Concorso docenti guidato da fredde leggi dell’economia e da improvvisazione. Lettera

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Amaro, è questo il sapore che ti rimane, é l'amaro del giorno dopo, quello della riflessione, della consapevolezza. Ti avevano avvertita dello smarrimento che si prova, ma l'hai considerata un'oppertunità, ce l'hai messa tutta e perciò il vuoto è ancora più profondo. Allora vuoi capire il motivo, il senso dell'esperienza.

Amaro, è questo il sapore che ti rimane, é l'amaro del giorno dopo, quello della riflessione, della consapevolezza. Ti avevano avvertita dello smarrimento che si prova, ma l'hai considerata un'oppertunità, ce l'hai messa tutta e perciò il vuoto è ancora più profondo. Allora vuoi capire il motivo, il senso dell'esperienza.

Forse influenzata dalla follia che c'è alla base di tutto questo provi con i riferimenti teorici, adesso hai tempo per quelli, perché la cultura non ha minacciose strisce del tempo che scorrono veloci, penseresti a Dewey, alla Montessori, ma solo se la tua mente non ha potuto o voluto cogliere il senso di quei "riferimenti teorici", di quegli "studi nel settore" e quindi pensi a Ford e subito dopo a Marx, a Skinner, ecco: le macchine per insegnare! Sarà stato questo il senso?

Poi rifletti sul fatto che il tempo scorreva sì veloce e inesorabile ma all'incontrario, perciò non era realtà, forse immaginazione… ma le fanciulle in fiore che un po' avevi temuto non ti facevano ombra, anzi, un'ombra l'avevano sul viso, tutti lì avviliti, come insetti di kafkiana memoria, a cercare tra i tasti la strada per riemergere, per ritornar visibili, tutti lì … uno, nessuno, centomila.

E allora provi ancora a fare ordine: cultura, scuola, persona… ecco l'assente!

Affamati di un nuovo umanesimo, di una nuova cittadinanza, impegnati ad individualizzare, a personalizzare meccanicamente, a sviluppare competenze per affrontare le grandi sfide del mondo, tutto è diventato astratto ed è stato perso di vista il concetto più importante:

IL RISPETTO PER LA PERSONA

Perchè un insegnante deve essere preparato, acculturato competente ma soprattutto un insegnante è una "persona" che sa leggere e scrivere nel cuore e nella mente di altre "persone" e lo fa con quello che ha imparato, certo, ma soprattutto con quello che è, con la sua passione, con la sua capacità di stare bene con gli altri, di trasmettere, di amare. E' proprio qui che sta la magia di questa vocazione, perchè insegnare non è un mestiere, è un modo di essere, una disposizione dell'anima.

E allora, gli insegnanti-persone non progettano per classi astratte ma per individui, perché lo fanno nella realtà, per persone reali cercando continuamente una soluzione per ognuno, in sintonia con la mente e le emozioni di ciascuno; ma soprattutto, lo fanno con calma, per bene, senza fretta, senza cronometri che scorrono minacciosi (pur se quasi sempre fuori dall'orario di lavoro) lo fanno pensando all'efficacia più che all'efficienza.

Le fredde leggi dell'economia e la politica dell'improvvisazione che hanno guidato questo concorso stanno sacrificando, umiliando e mortificando, la passione e la dignità di tanti validi insegnanti precari presenti da anni nel mondo della scuola, che tanto hanno dato e continuano a dare.

E di questo qualcuno ne dovrà rispondere.

Rachele Crispino, insegnante precaria, persona

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