Concorso riservato, Anief: precari da 20 anni prima sfruttati, ora umiliati

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Comunicato Anief – Usati, sfruttati, umiliati: sono i precari della scuola statale italiana.

Costretti a svolgere concorsi alle soglie dei cinquant’anni, con due decenni e oltre di supplenze alle spalle, da tempo abilitati, formati e selezionati. Tante di loro, stiamo parlando in prevalenza di donne, sono uscite da quella valutazione con tanta amarezza. Perché l’esito della prova ha un’incidenza diretta con l’immissione in ruolo.

UN VOTO IMPORTANTE

“Il fatto che la prova orale fosse non selettiva non significava che effettuarla male o bene fosse la stessa cosa: un voto basso infatti può determinare una posizione in graduatoria tale che per arrivare al ruolo ci vorranno anni”, ricorda oggi la rivista specializzata Orizzonte Scuola. Questo perché “le graduatorie del concorso straordinario infanzia e primaria indetto con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018 sono infatti utilizzate dopo le graduatorie del concorso 2016”. In questo contesto, “numerose sono state le polemiche sulla prova, numerosi docenti hanno contestato le valutazioni della commissione, ritenendole inadeguate rispetto alla loro preparazione”.

LE TESTIMONIANZE

“Mi voglio unire al coro di tutti gli insegnanti che si sono sentiti umiliati e maltrattati da commissioni giudicanti che avevano come obiettivo solo vessare e maltrattare noi precari”, scrive una maestra, secondo la quale “sarebbe stato corretto mettere voti mediamente alti e far decidere all’esperienza e agli anni di servizio, per far passare di ruolo prima chi lavora da anni”, invece “si è pregiudicato il risultato della prova di molti con voti umilianti”. Un’altra docente lamenta che “fin dalle prime sessioni d’esame, infatti, si è notato un criterio di valutazione molto rigido, con voti estremamente bassi. La procedura si è conclusa lasciando a molti, troppi, insegnanti una profonda amarezza per aver ricevuto voti inferiori al 10 (in una scala da 0 a 30)” e per questo si unisce “a tutte quelle colleghe che si sono sentite umiliate dalla commissione”.

“E’ mai possibile – si chiede un gruppo di docenti – che in ogni sessione giornaliera, più della metà delle candidate abbia ricevuto un voto inferiore a 15, con frequenti 1, 2, 3, 4? Considerato che la prova si basava soprattutto sull’esposizione di una lezione simulata, realizzata su una traccia specifica, estratta il giorno precedente, e quindi di carattere non oggettivo, ma volta ad evidenziare, semmai, le metodologie didattiche utilizzati dagli insegnanti, non si spiega come così tanti, fra loro, siano stati penalizzati da voti così impietosi”.

Un’altra maestra scrive: “Mi è stato dato zero. Posso solo aggiungere che che insegno da 20 anni e ho imparato che durante una qualsiasi interrogazione faccio parlare, mi confronto, spiego gli eventuali errori e valuto il materiale a supporto che mi viene portato anche se non obbligatorio. Questi aspetti, che reputo fondamentali, durante il mio esame, a mio giudizio, sono venuti meno. Cosa può essere accaduto? Una prova non valuta venti anni di insegnamento, o venti anni di insegnamento non sono sufficienti per una prova non selettiva?”.

IL COMMENTO DELL’ANIEF

Anief si dichiara solidale con i tanti docenti della scuola pubblica italiana sottoposti a questo genere di esperienze, che tra l’altro in due casi su tre non porteranno all’immissione in ruolo, considerando anche che in alcune regioni serviranno 60 anni per smaltire le attuali graduatorie utili per le assunzioni. Ecco perché il giovane sindacato, dallo scorso mese di marzo, continua a chiedere l’emanazione di un decreto urgente che dia il via alla riapertura delle GaE, del doppio canale di reclutamento e all’assunzione di tutti gli idonei, anche fuori regione.

LE LAMENTELE (dal sito internet Orizzonte Scuola):

Concorso straordinario infanzia e primaria, vent’anni di supplenze ma il ruolo può essere lontano

Concorso straordinario infanzia e primaria, voti bassi. Maestre: per commissione grave non essere esperti in ipertesto

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