Concorso infanzia e primaria, laureati in SFP: danneggiati noi e i bambini

di redazione
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Coordinamento Nazionale Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento con il sostegno del Coordinamento Nazionale dei Presidenti di Scienze della Formazione Primaria – In data 26 ottobre 2018, coerentemente con le direttive del cosiddetto “Decreto dignità”, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, Anno 159° -Numero 250, il decreto che definisce obiettivi e modalità di un concorso pubblico straordinario (non selettivo) per l’immissione in ruolo di insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria. Potranno partecipare al concorso i laureati dei corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria e tutti i diplomati magistrali ante 2001-2002 con due anni di servizio, questi ultimi “prestati” negli ultimi otto anni alle scuole statali.

Tutto regolare, sembrerebbe. Invece, l’unica categoria di docenti danneggiati dall’imminente concorso straordinario è quella dei laureati del nuovo ordinamento di Scienze della Formazione Primaria, che hanno conseguito il titolo abilitante a partire dal 2016, mentre i diplomati ante 2001-2002, normativamente esclusi dalle graduatorie permanenti, hanno maturato il servizio richiesto a partire dal 2014 con una serie di ricorsi, tra l’altro tardivi, nonostante le bocciature e i pareri contrari dei TAR e del Consiglio di Stato.

Inoltre, va precisato che i diplomati hanno avuto, negli ultimi 20 anni, le seguenti possibilità per l’immissione in ruolo: due corsi abilitanti speciali, almeno sette cicli del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria vecchio ordinamento e almeno due del nuovo ordinamento e, infine, tre concorsi pubblici. Si presenteranno al concorso straordinario senza aver mai preso in considerazione nessuna di queste possibilità, oppure senza aver mai superato alcuna di queste selezioni.

Si parla molto di scuola nel nostro Paese, ma la discussione è quasi sempre affrontata dal punto di vista dell’adulto.

Terreno di propaganda elettorale, bacino di voti di precari che sperano di essere stabilizzati, motivo di recriminazioni e campo di battaglia per interessi diversi; il dibattito sulla scuola spesso dimentica quelli per cui la scuola stessa esiste: gli allievi.

L’alunno, che della scuola è il cuore, il primo attore, è lasciato in secondo piano. Perché non vota, perché non ha il potere di esprimere le proprie istanze.

Mettere i bambini e le bambine al centro, tutelarli in formazione ed educazione, non porta a ritorni economici immediati, anzi pretende investimenti economici, culturali ed etici consistenti, che questo Governo non ha intenzione di effettuare, facendo scelte che non migliorano la qualità dell’istruzione.

Eppure, quei bambini e quelle bambine sono nostri figli, nipoti o, più semplicemente, quelli che si occuperanno di noi quando saremo vecchi, che pagheranno le nostre pensioni, eleggeranno nuovi governi, faranno nuove scoperte scientifiche, sosterranno l’economia del Paese.

Ci conviene davvero mettere in secondo piano la qualità della loro preparazione culturale? Che cosa si può fare affinché i ragazzi abbiano la migliore istruzione possibile? Che cosa possiamo fare per ricominciare finalmente a produrre capitale intellettuale nel nostro Paese? Investire sulle scuole, sull’edilizia scolastica e sulle organizzazioni scolastiche, creare condizioni di vita dentro le scuole più serene ed accoglienti, impegnarci a ridurre gli svantaggi sociali, valorizzare il lavoro degli insegnanti, selezionare e formare gli insegnanti preparati.

Un insegnante competente può fare la differenza nella vita di un bambino, tanti insegnanti competenti cambiano il mondo, perché danno agli studenti e alle studentesse la libertà di pensiero e la cultura necessaria a migliorare la nostra società.

È ormai chiaro in tutto il dibattito internazionale che la qualità di un sistema scolastico dipende, largamente, dalla qualità dei suoi insegnanti e dalle politiche che guidano la loro selezione, il loro reclutamento, il loro aggiornamento.

A questo anche il nostro Governo dovrebbe prestare la massima attenzione…dovrebbe!

Invece, l’unica scelta compiuta è quella di un CONCORSO NON SELETTIVO.     Per far posto a chi?

  •  ai bocciati dei concorsi precedenti;
  • agli improvvisati, che coi ricorsi hanno ottenuto vantaggi non dovuti, rispolverando un diploma vecchio di anni, senza alcuna reale preparazione in ambito educativo e didattico, senza alcun aggiornamento, con esperienza scarsissima.

Al termine di una sola prova orale (che dovrà essere al massimo di 30 minuti), questo concorso vedrà tutti VINCITORI, in fila, in attesa di un posto fisso PER INSEGNARE AI NOSTRI FIGLI!

E gli “orrori” grammaticali? E le abilità di calcolo? E la fine competenza dell’insegnare a leggere e a scrivere, a progettare attività didattiche motivanti ed efficaci, a lavorare con i bambini e le bambine per imparare a discutere, riflettere, criticare e inventare …?                                         Niente paura, tutto questo non è molto importante! Non ci sarà alcuna prova scritta, alcuna prova concorsuale seria capace di discriminare tra un insegnante professionista e un “insegnante” inventato sul momento. Non resterà traccia delle performance di questo concorso in cui per vincere basta iscriversi!

E la conoscenza delle lingue? Verrà accertata durante il concorso stesso, senza sapere se il candidato comprenda un testo complesso, senza che produca una sola frase scritta, senza conseguire una sola certificazione. Sì, proprio in questo modo si verificherà se i futuri insegnanti saranno in grado di insegnare l’inglese ai bambini.

Chi potrà partecipare a questa festicciola fra amici? Non i giovani, non i laureati che hanno studiato per insegnare nelle scuole di infanzia e primaria.                                                         Non coloro che davvero si sono preparati per svolgere una delle professioni più importanti di una società!                                                                                                                               Il loro tirocinio formativo quadriennale non conta!                                                                   La loro competenza non conta!                                                                                             Per quelli che sono già stati selezionati e hanno affrontato un percorso di cinque anni, fatto di studio serio, esami, laboratori didattici e tirocini, ci sarà il concorso ordinario, vero e selettivo, ma non si sa quando…

Le “diplomate magistrali” entreranno nella scuola e occuperanno posti di lavoro più stabili e duraturi per almeno i prossimi 20 anni.

E le bambine e i bambini? Il loro futuro? La qualità dell’istruzione? I giovani?    Il cambiamento per una scuola di qualità?

Tutto rimandato…a data da definire.                                                                                     Il cambiamento in meglio ci sarà, forse, ma non adesso.

Speriamo che le spalle dei nostri figli siano forti, perché su di loro graveranno queste scelte scellerate per molti anni.

Perché i bambini contano!

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