Concorso docenti. Il Manifesto “per gli stessi docenti abilitati bocciati nel 2016, un tardivo risarcimento”

di redazione
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“Il nuovo concorso è il fallimento del renzismo”, così titola Jacopo Rosatelli sul Manifesto, a proposito della procedura concorsuale per docenti in possesso di abilitazione, avviata ieri con la presentazione delle domande.

Possono partecipare tutti i docenti in possesso di abilitazione entro il 31 maggio 2017 (vedi requisiti aggiuntivi per ITP e possibili iscrizioni con riserva), ammessi ad una prova orale di natura metodologico-didattica non selettiva. Si formerà una graduatoria regionale di merito (il punteggio sarà determinato al 40% dalla prova e per il 60% dai titoli), dalla quale si assumerà già a partire dall’a.s. 2018/19, previo esaurimento delle corrispondenti graduatorie del concorso 2016. Per i primi due anni le assunzioni saranno al 100%, per poi diminuire negli anni successivi per fare spazio ai vincitori dei concorsi per non abilitati. Lo scorrimento della graduatoria permetterà l’accesso al 3° anno FIT (anno di formazione e tirocinio, con le stesse garanzie giuridiche ed economiche della supplenza annuale), il superamento del quale determinerà l’assunzione a tempo indeterminato.

” Ma non bisogna farsi ingannare – scrive Rosatelli – il concorso a venire è semmai lo specchio di una gestione fallimentare, quella che ha generato la Buona scuola, che ha avuto in Matteo Renzi l’ispiratore e nelle ministre Giannini e Fedeli le zelanti esecutrici”

A sostenere la prova infatti, parte di quei docenti che sono stati bocciati al concorso 2016. Quel concorso in cui numerosissime sono state le polemiche, a partire dalla prova scritta computer based, con una media di 18 minuti per affrontare problematiche per le quali nella pratica quotidiana gli insegnanti dedicano molto più tempo, con in aggiunta la richiesta di essere originali nella trattazione, nonché rispondere anche a quesiti in lingua a livello almeno B2.

Insomma un pasticcio, tanto che molti dei posti a disposizione sono rimasti vuoti, e andranno ora assegnati con questa nuova procedura.

Che senso ha avuto un concorso come quello del 2016, costoso e farraginoso – leggiamo sul Manifesto – se due anni dopo si fanno entrare quei «bocciati» che l’allora ministra Giannini tacciava di indegni all’insegnamento? Nessuno. Come già due anni fa sostenevano sindacati, associazioni e movimenti. Inascoltati, proponevano un piano pluriennale di stabilizzazione di tutti i docenti abilitati. Da attuarsi magari dopo un concorso non selettivo che servisse solo a determinare una graduatoria. Cioè, esattamente quello che accadrà ora.”

Secondo il giornalista del Manifesto si tratta di un “tardivo risarcimento, ma soprattutto è l’implicita ammissione di avere sbagliato tutto”

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