Concorso Dirigenti scolastici, “non si deve bandire, prima consentite a noi di tornare nelle nostre sedi di residenza”. La protesta

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Questo concorso non è opportuno. Prima di bandire un nuovo concorso occorre consentire a noi di tornare nelle nostre sedi di residenza. E’ questa la sintesi della presa di posizione di un nutrito gruppo di Dirigenti scolastici alla notizia del possibile nuovo bando per un concorso su base regionale per l’assunzione di nuovi dirigenti scolastici.

La notizia, che abbiamo dato nei giorni scorsi, ha fatto saltare sulla sedia centinaia di presidi fuorisede che erano stati assunti con il concorso del 2017, svolto su base nazionale, e che per questo erano stati mandati in servizio a centinaia di chilometri dalla propria sede di residenza. Questi dirigenti avevano poi accettato di buon grado l’assunzione lontano dalla propria famiglia, non si sono mai tirati indietro e assicurano di non volersi tirare indietro rispetto all’impegno di rimanere in servizio per gli anni stabiliti dal contratto, ma non riescono a mandar giù l’idea di non poter riuscire più a rientrare nella propria terra, dove pure ci sarebbero i posti.

La tabella allegata al nuovo possibile bando in effetti mette a concorso tanti posti, sono 587, anche nelle sedi dove loro vorrebbero far rientro. Sarebbero escluse solo due regioni, con posti zero, la Basilicata e il Molise.

E’ per questo che oltre 250 dirigenti scolastici fuorisede si sono riuniti in un gruppo dove in queste ore stanno confrontando opinioni, pensieri e frustrazioni, sempre con il rispetto che sanno di dovere e di voler assicurare all’amministrazione. “E’ una condizione frustrante”, confermano in tanti. C’è chi racconta che all’epoca dell’assunzione – “sulla base di un bando nazionale che non c’era mai stato prima, infatti i bandi sono sempre stati regionali, come peraltro quello che si prospetta adesso” – c’erano due scuole a un chilometro da casa mia, in Umbria. Ma poiché in molte regioni del Sud non cerano posti, molti colleghi sono stati inviati in altre regioni, come la mia, tanto che io e molti altri siamo stati costretti ad andare al Nord, con un effetto domino che ha coinvolto molti dirigenti scolastici”.

I 250 dirigenti ammettono che “questa procedura e questi disagi sono normali, ci sono sempre stati. Quello che non possiamo sopportare è il pensiero che si tratti di un problema che sarebbe anche facile da risolvere”. Come? “Al Nord, spiegano, “c’è bisogno di dirigenti scolastici. Allora si faccia un concorso dove servono dirigenti e si consenta ai fuorisede attuali di tornare nella propria regione. Se invece si fa un concorso regionale in tutte le regioni, questo non consentirà a nessuno di rientrare un giorno nella propria terra per ricongiungersi alla propria famiglia”. I 250 dirigenti sostengono che il concorso nazionale, che li ha riguardati alcuni anni orsono, sia stato un errore: “Dovevano bandire un concorso regionale – spiegano – e invece a noi hanno riservato un concorso nazionale. Ora che si rifà un concorso regionale, noi quando rientriamo? Se il Ministero sente il desiderio di fare concorsi regionali perché non fa tornare le persone nella propria regione? Ci troviamo di fronte a un problema elementare e di facilissima soluzione. I docenti mancano al Nord? Bene: si facciano pure i concorsi al Nord, ma intanto si consenta ai dirigenti scolastici – che peraltro non hanno diritto alle assegnazioni provvisorie a differenza di altro personale della scuola – di tornare a casa”.

I dirigenti citano il caso della Campania: “Dei colleghi campani del concorso 2017 – spiegano – nessuno ha trovato il posto in Campania. Ora sembra che si farà il concorso su base regionale anche in Campania. Ma perché non far tornare in Campania i dirigenti scolastici campani fuorisede?”. E ancora: “Fatte le ultime immissioni in Lombardia mancavano ancora 146 dirigenti scolastici”. Questo cosa significa? “Questo significa che le scuole sono andate in reggenza, ma oltre a questo, se tutte le persone che non sono lombarde ma che lavorano in Lombardia se ne potessero tornare nella sede di residenza, libererebbero i posti. Insomma, ci sono tanti Ds che provengono da altre regioni e che vogliono farvi rientro”. Ma ci sono i posti liberi nelle regioni dove vorrebbero tornare? “Certo che ci sono. Se si fa il concorso regionale per il numero di posti indicati vuol dire che i posti ci sono”. Dunque, è questo il ragionamento dei dirigenti, “è vero che il ministero deve fare i concorsi, ma li dovrebbe bandire nelle regioni dove mancano dirigenti”. E dove, di preciso? “Nelle regioni del Nord. Che sono: Friuli, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna. Con tutto il rispetto che dobbiamo all’amministrazione, segnaliamo un disagio. E’ una situazione difficile da sopportare, che non ci consente di avere una visione ottimistica del futuro. Nessuno di noi vuole tradire l’impegno contrattuale di restare nella nostra sede per il tempo previsto e tutti stiamo svolgendo il servizio con passione, impegno e serietà, com’è dovuto. Ma ci dev’essere la possibilità di tornare, un giorno, dalle nostre famiglie. Non siamo contro l’organizzazione di questi concorsi ma fate tornare le persone a casa, visto che i posti ci sono”.

I 250 dirigenti scolastici che non condividono l’emanazione di un bando per un nuovo concorso a Dirigente scolastico hanno redatto il documento che segue:

Si parla da tempo dei nuovi bandi regionali per il reclutamento dei Dirigenti Scolastici, anche in quelle Regioni del Centro e Sud Italia dove è molto difficile rientrare con la mobilità e dove il previsto dimensionamento renderà praticamente impossibile il ricongiungimento familiare, che non solo è più che legittimo come esigenza personale di ogni lavoratore, ma diventa una condizione essenziale per svolgere con ancora più efficacia il nostro lavoro.

Alla luce di quanto pubblicato da Orizzonte Scuola in merito al prossimo concorso per Dirigenti Scolastici, i DS fuori regione, che da 5 anni guidano scuole in territori lontani dalle zone di provenienza, si pongono alcune domande: in una fase di previsti tagli a settori come l’Istruzione e la Sanità, con un ventilato dimensionamento delle istituzioni scolastiche che, per alcuni territori, prevede numerose perdite di autonomie, serve proprio bandire un nuovo concorso in ogni regione?

La Campania, il cui governatore ha presentato ricorso al TAR contro il dimensionamento, ha proprio bisogno di 30 nuovi DS, quando circa 200 Dirigenti continuano a lavorare fuori sede e, a giugno, si sono visti impedire la domanda di mobilità per mancanza di posti autorizzati? Il DG Acerra scrisse che la mobilità verso la Regione non era esprimibile, visti i numeri dei DS autorizzati, anche considerando il prossimo triennio. E invece il concorso si farà ovunque, ad esclusione di Molise e Basilicata, le sole Regioni ritenute “sature”.

Se, come è stato, i campani non hanno potuto presentare istanza di mobilità in ingresso in regione, non sarebbe più giusto, più equo e persino doveroso, garantire il loro ritorno a casa, liberare ulteriori posti nelle aree settentrionali e bandire solo in quelle regioni un nuovo concorso? Il Lazio deve perdere circa 55 dirigenze per il dimensionamento: non sarebbe preferibile garantire ai laziali fuori sede il rientro, invece di allargare i numeri degli aspiranti bandendo un concorso per ulteriori 50 dirigenze?

Forse con un nuovo concorso il Governo vuole dimostrare agli Italiani che il dimensionamento non significa perdere posti? Ed i sindacati, tutti, perché vogliono questo concorso? Osserviamo il “mondo” che ci ruota intorno, e che decide il nostro futuro, con un senso di frustrazione mista a rabbia perché è fin troppo facile capire che non c’è la volontà di risolvere un problema semplice, così elementare da non poter nemmeno essere considerato tale. Eppure lo è! Un grosso problema perché alla frustrazione, mista a rabbia, si aggiunge anche la mortificazione di chi sente sulla propria pelle di essere trattato come un lavoratore diverso dagli altri lavoratori della scuola.

E perché mai? In virtù di quale diritto? La nostra graduatoria nazionale si è trasformata in una condanna all’esilio: nessuno di noi si è tirato indietro rispetto ai propri doveri, derivanti dalla sottoscrizione di un contratto triennale che tutti stiamo rispettando, ma non possiamo più accettare che si proceda con decisioni che non tengono minimamente in considerazione le nostre giuste rimostranze per non vedere calpestati i nostri diritti.

Il dato oggettivo è uno soltanto: servono Dirigenti Scolastici solo nelle Regioni del Nord Italia.

Dunque, solo in quelle Regioni si dovrebbero pubblicare i bandi di concorso, consentendo di porre rimedio, una volta per tutte, a quella straordinaria anomalia rappresentata dall’unico concorso nazionale per il reclutamento di Dirigenti Scolastici che si è rivelato un grande errore. Se proprio il Governo volesse procedere in questa direzione, che non condividiamo, chiediamo che venga almeno riconosciuto ed assicurato il nostro diritto di poter rientrare nelle nostre Regioni di provenienza prima di qualsiasi altra immissione in ruolo.

Ci rivolgiamo al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si faccia carico di risolvere questa nostra condizione di pesantissimo disagio”.

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