Concorso Docenti tra luglio ed agosto 2020, sicuri sia la cosa giusta? Lettera


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Inviato da d’Angelo Giovanni – Immaginiamo che improvvisamente scoppi una pandemia globale.

Immaginiamo che tutti, ad un certo punto, quando la situazione inizia a farsi difficile, siamo costretti a rimanere a casa.

Immaginiamo che le giornate comincino a ripiegarsi su se stesse a copia carbone; che la paura dei primi giorni, assieme al senso civico e allo smarrimento, scandiscano lo scorrere delle ore, poi i giorni, le settimane, i mesi. E così, come in un brutto sogno scoordinato e inconcludente, le attività commerciali, culturali, artistiche si fermino, congelate da catenacci invisibili marcati DPCM.

Immaginiamo che la pandemia raggiunga famiglie, ospedali, case di cura, carceri, strutture sportive e tutto il resto, e lasci dietro di sé non solo il dolore indicibile della perdita, ma come in una guerra ovattata, un terrore crescente.
Immaginiamo in tutto questo mondo assurdo che anche la scuola sia chiusa e che i ragazzi, che noi adulti dovremmo proteggere con scienza e coscienza, siano smarriti nelle loro case e soli nelle loro stanze.

Immaginiamo che la scuola diventi “didattica a distanza” e che tutti, ma proprio tutti: genitori, insegnanti, studenti, amministrazioni scolastiche, Ministero dell’Istruzione, Governo, fingessimo che anche questa è scuola, come lo era l’altra, quella con i muri, i banchi e le persone.
Immaginiamo che nessuno sappia nulla di tutta questa nuova vita, ma che si nominino degli esperti per affrontare il problema con somma maestria.
Immaginiamo che ci sia un Ministro dell’Istruzione che decida di non aggiornare le graduatorie d’istituto, perché troppo complicato da gestire tecnicamente in questo periodo di distanziamento sociale e restrizioni, ma di indire nuovi Concorsi Docenti. A quanto pare quest’ultimi sono ritenuti molto più semplici da organizzare.

Immaginiamo che i concorsi si svolgano a luglio e ad agosto di questo stesso anno e in sicurezza, a piccoli gruppi di 10 persone alla volta. Dieci persone dentro, nel pieno rispetto del distanziamento sociale, e migliaia fuori, da gestire in qualche modo.
Immaginiamo che decine di migliaia di aspiranti docenti affrontino il concorso, superando la paura degli assembramenti oltre che le prove ministeriali, convincendosi per giunta, di non aver bisogno di normalità e di un periodo di vacanza e di calma dopo il tempo di quarantena.
Ora, IMMAGINATE in che stato di stress saranno i vincitori di questi concorsi quando entreranno in aula, a settembre di questo stesso anno, con i nostri figli, anch’essi stressati, perché sopravvissuti di un mondo in parte abbandonato da un giorno all’altro.
Inoltre, immaginate in che stato saranno quei docenti che pur non avendo vinto il ruolo, saranno comunque chiamati in aula per consentire il regolare svolgimento delle lezioni.

Immaginatelo bene, perché tra pochi mesi tutti noi lo vivremo davvero.
A questo punto dovremmo porci alcune semplici domande: è di questo che necessitano gli alunni per la loro vita scolastica? Questo auspicano i docenti per la loro carriera? Questo desiderano i genitori per i loro figli? Davvero è questa la condizione psicologica dei nuovi docenti con la quale il governo italiano vuole iniziare il nuovo anno scolastico? Sono questi i migliori presupposti per ripartire… dalle nuove generazioni?
Migliaia di persone conoscono inequivocabilmente le risposte a tali domande. Sarebbe sì una interessante novità che il governo cominciasse ad ascoltarle.

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