Concorso docenti abilitati, Anief: unità di apprendimento invece di lezione simulata, sostituzione commissioni e griglie senza trasparenza

di redazione
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comunicato Anief – Continua ad essere contrassegnato da forti dubbi sulle regolarità procedurali il concorso riservato ai docenti abilitati della scuola secondaria, il primo dei tre previsto dalla riforma Renzi-Giannini,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 14 del 16 febbraio scorso sulla base di quanto previsto dal D. Leg.vo n. 59/2017 in attesa che entri a regime il nuovo reclutamento previsto dalla Legge 107/2015: alla denuncia dell’Anief di inizio giugno, sulle inspiegabili prove difformi per verificare l’attitudine all’insegnamento dei candidati lombardi, è di queste ore la denuncia circostanziata, sempre ad opera del giovane sindacato ed inviata al direttore generale dell’Usr della Campania, sulle irregolarità, comunicate da alcuni candidati, che starebbero connotando la procedura in atto nella regione, in particolare per l’ambito disciplinare AD05 (Spagnolo).

Sarebbero almeno quattro le irregolarità riscontrate da più candidati partecipanti al concorso di tale ambito. La prima riguarderebbe la lezione simulata: iI comma 2 dell’art. 6 del bando di concorso pubblicato nella gazzetta ufficiale del 16 febbraio 2018 prevede che la prova orale consista nella predisposizione di una lezione simulata; risulterebbe che la commissione esaminatrice abbia richiesto ai candidati la preparazione di una unità di apprendimento che normalmente è composta da più lezioni. Tale impostazione apparirebbe in contrasto con la previsione normativa citata secondo cui appunto “La prova orale consiste in una lezione simulata e nell’esplicitazione delle scelte didattiche e metodologiche in relazione ai contenuti disciplinari e al contesto scolastico indicati dalla commissione. La commissione nell’interlocuzione con il candidato accerta anche la conoscenza della lingua straniera secondo quanto indicato al comma 3 e al comma 4”.

La seconda irregolarità verterebbe sulla durata massima complessiva della prova orale: è stabilita, dall’art. 8 del bando, in 45 minuti. Più volte, durante l’espletamento delle prove, tale limite sembra non sia stato rispettato, generando disparità di trattamento tra i candidati. Una terza anomalia concernerebbe un palese difetto di trasparenza: alle ore 8.00 del 17/06/2018 la griglia di valutazione della prova orale è pubblicata sul sito dell’USR Campania, alle ore 14.00 dello stesso giorno la stessa risultava differente rispetto alla prima. La variazione sarebbe intervenuta senza una nota di accompagnamento che esplicitasse le ragioni di tale modifica a prove orali in corso facendo venire meno l’obbligo di trasparenza e di motivazione che grava sull’operato di qualsiasi pubblica amministrazione.

Infine, anche la sostituzione del Presidente di commissione non sarebbe stata resa pubblica contribuendo a rendere ancor meno trasparente la procedura di selezione di cui si parla. La circostanza conferma peraltro le enormi difficoltà dell’amministrazione nel reperire commissari: riguardo questo importante avvicendamento, sul sito internet dell’Usr della Campania, non è stata apportata alcuna rettifica.

Anief, alla luce delle sopra descritte segnalazioni, chiede dunque di attivare una puntuale e scrupolosa verifica del loro fondamento al fine di assumere eventuali provvedimenti che risultassero necessari. Qualora i fatti suddetti venissero supportati da oggettivi elementi di prova, ci si riserva di attivare qualsiasi azione, compresa quella giudiziaria, al fine di tutelare i diritti e gli interessi dei nostri associati.

Ricordiamo che per questo primo concorso, riservato ai docenti abilitati, i 50 mila candidati al ruolo sono chiamati a sostenere un colloquio (non selettivo di durata massima di 45 minuti) di natura didattico-metodologico, durante il quale la commissione accerta anche la conoscenza della lingua al livello almeno B2 (non è richiesta la certificazione). Per gli ambiti “verticali” è prevista un’unica prova ma graduatorie diverse. La valutazione di ogni candidato risulta fondamentale ai fini della collocazione nelle graduatorie regionali che si andranno a determinare, al termine del concorso riservato, per decidere quali precari accederanno al terzo anno di Fit.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ritiene che quello che sta accadendo nello svolgimento dell’unica prova concorsuale conferma la frammentarietà dell’intera operazione: “Se ci troviamo in una situazione sempre più kafkiana la responsabilità è tutta del Miur e degli ultimi due governi. Perché piuttosto che attivare questa selezione tautologica, bisognava risarcire i precari non assunti e attivare le prove suppletive del vecchio concorso, sanando così i tanti ricorsi in essere nei tribunali, piuttosto che attivare un’ulteriore verifica di conoscenze, capacità e competenze già riscontrate attraverso procedure analoghe. Il Partito Democratico si è voluto complicare la vita, introducendo questa cervellotica selezione, per non parlare delle altre, quando bastava applicare quanto ci dice l’Unione Europea da vent’anni: dopo tre anni di servizio svolto i precari vanno immessi in ruolo”.

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