Concorso docenti. Mancanza di trasparenza nelle operazioni per la AD04 in Toscana

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Gentile redazione, facciamo parte dei tanti docenti precari che non hanno superato la prova scritta del concorso a cattedra.

Gentile redazione, facciamo parte dei tanti docenti precari che non hanno superato la prova scritta del concorso a cattedra. Abbiamo partecipato per la classe AD04 ("Italiano, storia e geografia" alle scuole medie e "Materie letterarie" agli istituti superiori) in Toscana, regione in cui la maggior parte di noi ha svolto gli studi universitari con ottimi risultati. L'anno scorso siamo stati selezionati, in seguito ad un difficile concorso, per accedere al famoso TFA, ovvero il Tirocinio Formativo Attivo che avrebbe aperto ad un esiguo gruppo di docenti precari le porte ufficiali della scuola (o almeno questo ci era stato promesso illo tempore). Ci siamo abilitati, tutti quanti con punteggi invidiabili, per poi ritrovarci a distanza di un anno a dover affrontare un altro concorso, che avrebbe dovuto essere riservato solo a noi ma che, di fatto in molte regioni, è stato aperto anche a chi l'abilitazione non la possedeva.

Ma andiamo oltre. Ci siamo presentati alla prova scritta del concorso di Lettere per la Toscana in varie sedi regionali, abbiamo apposto la nostra firma su un registro delle presenze e, con un codice numerico, ci siamo avvicinati alle postazioni informatiche per svolgere una prova di cui non conoscevamo ancora l'entità. Dopo mesi estenuanti di attesa ci siamo così ritrovati a dover affrontare un concorso senza avere avuto da parte delle commissioni giudicatrici le necessarie griglie di valutazione, senza conoscere le modalità effettive in cui si sarebbe svolta la prova scritta. Abbiamo avuto a disposizione 150 minuti per rispondere a ben otto quesiti, sei dei quali presupponevano di ideare, progettare, organizzare lezioni e Unità di apprendimento, senza che ne fosse stato fatto accenno nel testo del bando di concorso. Davanti a noi si è, dunque, presentata una situazione del tutto imprevista, mai neppure prospettata sul sito del MIUR.

In totale avevamo pressappoco 17 minuti per quesito: una sfida alla nostra rapidità di digitazione e alla nostra stessa capacità di riflessione e organizzazione. Come molti pedagoghi sapranno, la didattica non si improvvisa in 17 minuti, e noi abbiamo avuto esattamente 17 minuti, né un minuto di più né un minuto di meno. La maggior parte di noi non ha avuto il tempo di rileggere le risposte date, alcuni non sono riusciti a premere il tasto “salva” ed hanno visto sparire il proprio elaborato, nonostante le rassicurazioni degli addetti alla Vigilanza, che avevano garantito ad inizio prova il salvataggio automatico delle risposte. 
Siamo usciti da quelle aule con un sentimento di incredulità misto a sconcerto. Abbiamo restituito il nostro codice identificativo (a cui era stato accoppiato il nostro nome e cognome) senza aver avuto copia del medesimo, né di un qualsiasi altro documento.  La correzione dei compiti si sarebbe svolta "secondo la buona fede/coscienza" dei commissari, i quali sono cambiati di settimana in settimana (come d’altronde in altre regioni italiane) impedendo così il normale svolgimento del lavoro della commissione.

Abbiamo atteso oltre 3 mesi prima di conoscere l'esito della prova scritta, e il risultato, appreso due giorni fa, è stato il seguente: su 644 posti a disposizione, dei  590 partecipanti solo 143 sono stati ammessi alla prova orale. Una mietitura senza scrupoli che ha lasciato fuori docenti meritevoli, con esperienza, la cui professionalità non poteva e non può essere valutata da un concorso così malamente strutturato. Inoltre, ha destato non pochi sospetti l’inserimento in un primo elenco di una candidata che nemmeno aveva partecipato al concorso. Dopo aver fatto notare la stranezza all'Ufficio scolastico regionale, è apparso un nuovo elenco e il nome della candidata è stato sostituito con quello di un altro. Inutili si sono rivelati i tentativi di ottenere informazioni chiare ed esaustive dall'USR della Toscana. Anche ottenere l'accesso agli atti sembra essere una difficile conquista per noi insegnanti, che tuttora ignoriamo i criteri utilizzati per la correzione dei compiti. Trasparenza, questa sconosciuta!

Cosa rimane adesso nei nostri cuori? Amarezza, tanta, ma anche e soprattutto un desiderio  tenace di giustizia e di verità. Siamo insegnanti, persone che scavano oltre la forma delle cose, e se perdessimo la voglia di lottare per ciò che è giusto perderemmo una parte di noi e con esso il senso del nostro lavoro.

Docenti precari Toscana ambito disciplinare AD04 

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