Concorso docenti abilitati. Una candidata “nessuno di noi sta studiando, è una farsa. Bastava aprire la prima fascia”

di redazione
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Dalle pagine del Corrieredellasera.it lo sfogo di una delle partecipanti al concorso per docenti abilitati che, nei prossimi anni, porterà all’assunzione a tempo indeterminato quasi 50.000 insegnanti. Docenti che, comunque, nella maggior parte dei casi adesso già insegnano con le supplenze.

“Non serve a niente. Nessuno di noi sta studiando- spiega  al quotidiano – promuoveranno tutti: questo concorso è una farsa”. Il riferimento è al fatto che il concorso si espleterà con un’unica prova orale di carattere didattico – metodologico, non selettiva.

E dunque, tutti promossi (anche coloro che non faranno bella figura alla prova o che non dimostreranno la conoscenza della lingua straniera a livello B2). Il punteggio assegnato alla prova però – sommato ai titoli che sono stati già presentati entro il 26 marzo – potrà fare la differenza non solo relativamente all’anno in cui si riuscirà ad essere assunti in ruolo, ma anche per la provincia.

La graduatoria che si costituirà sarà infatti regionale, per cui da una situazione in cui i docenti lavorano regolarmente con le supplenze nella propria provincia, per i complicati meccanismi che regolano le immissioni in ruolo, potrebbero ritrovarsì sì in ruolo ma in provincia diversa dalla propria. Una situazione che non è sfuggita ai sindacati che hanno già avviato con il Ministero un confronto su queste problematiche. Concorso docenti abilitati: congelare il FIT per supplenza annuale, i chiarimenti

All’immissione in ruolo farà seguito un anno di FIT (Formazione e tirocinio), all’esito del quale ci sarà la conferma definitiva del ruolo. Ma neanche tale esito sembra suscitare eccessivo timore, confortati dal fatto che finora l’anno di prova viene ampiamente superato dai neoimmessi.

“Non è normale che il ministero spenda tutti questi soldi per allestire un concorso di cui non c’è bisogno, bastava aggiornare la graduatoria e immettere tutti in prima fascia, col diritto alla cattedra nel momento in cui ci sono i posti liberi” conclude Eleonora che al quotidiano riferisce quelli che secondo lei sono state le ingiustizie in questi anni ” chi si era abilitato con la Sis (la Scuola di specializzazione superiore, ndr) è entrato in prima fascia e ha avuto diritto al ruolo, chi invece aveva preso il Tfa come me è rimasto indietro. Ho visto colleghi con meno esperienza e punteggi scavalcarmi a forza di ricorsi, ho visto graduatorie stravolte.”

Il dubbio, conclude la docente, è che siano immessi in ruolo insegnanti che non servono alla scuola, come già accaduto per il piano straordinario Renzi.

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