Concorso religione cattolica, che fine ha fatto? Favilla: “I docenti non possono più aspettare”

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Che fine ha fatto il concorso di religione cattolica? Se lo chiede Giuseppe Favilla, segretario generale Fensir, che riflette sul tema tramite un comunicato stampa che pubblichiamo integralmente di seguito.

Lo scorso 29 giugno veniva pubblicata la legge 79 che prevede all’art. 47 comma 9 la modifica dell’art. 1bis legge 159/2019, il famoso e contestato, giustamente, emendamento Toccafondi che prevedeva dopo beh 16 anni dal primo ed ultimo concorso del 2004, un concorso ordinario selettivo. 

Il neo articolo 47 comma 9, di fatto, anche se non pienamente, dà una risposta al precariato. Si tratta di una risposta soddisfacente? Possiamo definire tale affermazione una risposta piena alle istanze del personale docente incaricato annuale, precario da lungo corso oppresso da una precarietà endemica? Assolutamente no, ma è stato accettato perché contiene una speranza: la graduatoria che si determinerà sarà ad esaurimento. 

Contestato precedentemente perché non ho definito il risultato ottenuto (un concorso straordinario per il 50% dei posti liberi in organico) come eccellente, oggi più che mai convinto, che, ogni mese che passa, non solo si possa considerare non eccellente quanto ottenuto ma nemmeno un “risultato”, infatti ad oggi non si è ancora mosso nulla. 

Il bando dovrà essere preceduto da due passaggi fondamentali: un decreto del Ministro dell’Istruzione e da una autorizzazione del contingente che, rispetto a quello del 2021, è cambiato e dunque non rispecchia più il numero effettivo dei posti liberi previsti nell’organico del 70%. I posti autorizzati il 20 luglio del 2021 erano 5116. Posti autorizzati per il solo concorso ordinario, dunque di certo, salvo deroghe, procedere ad una nuova autorizzazione di posti oppure dividere gli stessi tra concorso ordinario e straordinario. Sarà compito del Ministro o del Direttore generale. Di certo la norma di legge (art. 47 comma 9 lettera b) non prevede che il ministro dell’istruzione individui i posti messi a concorso ed esperienza vuole, sarà il ministro della Funzione Pubblica a richiedere il contingente da mettere a concorso, sia nel caso del concorso ordinario che straordinario. 

Nella fase successiva, invece, sarà il Ministro, con proprio schema a chiedere una valutazione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), a definire i limiti entro il quale il Direttore Generale dovrà poi emanare il bando. Tale Decreto Ministeriale, se passerà indenne, la valutazione da parte del CSPI, considerando che quello che esprime il Consiglio è solo un parere non vincolante, sarà la base del bando e da lì a qualche settimana al massimo si inizierà la vera e propria procedura concorsuale e che dovrà, ma non è perentorio, chiudersi entro un periodo tale da permettere a partire dall’anno 2022/2023 (giuridico) l’assunzione dei docenti di religione a tempo indeterminato. 

Dopo questa lunga e forse anche non entusiasmante premessa, mi domando: ma questi concorsi, ordinari e straordinari, si vogliono veramente? C’è una volontà politica ed ecclesiastica (non ecclesiale perché è altro)? Come mai nessun ordinario diocesano ha accolto favorevolmente oppure criticamente il provvedimento di modifica dell’art. 1bis? Come è possibile che ancora una volta, modificato il tutto, con Decreti Ministeriali che vengono pubblicati nonostante a breve si insedierà il nuovo governo, proprio lo 

schema del decreto per il bando non veda la luce? Ebbene sono domande legittime e soprattutto le risposte dovrebbero essere doverose e non fumose da parte di chiunque. 

Il 10 ottobre, in qualità di segretario della Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca (FeNSIR) di concerto con il Segretario Nazionale del Sair – nuovo Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione, invieremo una lettera di chiarimenti al Ministero dell’istruzione, perché riteniamo che sia giunto il momento di avere delle risposte dal governo e non solo una norma che si sta rivelando come la legge 186 ancora una volta una falsa speranza. 

Non possiamo più aspettare. I docenti incaricati annuali, vittime di ingiustizia e disparità volutamente pianificata da chi è da anni al governo, senza distinzione di colore politico, chiedono che sia inizio subito al percorso di stabilizzazione, quel percorso tracciato dalla legge 79/2022, che seppur non pienamente soddisfacente, di fatto è un primissimo passo per colmare le disparità. 

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