Concorso Dirigenti Scolastici: fermiamo il TAR

di Lalla
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Silos Ignance – Alcuni giorni fa, sono andato a un corso di formazione alle prove scritte per il concorso da Dirigente Scolastico, presso un grande centro di formazione di Milano. Vi erano un’ottantina di insegnanti che avevano superato i test e che volevano prepararsi per gli scritti. Il clima però non era festoso, ma di mesta malinconia, di malcelata stanchezza. Nella pausa caffè, raccolgo gli umori dei compagni di viaggio.

Silos Ignance – Alcuni giorni fa, sono andato a un corso di formazione alle prove scritte per il concorso da Dirigente Scolastico, presso un grande centro di formazione di Milano. Vi erano un’ottantina di insegnanti che avevano superato i test e che volevano prepararsi per gli scritti. Il clima però non era festoso, ma di mesta malinconia, di malcelata stanchezza. Nella pausa caffè, raccolgo gli umori dei compagni di viaggio.

Paola racconta la sua esperienza. Dice di non aver imparato nulla dai test avendoli memorizzati attraverso strane tecniche di memorizzazione per parole chiave. Dice di aver studiato all’inverosimile, di giorno e di notte. Dice di averlo fatto in un periodo difficile dell’anno, con le lezioni già iniziate e nel proliferante dilagare degli organi collegiali. Dice che, per non sottrarre il tempo allo studio, non ha ancora effettuato una TAC alle anche in cui le era comparsa una macchia da indagare. Dice di aver studiato con i dolori alle ossa, ma con cieca determinazione. Stando alle sua minuta avrebbe azzeccato il 93% delle domande.

Francesca, collega giovane e con due figli di quattro e sei anni, dice di avere imparato tanto dai test. Il suo studio non è stato mnemonico, ma di approfondimento delle tematiche. Dice che sua madre e suo padre sono giunti a Milano da Potenza il 3 settembre, per aiutarla. Mentre sua madre cucinava, lavava e stirava, suo padre, complice il bel tempo, le portava i bambini nel parco dalle 8,30 del mattino alle 18,30. Ora anche lei è straziata dalle fatica e teme di non avere le energie sufficienti per continuare.

La beffa che alcuni temono è che, per via dei ricorsi, chi si è impegnato dovrà competere con persone più fresche. Alcuni che a settembre non hanno compiuto sforzi contano di arrivare agli scritti grazie all’immancabile, italico ricorso che punisce chi si è impegnato rispettando le prescrizioni del bando. Paradossalmente chi non si è impegnato potrebbe avere le energie, mentali e fisiche, per reggere meglio lo studio in questo tremendo mese di novembre. Tutti sentono l’amarezza di vivere in un paese dove le regole non hanno alcuna certezza e dove con un cavillo giuridico, una furbata, una millanteria si può arrivare ovunque a dispetto delle regole e di chi le rispetta. Tutti sanno che le ragioni per ricorrere sono inesistenti “Non ho avuto abbastanza tempo”, “Le domande non erano oggettive”, “Il librone era uno strumento demenziale”.

In realtà questo è il concorso più trasparente che ci sia stato. Le domande erano conosciute in anticipo e TUTTI avevano la possibilità di studiarle, approfondirle o memorizzarle. Questa è la vera oggettività. Certo nessuna domanda può avere il sigillo della assoluta oggettività, se c’è malafede. Persino se chiedessi “Chi ha scoperto l’America?” qualcuno potrebbe obiettare che la domanda non è oggettiva perché alcuni storici parlano di Vichinghi islandesi giunti in America nel 980 d.C. Se chiedessi “Quanto fa 2+2?” anche questa domanda, per quelli in malafede, sarebbe non oggettiva perché nel sistema quaternario 2+2=10, in quello ternario 11 e così via. Per questi furbi italiani, allergici alle regole e all’idea del merito, non basta che il ministero abbia fornito le domande in anticipo. Essi credono che “Cristoforo Colombo scoprì l’America” se hanno raggiunto il fatidico 80%, mentre l’hanno scoperta i Vichinghi se non hanno raggiunto l’80%.

Mostri il TAR un po’ di civiltà e di orgoglio. Dica con chiarezza una cosa chiara a chi, forzando le regole, vuole fare a tutti i costi gli scritti, senza avere superato la preselezione. Dica a costoro: “STUDIATE”. Per arrivare occorre studiare, studiare e studiare. Senza scorciatoie, ricorsi e bunga-bunga. Gli approdi siano diversi per ciascuno, ma partendo tutti dallo stesso punto di partenza, dagli stessi 100 quesiti: brutti, stupidi e insolenti quanto si vuole, ma UGUALI per tutti.

Gli uomini seri, che ancora credono che possa esserci in Italia uno stato di diritto, facciano giungere la loro voce al TAR affinché legalità e merito possano andare avanti. Furbizia e malafede indietro.

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