Concorso ordinario secondaria: tra gerundio e linguistica testuale, l’Accademia della Crusca individua errori nei quesiti di lingua italiana

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Concluse a maggio le prove scritte del concorso secondaria di primo e secondo grado. Per alcune classi di concorso le graduatorie sono state già pubblicate. Nel frattempo continuano le segnalazioni di errori e quesiti dubbi che i candidati si sono trovati durante le prove. Il Ministero per alcune cdc ha riconosciuto gli errori e ricalcolato il punteggio dei partecipanti.

Stavolta a riconoscere gli errori nelle domande proposte ai candidati del concorso è l’Accademia della Crusca, che prende in considerazione domande sulla lingua italiana.

Tra i quesiti per la A022, c’era

Qualcosa non va. Per il Ministero la risposta esatta è la d. “Tuttavia – spiega l’Accademia -, anche la risposta a (“Verbi che per dare senso compiuto alla frase hanno bisogno di accompagnarsi ad altri verbi”), quella indicata da chi ci ha scritto, non si può considerare erronea, dal momento che il verbo fraseologico può essere considerato tale solo se unito a un altro verbo. Si potrebbe dire, in una gerarchia di correttezza, che la risposta d è più precisa della a, ma in una prova a soluzione multipla ciò non è ammissibile: la risposta corretta deve essere una sola e il “distrattore” deve comunque contenere un errore che le persone più preparate siano in grado di cogliere per scartarne la scelta”.

E poi altro quesito, sempre di lingua italiana

Anche qui le risposte corrette sembrano essere più di una: “Non c’è dubbio che l’unica risposta certamente errata è la d. Ma accanto alla risposta a, quella indicata come corretta dal Ministero e che è senz’altro tale, anche la risposta b non può considerarsi errata, in quanto “faranno venire” è una struttura verbale perifrastica, e dunque si può parlare di funzione fraseologica del verbo fare in questo contesto. Forse potrebbe essere ammessa perfino la c (indicata da chi ci ha scritto), visto che la terminologia sul tema dei verbi modali non è uniforme nella manualistica e nella letteratura in materia”, commenta l’Accademia.

Ma non è finita. C’è anche la questione gerundio

La risposta per il MI è la d, “il che – con riferimento alla frase presentata all’inizio – è certamente vero”, dicono gli accademici. “È un po’ meno vero se guardiamo all’uso concreto, che ammette, per esempio, il gerundio con valore conclusivo sul piano testuale: “Riassumendo, la situazione è questa” (e a riassumere non è certo la situazione); o anche in relazione con un verbo al passivo: “L’edificio è stato restaurato conservando il più possibile il materiale autentico” (non è stato certo l’edificio a conservare, bensì chi lo ha restaurato); o in altri casi ancora, che sono però da considerare substandard. Ma non c’è dubbio che anche in questo caso la risposta a (data da chi ci ha scritto) non si possa considerare errata, in quanto, sul piano temporale, il gerundio presente (o semplice) della frase subordinata implicita che introduce esprime la contemporaneità dell’evento rispetto al verbo della principale, diversamente dal gerundio passato (o composto). Le due risposte non sono incompatibili: la d si riferisce all’accordo sintattico, la a al rapporto temporale tra i due verbi. Chi ha indicato questa risposta non ha “sbagliato”, a meno che non si consideri errore il fatto di non aver indicato la correttezza della risposta d (il che però, sulla base di quanto si è detto, potrebbe anche essere messo in dubbio)”

Infine, linguistica testuale.

Cosa non va? “Sul piano testuale – evidenzia l’Accademia – i connettivi come ebbene sono polifunzionali e hanno valori semantici e pragmatici che dipendono dal contesto. Nel caso specifico, non c’è dubbio che ebbene possa essere sostituito anche da ma e che dunque la funzione avversativa indicata nella risposta c (scelta da chi ci ha scritto) sia senz’altro corretta, e che sia invece problematico parlare di funzione conclusiva di fronte a una semplice frase composta e non a un’unità testuale più ampia. C’è anche da dire che, tra i dizionari in uso, solo il Sabatini Coletti (il più attento ai valori testuali delle congiunzioni) fa osservare che in alcuni contesti ebbene assume anche valore avversativo”. Forse chi ha fatto le domande ha “probabilmente voluto creare un “trabocchetto” proprio partendo da ciò che si trova nei principali dizionari e costruendo la domanda per trarre in inganno, senza pensare che con riferimento alla frase proposta sarebbe quanto meno possibile una duplice risposta, con valore cioè di conclusione, ma con senso avversativo”.

“I quesiti a scelta multipla non sono di per sé negativi, ma devono essere costruiti con le giuste competenze; in assenza di tempi e specialisti adeguati sarebbe più opportuno adottare altri sistemi di misurazione” concludono Paolo D’Achille e Rita Librandi.

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