63.784 posti a bando, ma riservare 40% posti a 540 giorni di servizio

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Per il sindacato Anief, è un grave errore non riservare il 40% dei posti banditi a chi ha 540 giorni di servizio e non garantire la partecipazione ai giovani laureati nel rispetto del principio d’affidamento.

Per il sindacato Anief, è un grave errore non riservare il 40% dei posti banditi a chi ha 540 giorni di servizio e non garantire la partecipazione ai giovani laureati nel rispetto del principio d’affidamento.

Assurdo lasciare fuori i docenti già di ruolo che intendono cambiare materia o grado di scuola. Inoltre, durante questo ulteriore tempo di attesa di revisione del regolamento della selezione nazionale, si sarebbero potute approvare una serie di punti, come la riforma dell’infanzia (+25% di organico), ampliare l’organico di sostegno (+ 30% in organico di diritto), ripristinare il tempo scuola tagliato negli ultimi anni (+ 20% organico) e stabilizzare il precariato (oltre 80mila supplenti già selezionati e qualificati).

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): siamo pronti ad impugnare tutti i passaggi che escludono i docenti aventi pieno diritto a partecipare a questo concorso. La verità è che questo governo non solo non ha abbattuto la supplentite, ma è riuscito nell’impresa di far lievitare addirittura il già alto numero di ricorsi nella scuola.

Non sempre le leggi in Italia sono approvate per essere portate a termine. Anche nella scuola. Dove l’attesissimo concorso “per l'assunzione a tempo indeterminato di personale docente per le istituzioni scolastiche ed educative statali”, come indicato nel comma 114 della Legge 107/2015, non ha avuto compimento entro termini stabiliti, i quali erano fissati “entro il 1 dicembre 2015”. Gli oltre 63mila nuovi docenti, ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, dovranno attendere la fine del 2015.

L’occasione era buona, sostiene il sindacato, per approvare, prima del via libera al concorso, la riforma dell’infanzia (prevedendo un incremento del 25% dell’organico attraverso anche un anno ‘ponte’ con la primaria), ampliato l’organico di sostegno (anche in questo caso con un incremento del 30% dell’organico di diritto, attraverso l’assunzione dei precari specializzati su tutti i 33mila posti vacanti), ripristinato il tempo scuola tagliato negli ultimi anni (con un incremento del 20% organico, lo stesso che era stato cancellato delle riforme Gelmini-Berlusconi), stabilizzato il precariato (oltre 80mila supplenti tutti già selezionati e qualificati).

Il problema è che questo periodo di “riflessione”, per la messa a punto del regolamento definitivo del concorso, non servirà nemmeno a migliorarne i contenuti, in particolare i requisiti di accesso. Al sindacato risulta, infatti, che i docenti non di ruolo non verranno tutelati. Ancora una volta in barba alla normativa europea. Perché il Miur anche in questa tornata concorsuale continuerà a negare una sessione loro riservata, per l’accesso sul 50% dei posti vacanti. Come non sembra che vengano valorizzate nella valutazione finale, sia le abilitazioni conseguite a numero programmato sia il servizio di almeno 180 giorni svolti come docente precario.

Il giovane sindacato, che continua ad avere seri dubbi sullo svolgimento del concorso sulla base delle nuove classi concorsuali, ricorda prima di tutto che l’articolo 35, comma 3-bis, lettera a del decreto legislativo 165/2001, introdotto con la Legge di stabilità 147/2013, riconosce la possibilità di indire un concorso pubblico con riserva, nel limite del 40% dei posti banditi, ai dipendenti a tempo determinato che, alla data di pubblicazione del bando, abbiano maturato almeno tre anni di servizio presso la stessa amministrazione pubblica che emana il bando di concorso. Una norma, tra l’altro, ribadita dalla Funzione pubblica, con la Circolare 5/2013, che ha disegnato il quadro normativo entro il quale le PA si devono muovere dal 2014 per l'assunzione di personale, alla luce delle novità introdotte dal Dl 101/2013.

Allo stesso modo, non hanno modo di gioire neppure i giovani laureati che aspirano all’insegnamento, non ammessi alla selezione perché non abilitati. Risultano delusi pure i docenti già di ruolo che intendono cambiare materia o grado di scuola, i quali, pur in presenza di sentenze definitive di Tar e Consiglio di Stato ottenute dall’Anief, non verranno ammessi.

Anief ribadisce, poi, che se la Legge 107/2015, facendo riferimento al Testo Unico, recita che al concorso a cattedra possono partecipare solo gli abilitati, è pacifico che questa riserva possa valere solo dalle prossime immatricolazioni perché lede il principio di affidamento maturato da tutti coloro che sono laureati o comunque iscritti ad un corso universitario. Invece, l’amministrazione non sembra aver tenuto conto delle sentenze sulla materia: se è vero, infatti, che il Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297, a partire dall’articolo 399, limita l’accesso agli abilitati, è altrettanto vero che tale disposizione è stata superata già nel “concorsone” del 1999: una sentenza del Consiglio di Stato, infatti, stabilì che potevano partecipare anche tutti i laureati sino all’emanazione del bando di concorso. E tale pronunciamento, favorevole al libero accesso di coloro che sono in possesso del regolare titolo accademico richiesto per l’accesso al concorso, è stata di recente ribadita, sempre dal Consiglio di Stato attraverso la sentenza 15/2015, in occasione dell’ultimo concorso a cattedre con D.D.G. per il Personale Scolastico n. 82 del 24 settembre 2012. Che, non a caso, è stato aperto a tutti i laureati.

Allo stesso modo, risultano delusi i docenti già di ruolo che intendono cambiare materia o grado di scuola: pur in presenza di sentenze definitive del Tar e del Consiglio di Stato, ottenute dall’Anief, non verranno ammessi. Eppure le sentenze su questo genere di ammissioni dicono ben altro.

“Se le cose stanno così – annuncia Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – noi siamo pronti ad opporci, impugnando tutti i passaggi che escludono i docenti aventi pieno diritto a partecipare a questo concorso. La verità è che questo governo non solo non ha abbattuto la supplentite, ma è riuscito nell’impresa di far lievitare addirittura il già troppo alto numero di ricorsi nella scuola”.

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