Concorso docenti non abilitati non può saltare, fino a 500 euro per i 24 CFU. Fit di due anni e domicilio professionale le proposte

di redazione
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I testi per l’avvio dei prossimi concorsi a cattedra sono pronti, ma il cambio di Governo potrebbe giocare un brutto scherzo. 

I testi infatti sono stati redatti sulla base del Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017. Decreto approvato in seguito alla Legge 107, la Buona Scuola.  I decreti, attesi per marzo 2018, non sono ancora pervenuti. Dei bandi naturalmente nessun cenno da parte del Ministro uscente, che si limita a dire Fedeli: “Mi auguro che il nuovo Governo non torni indietro sulla scuola”

Adesso, il nuovo Esecutivo ha inserito nel Contratto di Governo delle specifiche disposizioni per il reclutamento. Impossibile conoscere i tempi di attuazione.

Il Contratto prevede “Sarà necessario assicurare, pertanto, anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti, per garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto ad un cronico precariato
e dall’altro un efficace sistema di formazione. Saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record), che non consentono un’adeguata continuità didattica.”

In realtà nessuno ha mai parlato di abolizione dei concorsi come modalità di reclutamento, anche se alcune variabili potrebbero cambiare.

Un dato di fatto. Da settembre 2017 gli aspiranti al concorso a cattedra riservato ai docenti non abilitati hanno acquisito, a pagamento, i 24 CFU in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche.  Il costo può aver raggiunto anche i 500 euro.

Un dato di fatto del quale si dovrà necessariamente tener conto nel momento in cui si deciderà di mettere mano al nuovo reclutamento.

Cosa potrebbe cambiare

Una delle carte giocate dal M5S in campagna elettorale è stata la proposta di ridurre il FIT a due anni (

uno speso per la formazione del personale e all’altro di vero e proprio tirocinio nelle classi)

Da canto suo la Lega ha puntato a concorsi con “domicilio professionale”. A spiegare il meccanismo il responsabile scuola Mario Pittoni ” Si può cioè eleggere nella regione preferita in assoluta libertà e rappresenta pur sempre una scelta di vita e un primo fattore di equilibrio. Una volta chiarito che in ambito regionale il confronto è a pari condizioni, il candidato orienterà la scelta della regione dove concorrere, sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo.

Porto sempre l’esempio del candidato bravo ma di in una regione dove i bravi sono tanti, che potrebbe essere spinto a iscriversi nella regione vicina, che magari ha meno bravi e offre più opportunità di lavoro. A quel punto gli iscritti nell’altra regione avranno ovviamente tutto l’interesse a darsi da fare per crescere professionalmente e non farsi sfuggire l’opportunità.”

Quali tempi?

Il problema è: quali saranno i tempi per queste modifiche? In questo senso salterebbe l’impianto del Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile, che ha stabilito una timeline di assunzioni ben definita e sarebbe tutto da rifare.

Certo, un canovaccio sul quale lavorare esiste già e questo può rappresentare un punto di forza per dare ai precari una risposta in tempi brevi. Più difficile la situazione per infanzia e primaria. Diplomati magistrale esclusi da GaE. Di Maio: è una tragedia, la affronteremo in Parlamento

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