Concorso ordinario: una selezione basata più sulla “fortunacrazia” che sulla meritocrazia. Lettera

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Inviata da Alessandra Solimine – Carissimo orizzonte scuola o carissimo Ministero? Devo ammettere che mi sono chiesta più volte come iniziare e soprattutto a chi indirizzare questa lettera, poi ho preferito lasciar perdere le formalità e arrivare subito al dunque. Mi presento! Sono una docente di italiano, storia e geografia che da tre anni insegna in un fantastico istituto comprensivo a dei ragazzi altrettanto fantastici e che tra pochi giorni si appresterà a svolgere la tanto attesa ma altrettanto temuta prova scritta del concorso ordinario per docenti.

Questo concorso per molti è una grandissima opportunità ma rischia di rimanere tale. Altro che procedura semplificata! Questa modalità di svolgimento non premia la bravura e rischia di demotivare e sfiduciare gli stessi docenti (me compresa) che fino a questo momento hanno insegnato nelle scuole, lavorando con passione, si sono cimentati con la Dad, mettendosi alla prova con una modalità di insegnamento nuova e hanno sempre prestato attenzione ai bisogni, alle necessità e al bene dei ragazzi.

Questi stessi docenti ora si trovano a essere valutati in un concorso basato su programmi vastissimi che vanno dalle origini alla storia contemporanea. 50 quesiti volti a verificare la conoscenza dei candidati… Si ma quali conoscenze!? Mnemoniche! (Non diciamo continuamente che studiare a memoria non serve a niente!?) La conoscenza di qualsiasi data, di qualsiasi evento, di qualsiasi guerra, pace o concordato. Per non parlare degli autori! Anche in questo caso dalle origini ai contemporanei ma soprattutto autori noti e altri “perfetti sconosciuti”, dunque né oggetto di insegnamento né di studio all’università, di questi si richiede la conoscenza di luogo e data di nascita ma anche luogo e data di morte nonché la data di tutte le opere o di quando
hanno ricevuto il premio Nobel. Date, date e solo date! La scuola non è fatta di date, è fatta di aspetti pratici che servono per il futuro, per la vita. Per non parlare dei cinque quesiti di informatica e dei cinque di inglese. È vero che le tecnologie informatiche sono importantissime e un validissimo supporto per docenti e discenti ma a scuola si usano lim, computer o schermi touch screen; non importa ai fini dell’insegnamento se in “Base di Open Office” o in “Access di Microsoft” la dimensione massima di una colonna di tipo testo in una tabella ha dimensione massima 63, 511, 255 o 127.

Quanto all’inglese, lingua essenziale sì, testi lunghi di argomenti settoriali non riguardano di certo il docente di lettere che si esprime e insegna in italiano, non in inglese! E se vuole comunicare qualcosa magari lo fa per una comunicazione essenziale che possa riguardare la presentazione di sé stesso o il cibo o le indicazioni stradali, insomma gli aspetti più pratici.

Qualcuno mi ha risposto dicendo “Ma loro devono selezionare” … Bene, facciamo un passo indietro. Il termine “selezionare” per definizione significa «Scegliere da un gruppo gli elementi migliori o più adatti a certi fini». Fermo restando che i quesiti a risposta multipla non sono la soluzione migliore; una “selezione” di questo tipo, ahimè, non ha niente a che vedere con la
meritocrazia, perché si basa più sulla “fortunacrazia” (l’Accademia della Crusca mi perdoni!). Un bravo insegnante non è quello che conosce la costituzione del Nepal o il referendum del 2016 dello Zimbabwe o il piano quinquennale cinese. Non si può pretendere dai docenti un nozionismo di questo tipo, sia perché non sono argomenti trattati sia perché la scuola non è questa!

La scuola non è solo un edificio, è molto di più. La scuola è vita! La scuola è passione! La scuola è una sfida che mette continuamente in gioco e alla prova alunni che sperimentano attivamente e docenti che cercano in tutti i modi di interessare, motivare i ragazzi per lasciare loro degli insegnamenti educativi oltre che formativi. La scuola è il futuro e prepara ad affrontarlo, forma i cittadini, i giovani sono il futuro e di certo non li possiamo formare con le date o con il nozionismo!
Altrimenti sì che la scuola diventa solo un luogo fisico e non certo di apprendimento! SE NON C’È MOTIVAZIONE NON C’È APPRENDIMENTO!!! Il bravo insegnante si riconosce dalla passione che ci mette nel fare le cose e nel coinvolgere i “suoi ragazzi”, perché per chi insegna con passione non sono più solo semplici alunni ma ragazzi…

Poi ci lamentiamo che l’uomo non ha capito niente dalla storia e continua a ripetere gli stessi errori o in questo caso orrori, come la guerra. Non è questa la scuola che ci piace e non è questa la scuola che i nostri ragazzi devono avere…

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