Concorso docenti di Religione, c’è l’intesa tra i vescovi e il Ministero. Anief: nel bando si faccia attenzione ai precari

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Comunicato Anief – Sul concorso per l’assunzione degli insegnanti di Religione Cattolica arriva l’intesa tra Cei e ministero dell’Istruzione, atto preliminare per poter procedere con il bando vero e proprio. A comunicarlo è stato lo stesso dicastero dell’Istruzione sottolineando che la procedura concorsuale ha l’obiettivo di coprire i posti che saranno vacanti e disponibili nel prossimo triennio: il bando, previsto dalla legge 159 del 2019, sarà emanato nelle prossime settimane.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “rimane necessario garantire non solo un generale accesso alla prova concorsuale ma anche il riconoscimento del percorso e del servizio specifici svolti dai singoli docenti di categoria, perché ne siano riconosciuti, come ribadito dalla CEI e dal ministero dell’Istruzione, il valore, la dignità e la professionalità, più volte dimostrati dagli stessi”. Prosegue, alla luce di questo, la raccolta di adesioni allo specifico ricorso per ottenere il ruolo attraverso l’ampliamento degli organici utili alle assunzioni a tempo indeterminato ancora sottostimati.

Con forte ritardo rispetto alle attese, arriva l’intesa tra i vescovi e il ministero dell’Istruzione preliminare al bando di concorso per assumere nei ruoli dello Stato alcune migliaia di docenti di Religione Cattolica. Il concorso – fanno sapere dal Ministero, dopo la sottoscrizione dell’intesa tra la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana – prevede una riserva di posti per i docenti in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’ordinario diocesano, che abbiano svolto almeno tre anni di servizio, anche non consecutivi, nelle Istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione. Il nuovo concorso si terrà a circa diciassette anni dalla prima, e finora unica, procedura concorsuale bandita nel febbraio 2004 in attuazione della legge 186/03, che istituiva i ruoli per l’insegnamento della religione cattolica.

Il sindacato Anief ricorda che rispetto ad una media nazionale di precariato degli insegnanti attorno al 25%, per i docenti di religione la percentuale è doppia. Superiore anche al comparto del sostegno, che si contraddistingue per il 40% di supplenze annuali. Negli ultimi 15 anni si sono infatti creati oltre 10 mila precari.

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Il sindacato Anief prende atto dei comunicati della CEI e del Ministero dell’Istruzione inerenti l’accordo stipulato ieri pomeriggio, tra il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti e la ministra dell’Istruzione, on. Lucia Azzolina, per l’emanazione del bando di concorso per l’insegnamento della religione cattolica, come richiesto dalla L. 159/2019. In attesa di ricevere in visione la bozza del bando che dovrà essere emanato nelle prossime settimane, l’organizzazione sindacale sottolinea che data la manifesta intenzione di stabilizzare i docenti della categoria, i quali soffrono professionalmente come nessun altro in Italia il fenomeno del precariato storico, pare necessario riconoscere il contesto e la situazione che questi docenti hanno vissuto nel loro percorso pluridecennale.

La Legge 186/2003 prevedeva infatti l’emanazione di un concorso nazionale con cadenza triennale.
A seguito alle prove concorsuali del 2004, i concorrenti, dopo le immissioni in ruolo realizzatesi nel triennio 2004-2007, senza vedere né un nuovo concorso né canali ulteriori di stabilizzazione realizzati come è stato fatto per altre categorie, hanno dovuto attendere il D.M. 93 dell’8 agosto 2020 perché fosse stabilizzato per scorrimento delle graduatorie del 2004 un contingente di appena 472 unità a livello nazionale.

Anief ha già chiesto e continua a insistere perché, come stabilito dall’art.1 bis, comma 3, della L. 159, 20 dicembre 2019 che converte, con modificazioni, il D.L. 29 ottobre 2019, n.126, siano immessi in ruolo tutti i docenti inseriti nelle graduatorie di merito 2004. Occorre inoltre insistere perché venga confermata la quota del 70 per cento dei posti d’insegnamento complessivamente funzionanti nel territorio di pertinenza di ciascuna diocesi da mettere a concorso in ogni regione, secondo quanto disposto dalla Legge 186,18 luglio 2003, articolo 2, commi 1, 2 e 3. Occorrerà altresì verificare sia i parametri delle prove concorsuali sia il riconoscimento dei titoli e del servizio dei docenti.

LA MOZIONE

Proprio sul reclutamento dei docenti di Religione Cattolica, in attuazione della Legge 159/2019, il giovane sindacato ha ribadito le sue posizioni con una specifica mozione presentata e approvata durante il terzo Congresso nazionale: in quell’occasione, l’Anief ha evidenziato che bisogna realizzare le immissioni in ruolo, alla luce dell’art. 1Bis, comma 3, della Legge 159/2004, di tutti i colleghi presenti nelle graduatorie regionali su base diocesana del concorso 2004. E che rimane indispensabile produrre il riconoscimento dei titoli e servizio e l’immissione in ruolo per i precari con 36 mesi di lavoro, tenuto conto che ci sono non meno di 7 mila colleghi con oltre 20-30 anni di precariato. Tra le proposte presentate dell’Anief figura anche una Commissione di lavoro per invitare il Ministero ad istituire una classe di concorso dedicata agli insegnanti della disciplina di Religione cattolica. La mozione arriva dopo che il sindacato autonomo ha fatto presentare degli emendamenti al Disegno di Legge di Bilancio 2021 finalizzati sia all’estensione del concorso riservato al personale con servizio di insegnamento di religione cattolica, sia alla stabilizzazione di tutti i precari storici della categoria.

IL RICORSO

Anief ricorda di avere predisposto su un ricorso specifico per i docenti di religione (le cui adesioni sono ancora attive) proprio perché il concorso previsto per gli insegnanti di religione cattolica, come indicato nell’art.1-bis del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159, andrà a stabilizzare solo una minima parte di precari.

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