Concorso docenti. ADIDA, non garantisce oggettività e valutazione professionali . Perché viene difeso?

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Valeria Bruccola – In questi giorni, dopo mesi di dibattiti e di audizioni per convincere il Governo Renzi e la maggioranza parlamentare che lo sostiene a non attuare l'ennesima ingiustizia tra categorie di docenti, dopo il “lancio mediatico” del piano assunzionale del MIUR, dopo l'avvio del piano stesso che non ha finora prodotto nulla di più che un rimpiazzo dei pensionamenti, come ogni anno è da sempre avvenuto senza i riflettori puntati, adesso l'argomento del giorno è il famigerato concorso.

Valeria Bruccola – In questi giorni, dopo mesi di dibattiti e di audizioni per convincere il Governo Renzi e la maggioranza parlamentare che lo sostiene a non attuare l'ennesima ingiustizia tra categorie di docenti, dopo il “lancio mediatico” del piano assunzionale del MIUR, dopo l'avvio del piano stesso che non ha finora prodotto nulla di più che un rimpiazzo dei pensionamenti, come ogni anno è da sempre avvenuto senza i riflettori puntati, adesso l'argomento del giorno è il famigerato concorso.
Non se ne conoscono ancora le regole, si sa soltanto che per partorirlo sono all'opera esperti ma, come previsto dalla nuova legge, sarà rivolto agli abilitati. Ogni tanto emerge un balletto di numeri, posti residuali del piano straordinario di assunzioni, il cui numero è ancora incerto, viste le contraddizioni di cui è pervaso. Insegnanti che “mancano”, insegnanti in esubero, promessa di mobilità, di strategiche assegnazioni provvisorie, nomine “giuridiche” per l'anno scolastico prossimo, tra le rassicurazioni e i sorrisi spavaldi di chi, come il Ministro Giannini, il Sottosegretario Faraone e numerosi parlamentari della maggioranza, si sono prostrati a logiche lontane dal diritto o dal semplice buon senso.

La più lampante è quella di voler contenere la spesa pubblica in un settore, quello scolastico, che avrebbe invece bisogno di investimenti considerevoli e incondizionati. Invece si cercano il finanziamento privato e la donazione volontaria, vendute come formule innovative, che promettono di travisare il valore istituzionale della scuola e di minare la libertà di insegnamento.

Ma in questi giorni, da precari delle Graduatorie d'istituto, riflettendo sul perché non sia stato scelto di utilizzare equità e diritto nell’ambito del reclutamento, emergono sospetti e dubbi sulle vere ragioni che possono aver spinto verso la direzione tracciata dalla legge 107, quella di dividere i docenti in “figli” e “figliastri”, sulla base di inventate e fantasiose diversificazioni. Non mi dilungo nella spiegazione del perché i docenti abilitati siano tutti uguali, che il titolo conseguito dagli uni e dagli altri è assolutamente identico sia nella sostanza che nel valore legale. Nessun interlocutore politico o sindacale ha avuto il coraggio, a quatt'occhi, di affermare il contrario, salvo poi pubblicamente giustificare la presunta differenza dei titoli, tra chi è dentro e chi è fuori dalle GAE, con fantasiosi giri di parole, rintracciabili in norme che servivano per giustificare altre scelte politiche, come quella di favorire gli abilitati delle scuole di specializzazione rispetto ai vincitori di concorso. Ora si ribalta tutto, senza intaccare quelli che vengono presentati come diritti acquisiti ma che hanno il sapore di privilegi.

Ritornando al tema del concorso, quindi, sorgono numerosi interrogativi: dopo il piano di assunzioni, quanti mai saranno i posti messi a concorso? Riguarderanno tutte le classi di concorso o ci sarà chi, pur avendo anni di precariato alle spalle e i titoli, verrà ignorato a dispetto della normativa europea contro lo sfruttamento nel lavoro? Perché bandire un concorso pubblico dispendioso e inutile, quando nelle graduatorie d'istituto, che tra l'altro sono riconosciute come pratica concorsuale anche da numerose sentenze del Consiglio di Stato, sono stati valutati e graduati migliaia di docenti? Non è che anche il concorso, come in molti altri settori del Paese, si cela unbusiness che sottovalutiamo? Non riusciamo a spiegare in altro modo l'ostinazione nel difendere la validità di uno strumento inutile per personale scolastico formato e valutato, in sevizio, che tra l'altro, come dimostrato sia empiricamente che scientificamente, non riesce a garantire oggettività e a valutare correttamente capacità professionali ed attitudini.

A volere esagerare, poi, viene spontaneo l'impulso di accostare la scelta irremovibile del concorso con le recenti vicende che hanno coinvolto il Cineca, soggetto non statale, che tuttavia riceve spaventose fonti di finanziamento dalle università e dallo Stato. Il Cineca, “salvato” da un passaggio normativo ad hoc voluto per aggirare una sentenza del Consiglio di Stato per la quale questo Consorzio ha una natura commerciale che avrebbe dovuto impedire di ricevere l'affidamento di servizi senza gara d'appalto.

Il Cineca, infatti, vede al suo interno la partecipazione di privati ed oltre a “offrire” servizi a molte delle Università e gode del “privilegio” di aver gestito per assegnazione diretta alcuni dei servizi che riguardano da vicino la nostra vicenda di insegnanti precari, a partire dalla gesstione dei test d'accesso ai TFA, alle prove preselettive del Concorsone, alla gestione della piattaforma con cui il Governo ha allestito l'inutile “campagna d'ascolto” del “La Buona Scuola”. Verosimile è pensare che gestirà anche il concorso nella mente del Governo, quello con il quale vorrà “selezionare” precari già in servizio da anni, per testarne la professionalità e le competenze, dimenticando di riferire al Paese che hanno esercitato la professione a pieno titolo assunti dallo stesso MIUR. Non vogliamo affermare nulla, solo sollevare dubbi, in un contesto, quello italiano, in cui interessi e politica vanno a braccetto in ogni settore. Ma è possibile che il delicato ambito del reclutamento docenti, vista la responsabilità che comporta, sfugga a queste logiche!

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