Concorso insegnanti di religione cattolica, ora più che mai solo per titoli e servizio

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Uil Scuola IRC Lombardia –  L’ultima riforma sui concorsi pubblici collocata nel nuovo DL 44/2021 dal Ministro Brunetta ha suscitato, negli ultimi giorni, varie riflessioni e prese di posizione. La riforma è nata con l’intento di snellire la pubblica amministrazione e all’art.10 si propone di semplificare i concorsi e ridurre i tempi delle procedure, soprattutto in tempo di pandemia. Da più parti, però, sorgono iniziative per ostacolare il passaggio della conversione in legge del decreto. Le deputate e i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura si sono già attivati per presentare al ministro Brunetta un’interrogazione sul tema, a prima firma del deputato Manuel Tuzi.

In particolare, poi, il dibattito sembra acceso in riferimento alla possibilità di estendere la riforma Brunetta anche ai concorsi della scuola, a quelli già banditi e a quelli ancora da bandire, i due sottosegretari all’istruzione, On. Floridia e On. Sasso hanno pareri decisamente contrastanti in materia di reclutamento dei docenti. Il Ministro Bianchi però resta fermo nel suo intento di avere i docenti in cattedra per il 1 settembre e appare chiaro che ciò non possa avvenire se non passando attraverso procedure veloci e leggere (concorsi per soli titoli e servizio o con prova orale non selettiva).

“La scuola ha sue peculiarità, – ricorda il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi, – tutti concordano sul fatto di essere tutti in classe, ma si decide di farlo con contratti a tempo di natura temporanea, di un anno. Si crea un precariato che non è limitato ad un solo anno di servizio, ma a decenni. Lo Stato ha mancato e se continua a farlo non svolge la sua mission. Bene fa Brunetta e dire ciò che molti pensano e
che la narrazione orientata al politicamente corretto sta imponendo come un dogma che sta portando il paese in un degrado continuo. […] È veramente singolare vedere come una forza politica si faccia interprete delle preoccupazioni dei candidati ai concorsi, che il ministro Brunetta, a giusta ragione, ha cambiato per dare le risposte di interesse pubblico e non privato in base ad un accordo con il sindacato – prosegue Turi – in merito all’interrogazione promossa dai deputati M5S in Commissione Cultura.”

In questo quadro di riferimento, trovano spazio alcune riflessioni particolari da riservare agli insegnanti di religione cattolica. Il Coordinatore Nazionale della Uil scuola Irc, Giuseppe Favilla, ricorda che qualcuno ha insinuato l’esistenza di dubbi di costituzionalità sulla riforma Brunetta sui concorsi pubblici, in particolare si riterrebbero lesi gli articoli 3 e 4 della Costituzione che prevedono una sostanziale uguaglianza per i lavoratori di fronte al diritto di poter partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese e di concorrere al progresso materiale o spirituale della società. Che dire, dunque, degli insegnanti di religione?

L’insegnamento della religione cattolica, – spiega Favilla – al di là di approcci ideologici, si colloca e trova la sua funzione specifica nelle finalità della scuola e concorre alla formazione dell’uomo. Perché, negli anni (17 anni), agli insegnanti di religione è stata negata la possibilità di un concorso la cui emanazione era invece prevista con cadenza triennale dopo il primo e unico concorso della storia dell’Irc che si è avuto nel 2004? Perché gli insegnanti di religione non hanno mai potuto godere dei percorsi facilitati di assunzione nei ruoli dello stato riservati invece ai docenti delle altre discipline? E ancora, perché, anche negli ultimi concorsi previsti dal Ministero per le varie classi di concorso, sono state disposte due distinte procedure concorsuali di cui una straordinaria riservata a coloro che insegnassero da almeno 36 mesi e invece per gli insegnanti di religione cattolica è stata prevista con la legge 159 del 2019 all’articolo 1 bis, prorogato con la Legge 21/2021, un’unica procedura ordinaria? È stato obiettato che un concorso per soli titoli e servizio favorirebbe i candidati più avanti con l’età contribuendo al mantenimento di una classe docente sempre più anziana, ma Giuseppe Favilla ricorda che, nel caso degli insegnanti di religione, nessuno dei precari ha mai avuto la possibilità di partecipare a un concorso pubblico e che inoltre ci sono moltissimi docenti che hanno superato una prova concorsuale e che si trovano ingabbiati in un elenco di merito che è stato congelato per ben 16 anni e che, solo in minima parte è stato fatto scorrere di recente. Se poi si pensa alla paura di ricorsi, cosa ci si può mai aspettare da un eventuale bando che potrebbe scaturire dall’art. 1 bis della L 159/19, dove nessuna prova straordinaria, ma solo una quota di riserva, viene destinata ai precari storici, in modo del tutto difforme da quanto garantito agli altri docenti? Altra argomentazione portata contro la riforma Brunetta riguarda il cambio di regole che, a bandi già pubblicati, come nel caso di quelli per il reclutamento scolastico, potrebbe essere penalizzante per chi da tempo si prepara alle prove.

Gli stessi deputati pentastellati ammettono: “Comprendiamo l’esigenza di snellire le procedure concorsuali in tempi di pandemia ma una deroga, anche solo parziale, al principio della valorizzazione del merito non può durare oltre l’emergenza e non può riguardare bandi già chiusi”.

Quale ostacolo – chiede quindi Favilla – alla pubblicazione di un bando per soli titoli e servizio per il concorso per insegnanti di religione che non ha ancora visto la luce e che comporterebbe addirittura un risparmio per la spesa pubblica?

Il coordinatore nazionale Uil scuola Irc auspica che il Parlamento riesca finalmente ad intervenire in tempi rapidi snellendo le procedure e rendendole più eque anche per i docenti di religione cattolica.

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