Concorso Dirigenti Scolastici, sentenza rinviata. Noi ricorrenti invisibili. Lettera

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inviata da Alessandra Giordano – Mi sento, stasera, come Piperita Patty mentre chiacchiera con Charlie Brown. Mi immagino come Piperita Patty perché ho molte domande da porre alle istituzioni, in primis all’Istituzione Scuola che io servo salesianamente da tempo.

Mi rivolgo al ministro uscente e al ministro entrante chiedendo loro di mettere ordine al caos, all’anarchia,all’ingiustizia.

Capisco che parlare di ciò che mi preme, cioè del concorsone, adesso, in piena crisi politica, risulti assurdo ma credo che nell’armadio istruzione non debbano esserci scheletri e che la politica debba tornare a occuparsi degli oppressi.

Al ministro uscente chiedo perché non si sia voluto assumere la responsabilità di quanto accaduto come invece ha fatto il presidente Conte nel celebre discorso che ha posto termine all’esperienza gialloverde.

Perché nessuno di noi lo accusa ma una sua parola ci avrebbe fatto sentire meno soli.

Al ministro entrante chiedo invece di non indugiare ma di indagare per fornirci risposte concrete in merito alle giuste doglianze sulla vicenda concorso, di ascoltare l’invisibile voce di noi candidati sconfitti da un sistema di reclutamento che è franato come un gigante d’argilla.

E tuttavia, pur essendosi ripiegato su se stesso, tale sistema è ritenuto valido, legittimo.

Nonostante la sentenza di annullamento del Tar del Lazio.

Mi sento come Piperita Patty perché, in maniera un po’ buffa e infantile, mi trovo a dialogare con qualcuno che non c’è più e con qualcuno che non c’è ancora.

Del resto neppure noi ricorrenti ci siamo: veniamo trattati come fantasmi nonostante i nostri articoli, le nostre lettere, le nostre parole.

E quelle uniche date a noi concesse slittano su neve.

Ci sentiamo considerati come un potenziale bacino elettorale e non come soggetti di diritto; ci vengono concessi alcuni spazi per parlare, anzi, per ragliare, ma nessuno tra i media ci viene a chiedere che cosa sia accaduto durante questo corso-concorso.

E i sindacati?
Nessuno.Silenzio.
Fantasmi anche loro, nulla di più.

Eppure quella sentenza di annullamento è scritta, firmata dal Tar e, il 17 ottobre, si sarebbe dovuta riaffrontare e chiudere la questione.

Eravamo tutti in trepidante attesa del Consiglio di Stato ( anche i vincitori) ma tutto è stato rimandato.
Perché?

Vi chiediamo di mettervi nei nostri panni: ci chiedete di insegnare a scuola il valore delle istituzioni, il rispetto delle istituzioni.

Noi lo abbiamo sempre fatto, dirò di più: siamo ancora convinti che la presenza di istituzioni sia garanzia di civiltà.

La cosiddetta civiltà però ha il dovere di tutelare il cittadino che non deve chiudere gli occhi ma deve denunciare i soprusi affinché non vadano persi quei diritti guadagnati dai padri.

Ci chiedete di insegnare questo, mi pare, e non di insegnare ad abbassare la testa.

Qui ci sono dei fatti e c’è una sentenza che viene ignorata.

Ai genitori viene data però una diversa narrazione del concorso e si racconta loro che i neodirigenti sono stati selezionati con attenzione: hanno vinto i migliori e, per fugare ogni dubbio, vengono resi pubblici curricula che farebbero invidia ai più grandi uomini di Stato.

Curricula splendidi che ci raccontano vite splendide anche se, per conto mio, sarebbe più utile intervistare, e ce ne sono, DS partiti dal basso e arrivati ad ottenere il privilegiato incarico per passione, capacità e fortuna.
Del resto Machiavelli stesso scrive: assomiglio quella (la fortuna) a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’adirano , allagano e’ piani, ruinano gli alberi e gli edifizii, lievono da questa parte terreno, pongono da quell’altra; ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, sanza potervi in alcuna parte obstare.

Machiavelli prosegue dicendo che comunque l’uomo si può organizzare, può evitare anticipatamente di trovarsi preda della fortuna, per esempio costruendo argini saldi. Noi ricorrenti siamo stati un po’ sprovveduti: avremmo dovuto pretendere in gruppo la stampa della nostra prova, quel famoso 18 ottobre, specie essendo informati da precedenti sentenze riguardo la fallibilità di Cineca.

Invece così non è stato perché molti di noi riponevano una cieca fiducia nel Miur.

Io ho ancora cieca fiducia nel Miur che rappresento e che mi rappresenta, proprio per questo voglio che faccia chiarezza non solo sul software e sulle presunte incompatibilità ma anche sul comportamento delle commissioni.
Perché su questo non può agire il Tar, non si tratta di una questione che concerne la giustizia amministrativa ma piuttosto la responsabilità penale.
E’ innegabile infatti che le nostre prove scritte e alcuni orali siano stati vittime dell’eccessivo arbitrio di taluni commissari che hanno riso delle nostre imprecisioni grammaticali (e riguardo i famosi congiuntivi trovo illuminante la lettura, sempre attuale, di Tullio De Mauro) , della nostra incompetenza tecnologica e che ci hanno tenuto in così poca considerazione da permettersi correzioni itineranti a casa dell’uno o dell’altro presidente.
Noi docenti non ci siamo mai portati a casa le prove d’esame dei nostri alunni, dunque? Come è stato possibile?

Ce lo spiega il celebre esperimento di Stanford: se investi un uomo di un potere, egli diverrà, inconsapevolmente, un aguzzino; si tratta del famoso effetto Lucifero, dimostrato dal professor Zimbardo, psicologo comportamentista, nell’estate del 1971. Come è noto, l’esperimento venne interrotto in quanto dopo cinque giorni era stata riscontrata sottomissione all’autorità, propensione alla violenza e spersonalizzazione assoluta.
E questo sembra essere accaduto in qualche commissione, fortunatamente non in tutte poiché il corpo docenti è costituito, per la maggior parte, da persone corrette e consapevoli.

Ma è successo.

Concludo: se fossi Charlie Brown, cosa risponderei a Piperita Patty, sconfortata per una valutazione ingiusta?
“Tutto quel che devi fare è appoggiare la testa al braccio e guardare nel vuoto. A volte puoi andare avanti così per ore. Se sei eccezionalmente depressa, devi perfino cambiare braccio”.

Io non sono Charlie Brown e guardo, anche se è difficile, con fiducia al futuro.

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