Concorso ordinario: in alcune regioni ancora non si conoscono le date degli orali. Un’evidente discriminazione. Lettera

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Inviata da Anna Maria Gandolfi – Leggo oggi che il Ministro Bianchi ha affermato a Cernobbio “stiamo aprendo l’anno scolastico, avremo tutti gli insegnanti al loro posto” e “stiamo lavorando per garantire a coloro che verranno la tavola apparecchiata e si può iniziare a servire la cena”.

A prescindere da quest’ultima metafora, che trovo poco rispettosa oltre che poco elegante dal momento che sembra ignorare e sminuire completamente il ruolo della Scuola sia per i docenti sia per i discenti, mi chiedo se il nostro Ministro ha una vaga idea di quello che accade veramente nella Scuola e se almeno si prende il disturbo di accertarsi che gli interventi precedenti siano andati a buon fine.

Mi riferisco al Concorso Ordinario per la Scuola Secondaria bandito con DD n.499 nell’aprile del 2020.

Dopo due anni di rinvii finalmente è riuscito a decollare con lo svolgimento delle prove scritte, ma a questo punto iniziano le incoerenze e soprattutto le ingiustizie gravi: è vero che dal 1 settembre tanti nuovi docenti saranno assunti in ruolo o verrà loro assegnata una supplenza annuale grazie all’abilitazione ottenuta con questo concorso ed è vero che finalmente potranno iniziare il loro percorso lavorativo.

Dov’è allora il problema? Qual è il punto? Che questo vale solo in alcune regioni, in tante altre, fra cui la mia Emilia Romagna, per alcune classi di concorso non sono ancora state pubblicate le date della prova orale. Ciò significa che in queste regioni ci sono persone che, con gli stessi titoli e partecipando al medesimo concorso, regionale sì per assegnazione di cattedra ma nazionale per bando, non sanno nemmeno se, quando e quanto potranno lavorare, significa perdere mesi di stipendio, di contributi, di carriera, una evidente discriminazione regionale.

E non è dato sapere le motivazioni di tali ritardi, né interpellando gli Uffici Scolastici Regionali né i Sindacati, che dicono semplicemente di aspettare. Saranno motivi gravissimi ma a maggior ragione meriterebbero di essere conosciuti.

Il Ministro Bianchi è al corrente della situazione? ne ha valutato le conseguenze? con che cosa sta “apparecchiando la tavola”?

In questo periodo in cui i nostri politici si riempiono la bocca di interventi possibili per aiutare le famiglie, evitare situazioni di questo tipo e garantire il lavoro senza discriminazioni non sarebbe già un modo efficace per farlo? O forse il Ministro della Pubblica Istruzione e i politici in genere pensano che i docenti precari non abbiano una famiglia e delle bollette da pagare?

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