Concorso scuola abilitante: perchè non farlo diventare per titoli e pratica sul campo? Lettera

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Inviato da Tommaso Stano – Sono un docente impegnato nella scuola secondaria paritaria da quattro anni, e come tanti colleghi mi sono iscritto la scorsa estate al concorso straordinario abilitante e all’ordinario.

Rivolgo questa mia lettera a tutti coloro che lavorano nel mondo della scuola, e perchè no, spero la possa leggere anche la nostra ministra Azzolina o chi gestisce oggi il mondo della scuola.

Data la situazione di pandemia che stiamo vivendo e i continui rimandi dei concorsi mi domando perchè non fare in modo che la procedura abilitante diventi una procedura per titoli pensata per chi già lavora nella scuola. In particolare si potrebbe istituire una commissione che giudichi l’operato del docente durante l’anno, una procedura simile a quella già implementata nella scuola statale nel famoso anno di prova, prima della conferma del ruolo.

Da quello che ho letto il concorso ordinario è stato pensato per i neolaureati, invece lo straordinario per il ruolo è stato pensato per chi lavora da almeno tre anni esclusivamente nella scuola statale, infatti da tale concorso è stato escluso chi, come il sottoscritto, lavora da più anni nella scuola paritaria, forse tralasciando il fatto che anche i docenti che lavorano nella scuola paritaria svolgono comunque un servizio per la comunità e per lo Stato, tant’è vero che da quattro anni accompagno i miei studenti del liceo non ad un generico esame ma all’esame di STATO, lavorando per lo Stato! Eppure si è pensato stranamente di differenziare chi ha lavorato nel paritario da chi ha lavorato nello Stato.

Tralasciando questo dettaglio, supponendo che sia giusto che chi ha sempre lavorato nello Stato consegua la docenza presso la scuola statale, mi domando perchè gli altri debbano aspettare chissà quale data per poter ricevere una semplice abilitazione, tenendo presente che è da almeno 5 anni che non è più possibile conseguire l’abilitazione o partecipare a concorsi per l’insegnamento. Poi era nata la procedura FIT che ci aveva visti impegnati nel conseguimento dei famosi 24 CFU nelle materie psicologiche, didattiche, antropologiche, pedagogiche. Bene, questi esami sono stati svolti e mi domando perchè non siano già sufficienti, e non possano già questi costituire maggior peso per la procedura di abilitazione.

Tutto questo credo che possa snellire le procedure e le tempistiche rallentate dalla lungaggine burocratica e ovviamente dall’attuale situazione di pandemia. Sono d’accordo sulla meritocrazia dei docenti come sostenuto dalla ministra Azzolina, ma credo che sia un passo indietro andare a giudicare l’operato di docenti che già lavorano da anni nel mondo della scuola, per conferire loro, non il fatidico ruolo, ma la semplice abilitazione per quello che già fanno da anni in classe.
Magari si potrebbe pensare alla formazione in itinere, fornendo maggiori strumenti, stimoli e spunti a tutti noi docenti, oppure affiancando magari un docente tutor ad un docente più giovane. Del resto da docente impegnato nella scuola da quattro anni penso che la vera palestra per la nostra abilitazione sia stata e sia ancora la classe.

Io credo che l’abilitazione ce la siamo meritata sul campo, soprattutto in questo ultimo anno in cui molti docenti hanno dovuto lavorare con varie difficoltà mettendosi a disposizione della scuola, adoperando i propri mezzi, costituendo un vero spiraglio di luce in questo complesso anno.
Spero di essere compreso, non come voce isolata, ma come portavoce di tantissimi altri colleghi docenti che si trovano nella mia situazione.

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