Concorso insegnanti religione, ci sarà ma ordinario con posti riservati. Toccafondi “ecco perché, chiariamo”

di Paolo Damanti
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Dopo 15 anni e con il 60% delle cattedre vacanti, si è ripreso a parlare di concorso per gli insegnanti di religione cattolica grazie ad un provvedimento che ha trovato accoglienza nel decreto-scuola che a breve troverà la sua declinazione definitiva dopo il passaggio parlamentare

Quello sul concorso per i docenti di religione è stato un argomento caldo, non meno che il concorso riservato per i precari delle superiori. Ed è a quest’ultimo modello che molti hanno guardato per risolvere il problema delle cattedre vacanti di religione cattolica. Sull’argomento molto si è speso Gabriele Toccafondi, Italia Viva, che è autore di un intervento emendativo che affronta la problematica, ma che non è stato esente da critiche.

Proviamo a ristabilire la verità sul concorso per insegnanti di religione cattolica“, dice Toccafondi contattato telefonicamente. “La situazione attuale è quella di un precariato oltre ogni limite tollerabile: nessun concorso dal lontano 2004, più del 60% delle cattedre scoperte, dieci diversi ministri che non sono riusciti a far nulla, una parte di addetti ai lavori che ha sempre rifiutato per ragioni ideologiche che questi docenti fossero considerati come tutti i loro colleghi. Mi sono fatto carico di chiedere agli alleati di governo di condividere che così non si poteva andare avanti. Anche i colleghi delle opposizioni in commissione hanno deciso di votare il mio emendamento, che infatti è passato all’unanimità. La politica, per una volta in modo unitario, ha dato una risposta seria al problema“.

Se si è iniziato a parlare di concorso riservato – ci ha detto – è solo perché ha iniziato a parlarne Gabriele Toccafondi. Abbiamo mediato e ne è uscito un concorso con riserva di posti“. Non posso non evidenziare alcune critiche anche da quell’opposizione. “Parliamo di forze politiche (penso alla Lega), che dopo aver espresso il ministro per 18 mesi senza fare nulla e dopo aver votato in Commissione il mio emendamento, ha avuto il coraggio di dire che è un provvedimento inadeguato. Noi abbiamo chiesto due concorsi, altri niente“.

Sì, perché la polemica si gioca proprio su questo, sul fatto che nell’emendamento passato non è previsto un concorso riservato che affianca un concorso ordinario, ma di una riserva di posti per quanti hanno lavorato come precari nelle cattedre vacanti. Soluzione che non ha trovato condivisione politica adeguata, ci dice il Parlamentare di Italia Viva. “Di fronte al diniego potevamo fare due cose: far finta di niente, continuare con l’anarchia, oppure consentire che almeno un concorso si potesse svolgere. Grazie a noi migliaia di persone oggi precarie avranno un contratto a tempo indeterminato entro i prossimi due anni. Si poteva fare di più? Si può sempre fare di più e proprio io avevo proposto due concorsi: ordinario e straordinario, ma è innegabile che molto è stato fatto. E anche in Aula abbiamo fatto un passetto avanti: siamo riusciti a convincere i più riottosi che si dovesse alzare la riserva al 50%. Lo ha fatto un emendamento, sempre di Italia Viva e della maggioranza: dagli altri anche su questo è arrivato solo il voto contrario.

Critiche anche da parte dei rappresentanti della categoria, ed in particolare da parte dello SNADIR che ha definito l’emendamento “una risposta discriminatoria, iniqua e inefficiente al problema del precariato“, dato che i posti riservati non garantiscono il riconoscimento del precariato di lunga data ai fini dell’assunzione e vengono visti come discriminatori se paragonati al concorso riservato per il resto dei precari. “Chi dice – risponde Toccafondi – che un concorso riservato sarebbe stato meglio, rispondo dicendo che ha ragione e infatti lo abbiamo proposto. Ma la verità deve essere detta tutta, senza prendere in giro i lavoratori: il riservato sarebbe stato comunque rivolto al 50% dei docenti attualmente in servizio: lo dice la Costituzione. Le critiche che riceviamo sono solo su questo punto: no alla riserva di posti del 50%, si a un riservato per il 50% dei posti. Conosco la differenza, ma vi pare sensato affermare che il riservato sia il non plus ultra, mentre la riserva è una sciagura?

Partita chiusa, quindi? “Io la preoccupazione dei docenti la comprendo e sto continuando a lavorare per loro. Lo faremo al Senato, riproponendo il riservato. Lo abbiamo fatto anche alla Camera, continuando ad interloquire con il governo e la maggioranza, che ha accolto un mio ordine del giorno che contiene impegni fondamentali: 1) nel bando del prossimo concorso attribuire alla anzianità di servizio un punteggio significativamente superiore a tutti gli altri titoli, nonché valorizzare la condizione di essere risultati idonei nel concorso precedente; 2) procedere con lo scorrimento delle graduatorie del vecchio concorso prima della determinazione dei posti da mettere a bando; 3) nel primo provvedimento utile, introdurre una modifica legislativa volta a incrementare il limite del 70% previsto dalla Legge 186/2003.

Resta, si percepisce dal tono e dalle parole pronunciate al telefono, l’amarezza di chi ha, comunque, lavorato per raggiungere un obiettivo. “Gli attacchi da chi probabilmente si sente frustrato per non essere riuscito a fare nulla fino ad oggi pur esprimendo il Ministro dell’istruzione fino a poche settimane fa me li aspettavo. Davvero non pensavo, però, che a fronte di un concorso con una quota del 50% dei posti riservata a chi ha più di tre anni di servizio, di fronte all’impegno a valorizzare significativamente il servizio, alcuni dei soggetti interessati ci chiedessero di non fare nulla. Davvero non credevo che dopo 16 anni di niente, di vuoto, di precariato, si potesse ancora dire meglio precari. A chi dice che l’alternativa fosse dietro l’angolo e fosse un concorso per titoli e uno straordinario riservato, rispondo che purtroppo non è così. Il mio emendamento che non ha avuto l’appoggio necessario è lì a dimostrarlo. A chi dice che per fare un concorso non serve una legge, rispondo che se così fosse il concorso lo avrebbero già fatto, ma soprattutto che senza l’emendamento Toccafondi non ci sarebbe la quota riservata e neppure lo scorrimento della graduatoria precedente. Discutiamo liberamente, ma non prendiamoci in giro. E basta con il giochino di alcuni sindacati che chiedono 100, ottengono 80 e dichiarano che 0 è meglio di 80, perché si voleva 120. Un precario che insegna religione da anni oggi può perdere il posto in qualsiasi momento, da domani la stragrande maggioranza di loro avrà un contratto a tempo indeterminato alle dipendenze dello Stato. Che le associazioni degli atei e agnostici mi attacchino per questo ci sta, che lo faccia chi deve difendere la dignità e il posto di lavoro dei docenti di religione proprio no.

Il testo dell’emendamento approvato

Art. 1-bis (Disposizioni urgenti in materia di reclutamento del personale docente di religione cattolica)
1.       Il Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, previa specifica intesa con il Presidente della Conferenza episcopale italiana, è autorizzato a bandire entro il 2020 un concorso per la copertura dei posti per l’insegnamento della religione cattolica che si prevede saranno vacanti e disponibili negli anni scolastici dal 2020/2021 al 2022/2023.
2.       Una quota, non superiore al 50 per cento, dei posti della procedura di cui al comma 1 sarà riservata al personale docente di religione cattolica in possesso dell’idoneità diocesana che ha svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione.
3.       Nelle more dell’espletamento della procedura concorsuale di cui al presente articolo, continuano a essere effettuate le immissioni in ruolo dallo scorrimento delle graduatorie di merito di cui all’articolo 9, comma 1 del D.D.G. del 2 febbraio 2004, pubblicato sulla G.U. n.10 – 4° serie speciale – del 6 febbraio 2004, con cui è stato indetto un concorso riservato per esami e titoli, a posti di insegnante di religione cattolica compresi nell’ambito territoriale di ciascuna diocesi, nella scuola dell’infanzia, primaria, media e secondaria di secondo grado.

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